Ciao
qualche giorno fa mi e' stato chiesto di collaborare ad un numero di
Queer, il settimanale di libri di Liberazione (il giornale di
rifondazione), per un numero intitolato "Abbasso la liberta' di
ricerca". Anche se la proposta e' personale, io senza laser non sono
nulla e quindi vi scrivo ;-)
In italia (lo dico per chi e' fuori) c'e' un dibattito (stanco, per la
verita') su laicismo e ruolo della religione, innescato dal referendum.
Per quanto riguarda il mainstream, su Repubblica scrivono gli
scientisti, sul Foglio e altrove, Pera e compagnia cantante (non sto
seguendo molto, magari sbaglio e mi sono perso qualcosa). Questo per
dire il taglio che vogliono dare al supplemento: che vuol dire scienza
libera?
Passando ai pezzi: i pezzi dei "big" (qualche prof e qualche nome noto)
sono ancora in via di definizione. Per quanto riguarda noi frikkettoni,
io ho proposto di parlare del nuovo progetto manhattan, partendo dalla
bella scheda che ne ha fatto Francesco e da materiale che ho trovato in
giro. Ho buttato giu' quello che sta sotto, chiaramente in
velocita' in una notte di insonnia vera.
Poi, ci sara' un pezzo sulla mobilitazione degli scienziati, poco
ascoltati. Non vorrei fare un copia e incolla (non solo, almeno) delle
mail che ci siamo mandati (come propose bvecchi), ma un piccolo excursus sulle
mobilitazioni degli scienziati italiani negli ultimi anni (da pecoraro
scanio, a telethon, all'assemblea dei 700, alla Moratti, al referendum)
mostrando i limiti di queste (nostre) iniziative in cui il
sensazionalismo e la partecipazione sociale sono stati cavalcati o
combattuti secondo la convenienza, raccogliendo infine i risultati che
conosciamo.
I pezzi saranno firmati, ma c'e' molta liberta'. Purtroppo, nonostante
le mie insistenze, sembra esserci poco spazio per un discorso sulla
proprieta' intellettuale (ma non dispero, stasera ne parlero' di nuovo),
mentre sulla precarieta' mi sono astenuto dal proporlo, visto che sono
una parte in causa e non mi pare elegante (tra l'altro Liberazione segue
Molto la questione precarieta', e su un supplemento culturale non mi
sembra ci sia molto da aggiungere).
Purtroppo mauro e bussola sono in vacanza (anzi no: oggi Mauro fa il
corrispondente dalla Cina per Liberazione, visto? Non so se rendo:
scrivere dalla Cina per l'organo del piu' importante partito comunista
d'occidente vuol dire essere un Eroe del Popolo).
Che ne pensate? Idee?
Ciauz
***
La biologia alla guerra
Anche la scienza ha dovuto fare la sua parte, nella crociata al
terrorismo lanciata dall'amministrazione Bush dopo l'11 settembre. Non
è certo la prima volta: molti scienziati, nella storia, si sono
cimentati con l'invenzione di armi, ordigni e tattiche di guerra, e
proprio gli USA investirono 2 miliardi di dollari degli anni Quaranta
(oggi valgono dieci volte di più) e ben 130mila persone per realizzare
le prime bombe atomiche sfruttando i migliori cervelli della fisica
teorica dell'epoca. Stavolta, però, gli scienziati "abili e arruolati"
provengono soprattutto dalla biologia.
Ricordate infatti le buste all'antrace, quando non era passato nemmeno
un mese dagli attacchi alle Torri? Quelle poche lettere riattizzarono
nell'opinione pubblica occidentale l'incubo del bioterrorismo:
acquedotti, posta e metropolitane si trasformarono in potenziali veicoli
di distruzione di massa. Le metropoli occidentali si scoprirono esposte
alle armi più infingarde, microbi e gas capaci di uccidere senza un
rumore. Contro il bio-terrore, poliziotti e agenti segreti possono poco:
meglio chiamare in causa gli scienziati, allora, che magari inventano
gli antidoti e sanno se nel loro laboratorio qualcuno si diverte con le
fialette sbagliate. Anche la comunità scientifica americana indossò
dunque l'elmetto che le tendeva Bush.
L'arruolamento iniziò bene, dietro la spinta di qualche Stranamore. Ad
esempio, il dottor Ronald Atlas, presidente della Società Americana di
Microbiologia, si mise in testa al plotone: le 11 riviste scientifiche
pubblicate dalla Società (42000 membri, la più importante
organizzazione scientifica mondiale nel campo biologico) avrebbero
sottoposto gli articoli pubblicati a censura preventiva nel caso
avessero fornito informazioni utili a confezionare un'arma biologica.
Pareva una boutade, perché è pressoché impossibile prevedere tutti
gli utilizzi, buoni o malvagi, di una scoperta. Atlas invece lanciò una
moda di successo, e le principali riviste scientifiche internazionali si
impegnarono a censurare dalle proprie colonne gli articoli "canaglia",
con pochissime proteste da parte degli scienziati.
