PWD ha detto: il bagaglio di laser me lo sono portato dietro come mediattivista, come 
copyleftista, come militante dei ricercatori precari. In fondo le riflessioni concluse 
con Scienza SPA vengono riproposte in alcuni ambiti. PWD cita il movimento dei 
precari. In sintesi, lo scavare di inchiesta nato con i primi lavori ha creato una 
bella e forte struttura di riflessione. PWD denuncia il possibile, o gia� in atto, 
aridimento delle nostre riflessioni.

Ho iniziato a pensarci sopra, perche' in fondo sento vero quanto detto. Di piu� sento 
che mi sto inaridendo anche io, o meglio, lo dico sinceramente, non ci sto capendo 
piu' niente di quello che mi succede intorno politica/scienza/societa'.

Ho bisogno quindi di andare per punti. Il primo sara' ridondante, e quindi lo faro' 
breve. Tutto quello che abbiamo creato nasce da una banale e semplice intuizione: 
capire il post fordismo scientifico. Questo era sostenuto da un dibattito 
scintillante, avvincente, a 360 gradi che coinvolgeva pezzi della sinistra 
alternativa. C'era un approccio storico, vedi Marco Revelli delle Due Destre, c'era un 
approccio general intellect/cognitivista, vedi Bifo o Virno, un approccio 
politico/teorico Negri/Hardt, un approccio econonico/finanziario vedi Marazzi, un 
approccio politico/militante dato dalla rivoluzione dentro le pratiche dei centri 
sociali, vedi l'apertura a variegati associazionismi. Noi in fondo ci siamo buttati 
dentro e ci siamo guardati intorno, permettendoci di toccare un po tutti gli ambiti 
sopra definiti. C'era infatti una costola storicista per capire il dualismo tra la 
cultura positivista e le nuove critiche della scienza (vedi cini), c'era una costola 
tecnologica che vedeva nelle tecnologie i reali motori di cambiamento sociale (in 
fondo un purismo operaista alla panzieri), c'era una attenzione alla soggettivita' in 
cambiamento dal ricercatore massa al ricercatore precario (in fondo banale traslazione 
della categoria operaio massa/operaio sociale vedi vecchio Negri di Fine Secolo), 
c'era la costola militante attenta alle forme conflittuali che nascevano dentro e a 
contorno delle nuove tecnologie.


Abbiamo scavato per tanto tempo, anche perche' quel dibattito andava avanti anno dopo 
anno con sempre nuovi spunti. Il dibattito e� culminato e ne e� stato fratturato dal 
movimento nato a Seattle. Quel movimento ha attratto energie, ma anche scomposto le 
riflessioni, le ha frammentate in migliaia di forme. E' divenuto sempre piu' difficile 
trovare una via di aggancio teorico. Il magma del movimento, in cui stavamo dentro, 
ognuno a modo suo e ognuno nei suoi luoghi, ci ha trasportato in modo molto bello, 
moltiplicando tanti incontri e tante discussioni. Ma in fondo abbiamo assunto la forma 
frammentata di quel movimento, della sua bella caoticita'. Non e' un caso che il 
nostro lavoro e' divenuto di fatto un lavoro di mediaattivismo. E non e' un caso che 
PWD fa riferimento a Indy in modo costante. Indymedia in fondo e' stato la spina 
dorsale del movimento globale (o un suo esempio forte). Se guardi Indy e ti metti 
d'avanti alla lista dei seminari di un social forum (vedi Parigi o Firenze) trovi una 
assonanza estetica: una caciara di informazioni in cui districarsi a volte e difficile.

Quando PWD pone il problema del reservoir teorico credo che bisogna fare i conti con 
la frammentarieta', che di fatto, abbiamo assunto. Non solo come forma, o come 
pensiero, ma anche come scelte personali. Cosa si dovrebbe fare di diverso rispetto a 
"ognuno fa l'articolo che gli piace" se in fondo questo e' quello che viviamo? Non e' 
forse questa la definizione di moltitudine? Ho paura di si, e quindi dedurrei in modo 
brutale, la moltitudine, o il suo mondo, non riesce a produrre un riferimento di 
approfondimento teorico. Non puo', non ne e' capace, 
anche perche' quando piccoli gruppi si sedimentano e creano una massa critica per un 
pensiero, si relazionano poi, in un spazio che e' caotico. Faccio l'esempio delle 
biotecnologie: chi contro, chi pro, chi 
meta� e meta�. Ognuno cita il suo scienziato, ognuno cita il suo punto di vista, 
ognuono la sua preferenza. Di fatto a volte si vincono delle battaglie, ma a volte si 
apre la porta a i mostri religiosi. Risultato: quei dibattiti alla fine mi facevano 
diventare pazzo. E quanta fatica e' costata cercare di fissare paletti, e 
discriminanti, e mantenere una 
laicita' che permetteva di discutere tanto con i biotecnologi che con gli antibiotech. 
La "teoria", o la parola, o i numeri, erano completamente scavalcati da fiumane 
frammentate di umori: ancora mi ricordo chi voleva sradicare alberi di ulivi a destra 
e manca in assemblee da delirio. PWD dice: in realta' quella frammentarieta' dovrebbe 
essere ricomposta, anche abbassando il livello. Rispondo io, che e' un controsenso, 
perche' affievolirebbe ancor di piu' quel minimo di rigore che ancora riusciamo a 
darci, come pratica di disciplina e ordine mentale conoscitivo.

