ecco l'articolo chiesto per Prometeus:  d'accordo con Chiara, abbiamo deciso di 
utilizzare una parte del libro 
ho dunque reimpastato un po' l'ultimo capitolo, visto che altre cose erano già 
comparse sulle loro pagine
come vedrete manca la bilbiografia (che comunque sono solo tre testi): la 
aggiungo 
nella versione definitiva.
Mi date un ok che stasera, da casa, mando?
aaaagh odio i nuovi lavori e pure le vostre vacanze
baci

L'economia dei beni immateriali: può esistere un open source della scienza

La condivisione della conoscenza è davvero una pratica possibile? L'attuale 
contesto 
economico è infatti caratterizzato da una crescente interconnessione tra 
ricerca di 
base e ricerca applicata, che confonde sempre di più la tradizionale divisione 
tra 
scienza e tecnologia. In passato era possibile affermare che la pratica di 
condivisione 
fosse fruttuosa nell'ambito della ricerca di base, mentre alle applicazioni 
tecnologiche, 
a causa della competizione di mercato, dovevano essere garantite segretezza e 
protezione.  In campo informatico, disciplina fortemente applicativa,  la 
pratica 
quotidiana ha dato una risposta a tale questione i sistemi open source vengono 
ormai 
ampiamente utilizzati nella gestione sia dei server sia dei computer personali. 
Per analizzare l'effettiva utilità anche in campo scientifico però, può essere 
interessante abbandonare per un istante il concetto di bene comune, dal quale è 
partito il free software,  per
provare ad adottare e solo successivamente riapplicare alla scienza,
un'altra analisi dei beni che portano contenuti. E' quella che Lawrence
Lessig, tra gli ideatori di Creative commons, riprende da Yochai Benkler , 
economista 
della Yale Law School. Benkler sostiene i vari livelli di comunicazione possono 
essere 
individuati come strati sovrapposti. Questa ripartizione serve per capire quali 
sono, in
un mezzo di divulgazione delle conoscenze, le aree in cui è più possibile
il controllo e l'interesse commerciale. Benkler in particolare sceglie in tre 
strati 
differenti, che
ricordano le piramidi usate in ecologia per spiegare le catene alimentari:
il primo strato, che si trova alla base, è composto da ciò che fisicamente
consente la comunicazione. Si tratta dunque dei computer, dei cavi, delle
fibre telefoniche. Il secondo strato è invece rappresentato dal codice
logico che fa in modo che lo strato fisico (l'hardware) funzioni. Per
ultimo viene lo strato che corrisponde al contenuto, ovvero ciò che deve
essere trasmesso attraverso i cavi, sia voce, immagine, suono. Ognuno di
questi strati può essere controllato o lasciato libero, diventare
proprietario, o essere gestito come risorsa comune. Gli esempi che vengono
fatti (e che ci serve riprendere e illustrare ancora una volta in dettaglio
per arrivare di nuovo alla scienza) sono quattro: Speaker's corner a
Londra, Madison squre garden a New York, il sistema telefonico, la
televisione via cavo. Il primo, Speaker's corner, è un istituzione della
capitale inglese. Attira infatti migliaia di turisti. Si tratta di uno
spazio all'interno di un parco urbano (Hyde park), dove la domenica mattina
chiunque voglia, può parlare al pubblico su qualsiasi argomento. Una antica
istituzione, ormai ridotta a stereotipo folcloristico, che ricorda la
necessità di spazi di comunicazione indipendenti e facilmente accessibili.
Nel caso di Speaker's corner lo strato fisico, il parco, è gratuito, il
codice utilizzato, la lingua, è anch'esso un bene comune e condiviso, e il
contenuto viene rilasciato liberamente e non è soggetto a copyright.
Nessuno può dunque esercitare alcun controllo su Speaker's corner, proprio
perché i tre strati sono tutti liberamente accessibili. Madison square
garden è un auditorio, dove di nuovo la gente può fare discorsi al
pubblico. L'auditorio (lo strato fisico) è di proprietà privata: per
accedervi bisogna pagare un biglietto, e quando viene raggiunto un
affollamento eccessivo può anche essere chiuso. Il codice (la lingua) e il
contenuto invece continuano a essere liberi. Nel sistema telefonico (o per
attualizzare nel sistema di comuniazione eletronico) le cose si complicano.
Lo strato fisico (i cavi e le fibre) sono proprietari e tra l'altro, in
Italia, anche in uno stato di monopolio, contrariamente alle ragioni del
libero mercato. Controllato è anche il codice che permette le connessioni
tra un punto telefonico e l'altro o tra un provider e l'utente, visto che
bisogna pagare o rilasciare dei dati personali, che sono comunque un bene
commerciale. Il contenuto però, quando non venga controllato a sua volta
per ragioni di sicurezza, resta libero. Infine c'è la tv via cavo: in
questo caso l'hardware è controllato, il codice anche, e pure il contenuto,
visto che vengono proprinati programmi decisi dallo staff della
televisione, e che sono in goni caso coperti da copyright. Anche la scienza
però può essere considerata un sistema di comunicazione, o meglio un flusso
di informazione che permette trasferimento dei saperi.