Si trattò comunque di dichiarazioni di principio, che rimasero
sostanzialmente inapplicate perché inapplicabili. Perfino Bush,
cristiano rinato "negazionista" riguardo ai danni delle emissioni
inquinanti, sa che scienza e innovazione possono essere molto utili per
superare i momenti di crisi e imbavagliarle rende meno che indirizzarle
nella direzione più opportuna: sotto l'amministrazione Bush, i
finanziamenti federali alla ricerca sono infatti aumentati, ma con netti
squilibri a favore della ricerca militare a partire dal 2001. La
biologia non poteva fare eccezione: nel 2003, la Casa Bianca ha così
lanciato il programma BioShield ("scudo biologico", entrato in funzione
un anno dopo), un finanziamento decennale di ben sei miliardi di dollari
a favore della ricerca e della produzione di vaccini anti-bioterrorismo.
Un programma ambizioso, che sin dal nome ricorda lo "scudo stellare"
dell'ultima guerra fredda. Grazie al BioShield, il governo si è
impegnato a comprare dalle case farmaceutiche quantità stratosferiche
di farmaci altrimenti invenduti, per fornire ad ogni cittadino
americano, minacciato dalla Jihad batteriologica, medicine in abbondanza
contro antrace, botulino, Ebola, vaiolo, persino la Peste. E se i
vaccini non esistono ancora, quelli in via di sviluppo e
sperimentazione godranno di una corsia preferenziale per la loro
commercializzazione. Piuttosto che censurarsi su antrace e botulino, gli
scienziati dovranno dunque vaccinare l'intera popolazione e mettersi
alla ricerca di vaccini per tutte gli agenti patogeni conosciuti. Tanto
il mercato lo garantisce lo Stato.
Ma la militarizzazione della ricerca biologica non si esaurisce certo
con lo "Scudo": pochi giorni fa, la maggioranza repubblicana ha
presentato un nuovo disegno di legge, il Biopreparedness Act prontamente
ribattezzato, con un'altra citazione illustre, "nuovo progetto
Manhattan". Con il pretesto del bioterrorismo, il Congresso varerà
dunque una profonda riforma del sistema di ricerca e sviluppo in campo
biologico e farmaceutico: brevetti prolungati oltre i venti anni per
prolungare i profitti delle case farmaceutiche, de-responsabilizzazione
delle aziende in caso di effetti dannosi per la salute dei pazienti,
esenzione dalla legislazione anti-trust e sconti fiscali per chi ricerca
contro il bioterrorismo. I Democratici hanno già assicurato il loro
appoggio.
Mezza dozzina di buste infette possono dunque mettere sull'attenti un
intero settore dell'economia americana importante come l'industria
farmaceutica? Nemmeno nelle Guerre Mondiali gli industriali avrebbero
prodotto cannoni senza fiutare l'affare, figuriamoci multinazionali come
Novartis o Bayer. Le buste all'antrace, evidentemente, oltre alle spore
velenose portavano a Big Pharma un'opportunità da non perdere.
L'industria farmaceutica, infatti, attraversa una profonda crisi di
innovazione, a causa della quale da tempo non si scoprono farmaci
davvero nuovi, composti chimici diversi, terapie innovative. I soldi se
ne vanno in marketing per convincere chi sta bene a comprare farmaci
inutili. Ma dal punto di vista economico, è una strategia che non porta
lontano.
Rispetto agli anni Novanta, il numero di nuovi farmaci approvati si è
ridotto a meno della metà (53 nuovi farmaci nel 1996, 21 nel 2003). Le
azioni di Pfizer, AstraZeneca, Eli Lilly (le maggiori) hanno perso nel
2004 tra il 20 e il 30% del loro valore e le fusioni tra grandi aziende
si sono arrestatee; i brevetti dei farmaci più redditizi stanno
scadendo; infine, le cause collettive contro farmaci immessi sul mercato
nonostante i gravi effetti indesiderati minano la credibilità
dell'industria. Guarda caso, sono proprio i punti salienti del New
Manhattan Project.
Non è una novità, soprattutto per il capitalismo americano. La stessa
bomba atomica servì a sconfiggere i giapponesi, ma ancor più per
assicurare agli USA una supremazia tecnologica da spendere contro i
russi e nell'industria hi tech del dopoguerra. Il miracolo della New
Economy nacque nella Silicon Valley, ma gran parte delle commesse alle
software house nei retrobottega provenivano dall'esercito e dalla Nasa.
Il sequenziamento del genoma umano, che diede il via al "secolo biotec"
dei geni quotati a Wall Street, era un'idea dei militari che studiavano
gli effetti della radioattività sul Dna. Il Nuovo Progetto Manhattan
non farà eccezione.
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