mi sono rimasti nella memoria, più dei conti, queste impressioni, se volete molto banali e sicuramente grezze:
- la probabilità che si scopriranno nuovi giacimenti è molto bassa
- la possibilità di estrarre da un giacimento ha un limite fisico insuperabile, e non tecnologico (che al massimo aiuta ad arrivare sempre più vicini a quello fisico). a un certo punto è più l'energia che serve per estrarre un barile di petrolio che quella che si può ricavare dalla sua combustione.
- l'idrogeno è un assorbitore di energia. la sua unica utilità è legata all'abbassamento di inquinamento urbano quando usato per i motori delle auto (ma quell'inquinamento ovviamente si sposta da qualche altra parte)
- la fonti reali di energia rinnovabile (eolica, solare, idrica) possono produrre un 30-40% del fabbisogno energetico attuale. questo fabbisogno cresce esponenzialmente, come la produzione di merci e la popolazione mondiale, mentre ovviamente tutte le forme di energia, sia fossile o rinnovabile, non hanno questo andamento. quindi personalmente penso che sia necessaria una graduale autodecrescita accompagnata ad un'alrettanto
graduale conversione verso le fonti rinnovabili.
Magari sarà palloso ma invito chi ha tempo a leggere Alberto Di Fazio in
"Contro le nuove guerre" (scienziati e scienziate contro la guerra, ed. Odradek). Se trovo un link per questo articolo e per altri di fisici che lavorano su tutto ciò ma di cui ora non ricordo ahimè il nome, li mando.
Per le spese del sito sono contenta di accollarmele fino ad agosto 2008 (fine della manna dello stipendio)
Baci baci
Vale
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