L�esplosione di desiderio dello slogan: un altro mondo e' possibile, in realta' 
corrisponde ad uno slogan piu' realistico: vorremmo mille mondi diversi ognuno 
dall'altro. Bello. Anche perche' quello attuale fa tanto schifo, che una combinazione 
casuale delle mille alternative non darebbe risultati peggiori. Pero� questo crea 
delle conseguenze.  La conseguenza e� impossibile sapere da che punto partire.
 Certo, altre conseguenze derivano dalla variabilita' del contesto globale in cui la 
nostra frammentarieta' si e' immersa. C'e' chi scrive Impero, e dopo due anni le 
metafore e le parole d'ordine derivanti svaniscono squagliate al sole: Non sono gli 
USA il centro dell'Impero. Boom 9/11 e guerra USA. Si para in calcio d'angolo: ma e' 
una guerra permanente. Sicuri? O e' solo la guerra del petrolio, l'ultimo con cui 
sballare i conti e controllare le economie. Magari quella della Cina. Chi ci capisce 
e' bravo. Le moltitudini sono il nuovo soggetto, forse, magari 
pero� sono le moltitudini islamiche integraliste. Non trovate che in questo contesto 
sia veramente difficile trovare agganci con cui ripartire ad approfondire il ruolo 
della scienza? Per il semplice fatto che gli agganci spariscono dopo 3 secondi e mezzo.

Mettiamola cosi: vorremmo capire. Poi definiamo lo strumento del come.  A volte, e qui 
do ragione a PWD fare politica permette di capire, per il semplice fatto che ti fa 
scontrare con le realta�. A noi poi piace pensare che le parole, le riflessioni siano 
solo un pezzo di quello che e� un modo coerente di opporsi a questo mondo di follia. 
Il verbo si fa carne. E allora riniziamo a fare politica. Oddio che parolona. Ma siamo 
seri con il sorriso.Non siamo in grado di fare politica in modo diretto come gruppo, 
ad esempio il progetto sector che era politica, non siamo in grado di farlo andare 
avanti. PWD ha fatto il battitore libero tra i ricercatori precari. Non laser. Solo un 
suo frammento. Allora capiamo se come gruppo frammentato, discutendo, e mettendo nero 
su bianco le nostre parole, riusciamo a rimetterci dentro un canale di attivismo. 
Toccarlo, come in passato abbiamo toccato altri ambiti.

Questa estate, leggiucchiavo AlexFoti sulla lista di rekombiant. Lo trovo un tipo figo 
e la sua idea di proiezione nello spazio europeo mi sembra interessante. Coincide con 
tante cose che ho sempre pensato. La verve assunta inoltre dal movimento dei precari 
dopo la maydai parade sembra uno spazio di discussione vivo. Il link tra il primo e il 
secondo, che poi sono le stesse persone, crea a mio avviso, la scusa per discutere di 
scienza.

Innanzitutto ci permette di riprendere embrionali intuizioni fatte nelle scarse 
discussioni sul progetto Sector. Goal politico: definire lo spazio europeo uno spazio 
aperto di circolazione delle conoscenza. Goal sociale: associare questa libera 
circolazione ad una libera circolazione del precariato scientifico, che in quanto tale 
(come altri precari) necessita di una copernicana rivoluzione delle tutele sociali. 
Goal geopolitico, fare giocare all�europa un ruolo nello scontro tra blocchi che 
presto avverra�: USA contro pezzi di Asia, Cina, forse futura corea unificata. Utopia: 
trasportare l�europa su un piano di mediazione pacifista. Goal militante, preparare 
una discussione seria sullo spazio europeo, in modo da evitare scazzi e avventurismi 
modello elezioni scorse. Goal ambientale: associare all�europa una critica degli 
indirzzi della ricerca.

Detto questo, che puo� essere anche non condiviso, credo che un punto di vista 
interessante con cui abbordare il problema sia quello della migrazione scientifica. 
Fare una traccia di come i flussi girano nel mondo e attraverso questo discutere di 
alcuni problemi. 
1)Il warfare americano doveva rilanciare la produzione scientifica, ma si e� 
accoppiato con una limitazione di accesso interno di ricercatori stranieri, creando un 
goffo problema di scarsita� di forza lavoro. 
2)L�american dream si sta esaurendo. Il mondo dagli occhi a mandorla torna a casa. 
L�asse della produzione scientifica si sposta.
3)I fenomeni di perdita di controllo dei migranti in camice bianco crea problemi anceh 
di censura nel clima paranoico della lotta al terrorismo
4)Il doppio scontro in atto: DIO/ALLAH, USA/CINA crea un nuovo ambito della connivenza 
scienza/militari/controllo
5)Scienziati come forza lavoro in un tripolio che se li contendera� con ogni mezzo 
necessario. Il non brevetto come carta in questo scontro nello spazio europeo

Quello che mi piacerebbe e� provare a vedere tutto cio� , non solo in termini 
analitici. Ma come forme di desideri. I desideri dello zingaro in camice bianco, che 
contribuiscono a modo loro a rendere la partita� interessante. 

Magari un altro libro collettivo? Magari altro. Magari solo un filo rosso per il sito. 
Io ho detto la mia. Non prendetemi troppo sul serio, come dice PWD..................
In fondo non date retta agli zingari di professione




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