Torniamo a questo punto  alle scienze biologiche, quelle che più
di ogni altre sono soggette a interessi commerciali, e rielaboriamo gli strati 
di Benkler. 
Potremmo individuare
come hardware per esempio la materia organica, oggetto degli studi, come
codice i materiali e i metodi e le tcnologie applicate durante la ricerca,
come contenuto i risultati che portano all'applicazione tecnologica. Questi
tre livelli non erano soggetti ad alcun vincolo proprietario fino a qualche
anno fa. Le cose sono cambiate negli ultimi trent'anni. Sono soggetti a
copyright la materia organica ( per esempio il già citato caso del batterio
divora-petrolio di Chakrabarty), le tecniche necessarie a ottenerli (in
ambito biotech viene considerato come primo brevetto quello conferito a
Cohen e Boyer per il procedimento di clonazione che ha permesso di produrre
insulina umana a partire da batteri geneticamente modificati), ma anche i
risultati (la diffusione dei risultati scientifici più prestigiosi dipende
da riviste che li rilasciano solo agli abbonati). In questo modo il flusso
di informazioni della scienza si blocca, non è più al servizio della gente,
ma insegue regole di mercato e di controllo, che hanno un'altra
conseguenza: rendono impossibile qualsiasi discussione sulle applicazioni e
sulla loro effettiva utilità, e in pratica cancellano il ruolo sociale che
è all'origine del pensiero scientifico Questo meccanismo ha permesso alle
imprese trasnazionali di arrivare a trarre profitto anche dai livelli
primari della vita umana, in particolare quello della produzione di cibo
(con l'industria agrochimica). E nello stesso tempo ha impedito lo stesso
business.

Cosa giustifica l'adozione e la proposta di una apertura del codice della
conoscenza? Sempre secondo Benkler  è l'inevitabile trasformazione che
l'era informatica ha indotto nel nostro sistema sociale a rendere
necessaria la costuzione di una struttura di patrimonio comune che può
affiancarsi, senza necessariamente sostituirla interamente,
all'infrastruttura proprietaria. Perché abbia senso e possa essere
innescata una transizione effettiva, , è necessario fare in modo che si
costituisca una massa critica. Per ciascun settore ci dovrà quandi essere,
negli strati che lo compongono, almeno qualche porzione disponibile per
tutti, senza che si renda necessario chiedere un permesso o pagare una
royalty. Benkler individua anche una strategia precisa per la creazione di
un nucleo primario che serva poi a costruire il patrimonio comune,
strategia che rispetta l'analisi dei tre strati. Deve essere dunque
costruito un livello primario, fisico, di harware aperto, ci deve essere
uno strato logico facilmente accessibile e non controllabile da aziende o
persone, ci deve essere una disponibilità di contenuti gratuiti e fruibili
senza riserve.

Laser

Il brano è tratto dal libro Laser, Liberare La scienza, verso un open source 
della 
ricerca scientifica, Feltrinelli editore, in libreria a partire da ottobre 
2005, disponibile in 
download gratuito su http://e-laser.org. Laser apre anche il libro a una 
scrittura 
collettiva che avviene sul server Ippolita, www.ippolita.net e alla quale tutti 
sono invitati 
a partecipare.

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Buona navigazione da http://www.ecorete.it
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