personalmente non concordo con questo secondo punto. credo che il problema
non e' la mancata equa distribuzione di tecnologie per vivere meglio e
magari non morire di fame. parliamo di simboli, dovremmo parlare molti di
piu' di simboli, anche chi parla di scienza, perche' sono le strutture
fondanti di ogni societa' umana. anche di quelle presunte razionali e
privi di sogno, anche la nostra. pensateci un attimo. il nucleare non
preoccupa piu' nessuno, non sto dicendo che non sia rischioso, le centrali
le costruiscono lo stesso. eppure il canale principale del dibattito tra
scienza e societa' passa quasi esclusivamente per le biotecnologie. con
paure annesse e connesse.
il paradigma dello scienziato che fa paura e' cambiato, ora e' il
genetista, il biologo e personaggi affini.
credo, con buona pace dei fisici, e dei chimici come me, che la fisica, le
scienze della materia hanno perso il privilegio epistemologico di
interpretare la realta'. il presente e il futuro sono e saranno delle
scienze del vivente. alla faccia di tutti i riduzionismi che hanno portato
a chiamare il bosone di higss 'particella di dio'. e se cambia il
paradigma cambia anche la paura. al tempo del nucleare, il referendum, ero
un adoloscente. per lo piu' ricordo cronache nelle quali metafore, foto,
disegni, dichiarazioni, soluzioni, appelli, riguardavano l'universo
simbolico d hiroshima e chernobyl. era facile, si potevano vedere. chi
degli scienziati si sbatteva, cercando di ridurre un  corso di laurea in
ingegneria nucleare falliva. come stracazzo lo tratteggi il principio del
rischio accettabile? come traduci architetture di politica energetica? me
lo chiedevo anche io, perche' mio padre che pure ha una laurea in lettere
fatica a capire. cosa gli stavano comunicando? cose che per lui erano
inafferrabili. da una una parte c'era il simbolo della vita, dall'altra
una cosa che non si capiva bene ma che sembrava essere la morte
definitiva.
credo che questo sia stato lo stesso meccanismo per il referendum, al di
la' di astensionismi fisiologici, rutellate varie, e menefreghismo
italico. forse ci voleva qualche antropologo in piu' e, lo dico con il
massimo rispetto, qualche scienziato in meno. ma come si fa a dire
(boncinelli) che c'erano troppi medici e pochi biologi che spiegavano,
come si fa a parlare di sorti magnifiche e progressive? qui c'e' stato uno
scontro tra visionari e qualcuno, molti, non se la sono sentita di andare
a votare. no, non credo che il problema sia riconducibile ad un'analisi
marxista.
guarda caso il quesito sull'eterologa ere quelli in cui le percentuali dei
no erano piu' alte. ma non perche', credo, l'omofobia la fa da padrona
(anche perche' la legge sarebbe rimasta molto restrittiva anche in caso di
vittoria), ma perche' in italia e' stata tradotta come la legalizzazione
dell'adulterio, delle corna. che c'azzecca marx?
giovanni


> 2) Per magris io avrei una replica gia' pronta in tasca (e probabilmente
> e'
> sbagliata, come insegna Quelo). La domanda fondamentale e': secondo
> Bacone,
> agli albori di tecnica, il progredire della stessa avrebbe portato
> brevemente
> l'umanita' a correre felice sui prati mentre le macchine facevano il
> lavoro.
> Allora com'e' che la tecnica e' a livelli incomparabili e la maggior parte
> della popolazione sta esattamente come prima e anche la minoranza che sta
> meglio comunque lavora buona parte del suo tempo di veglia? Beh, perche'
> come
> fa notare Marx, le macchine se le sono messe in tasca alcuni, lasciando
> agli
> altri gli scarichi industriali. Un discorso che riconosca la scienza come
> "mezzo di produzione", per quanto simbolico-atratto e al limite
> dell'artistico,
> e che di conseguenza ne cerchi la collettivizzazione secondo me e' deve
> essere
> posto come parte della cornice alle altre elaborazioni. Ma forse su questo
> siamo tutti d'accordo.
>
> bye
>
> Alberto
>
> --
> Dark and difficult times lie ahead, Harry,
> soon we must all face a choice
> between what is right
> and what is easy
>
> Albus Dumbledore
>
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