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From: [EMAIL PROTECTED]
Sent: Monday, February 20, 2006 3:07 PM
Subject: Bayer, Merck, Pfizer: La biopirateria è una delle maggiori
fonti di arricchimento per le grandi multinazionali Peace
Reporter - 17.2.2006 Africa:
l'ultima rapina Bayer,
Merck, Pfizer: Da anni la biopirateria è una delle maggiori fonti di
arricchimento per le grandi multinazionali La
biopirateria è l'ultima forma di sfruttamento del continente africano in ordine
di tempo, ma per le multinazionali
farmaceutiche è una pratica di vecchia data. Un rapporto recentemente
pubblicato, dal titolo Out of Africa: Mysteries of Access and Benefit
Sharing, rileva come, grazie alle risorse della ricchissima biodiversità
africana, le grandi multinazionali abbiano ricavato miliardi di dollari. E
tutto, ancora una volta, senza alcuna ricaduta positiva sulla devastata economia
del continente. Il
rapporto della discordia. Gli
sconcertanti dati contenuti nel rapporto redatto dal ricercatore Jay McGown sono
il frutto di uno studio commissionato dall'organizzazione ambientalista
statunitense Edmonds Institute e dall'African Centre For Biosafety. Dopo
alcune settimane di ricerca, McGown ha scoperto che nel corso degli ultimi venti
anni centinaia di prodotti naturali provenienti da tutta l'Africa sono stati
utilizzati dai ricercatori delle multinazionali per sintetizzare farmaci,
antiparassitari, antibatterici, cosmetici e perfino prodotti agricoli e
industriali. Le scoperte dei ricercatori, subito protette da brevetti
internazionali, hanno fruttato alle multinazionali ricavi da capogiro.
Particolari principi attivi estratti dalle piante, piuttosto che batteri
presenti in determinati habitat, sono divenuti esclusivo patrimonio
intellettuale dei grandi gruppi industriali. Secondo l'autore della ricerca "si tratta di veri e propri casi di
biopirateria, di furti a tutti gli effetti". Finché non si regolerà l'accesso e
lo sfruttamento della biodiversità, l'Africa resterà territorio di caccia e
sfruttamento per i ricercatori stranieri". Sfruttamento
indiscriminato. Nelle
54 pagine che compongono il rapporto di McGown vengono citati almeno 32 Stati
africani che hanno subito il saccheggio di risorse biologiche, utilizzate da
anni per cerimonie religiose, riti iniziatici o come medicamenti tradizionali. E
così si è saputo che la Bayer, colosso farmaceutico tedesco, negli ultimi anni
ha ricavato 380 milioni di dollari da un antidiabetico ottenuto da un batterio
di una diga keniana, senza aver fatto nemmeno menzione del Kenya nell'articolo,
pubblicato sul Journal of Bacteriology, in cui annunciava la conquista
scientifica. Ci sono poi i
fungicidi ricavati dai batteri degli escrementi delle giraffe in Namibia,
i cosmetici a base di estratti del frutto Kokori in Nigeria, le creme e i prodotti di bellezza che
l'impresa francese Dior Group ha realizzato grazie alla resina dell'albero di
okouamé in Gabon, Camerun, Guinea Equatoriale e Congo. Nessuno di questi Stati
ha beneficiato o beneficerà dei 13,5 miliardi di dollari ricavati dalla Dior
Group, così come il Madagascar non si è visto riconoscere nulla dei 200 milioni
di dollari ricavati dalla vendita di due farmaci per il trattamento della
leucemia in età infantile. Il Biovigora, lo stimolante sessuale della canadese
Option Biotech, ottenuto dall'Afromum stipulatum estratto in Congo, è venduto al
prezzo di 30 dollari a confezione. "E' evidente l'enorme quantità di risorse
biologiche utilizzate a scopi medici e farmaceutici piuttosto che industriali.
Ed è incredibile che tutto questo sia stato fatto senza il consenso delle
comunità locali", ha dichiarato Mariam Mayet, direttrice dell'African Centre For
Biosafety. Molti
interrogativi ancora irrisolti. McGown
ha potuto accedere solo a documenti redatti in lingua inglese, molte volte
visionabili solo via internet, mentre numerosi casi di biopirateria sono
difficilmente indagabili a causa della totale assenza di documentazione. In
molte circostanze è risultata evidente l'esistenza di accordi segreti tesi a
tenere nascosta la natura delle scoperte fatte, per poter registrare i brevetti
indisturbatamente. Ma il lato forse più problematico della vicenda è costituito
dall'assenza di leggi nazionali che regolino l'accesso e lo sfruttamento delle
risorse, cosa che consente alle multinazionali di agire tranquillamente. Sono
troppi gli interrogativi che ostacolano un'equa ripartizione dei benefici
derivanti dallo sfruttamento delle risorse biologiche scoperte nel continente
africano. Le misure più urgenti sono la formulazione di norme internazionali a
tutela del patrimonio biologico, i l riconoscimento dei diritti derivanti
dall'acquisizione della proprietà intellettuale e l'avvio di adeguate politiche
di mantenimento e protezione della biodiversità, così come l'analisi delle
implicazioni etiche legate all'utilizzo delle biotecnologie. Gli enormi profitti
delle multinazionali e il monopolio che esercitano sulle risorse biologiche
africane sono l'ennesimo schiaffo all'endemica povertà che affligge il
continente. (Scritto da Adriano Seu) http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=2&ida=&idt=&idart=4723 Biopirates in
Africa: Bayer earns $379m from diabetes drug Coalizione contro
i pericoli derivanti dalla Bayer www.CBGnetwork.org (anche
in italiano)
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