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PLENARIA - Prolusioni di Marisa Fiuman? e Gianluca Bocchi GRUPPI DI CONFRONTO TEMATICI INTRODOTTI DA INTERVISTE IL LAVORO CHE CAMBIA -Pontremoli (IBM) intervistato da Franco Carlini -Paolucci (MICROSOFT) intervistato da Carlo Formenti -Montezemolo o Pistorio (CONFINDUSTRIA) intervistato da Anna Masera -Epifani (CGIL) intervistato da Beppe Caravita. DI CHI E' LA SCIENZA? -Rubbia intervistato da Anna Carola Freschi DI CHI E' LA MUSICA? -Gil, Elio, Pagani, Cottica, Jovanotti, intervistati da Enzo Gentile COLTURE, CULTURE, CONOSCENZA -Petrini intervistato da Arturo di Corinto IDENTITA', LINGUAGGI, PERCORSI -Pistoletto intervistato da Marina Terragni UN WELFARE PER LA CONOSCENZA Danielle Auffry, Mariella Gramaglia PLENARIA - LE BUONE PRATICHE Prolusioni di Andree Ruth Shammah, Angelo Raffaele Meo, Giovanna Sissa Presentazione delle esperienze dalla FSF ai CC, dal LINUX CLUB a Pomona, da Anomalo a OPENLABS ai PUENTOS DE CULTURA a Citt? dell'Arte ecc. ( suggerite esperienze ) PLENARIA ALGORITMI, ALFABETIZZAZIONE, ACCESSO, PARTECIPAZIONE, LIBERTA' DI PAROLA, CONOSCENZA, COME BENI COMUNI INDIVISIBILI DA RICONOSCERE E DA TUTELARE Interventi di Ann Mettler, Gianni Puglisi, Lawrence Lessig Riflessione conclusiva Stefano Rodot? CONDIVIDI LA CONOSCENZA "l'impresa cognitiva collettiva" Ann Mettler ? la Direttrice Esecutiva del Lisbon Council for Economic Competitiveness, il network non-profit dedicato a fare dell'Europa " la pi? competitiva e dinamica economia basata sulla conoscenza al mondo" entro il 2010, come vuole l'obbiettivo dell'"Agenda di Lisbona" fissata dall'Europa. Ann Mettler al Forum Internazionale annuale dell'IBM, ha reso noto che il 70% dell'economia europea ? oggi costituito dai servizi: proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasivit? digitale, sono contenute in quel 70%. A fronte di questa percentuale occorre osservare che il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l'espressione di un modello economico industriale manifatturiero. L'India, ad esempio, ? uno dei protagonisti dell'economia mondiale globalizzata perch? ha strategicamente scelto un orientamento al servizio, lo sviluppo dell'Information Technology , la liberalizzazione del mercato. A differenza della Cina, che ha fatto della produzione di massa la leva per il suo protagonismo mondiale, l'India ha puntato su una rivoluzione post-fordista caratterizzata dallo sviluppo di servizi qualificati rivolti alle imprese ed ai consumatori dal software alla progettazione. Non solo data-entry non solo call center. Ci? che rende innovativa l'esperienza indiana ? la capacit? culturale di cogliere le potenzialit? del digitale saltando a pi? pari l'handicap di un sistema infrastrutturale con strade e ferrovie disastrose. E in India i lavoratori dell'ICT pongono gi? come problema il fatto di essere pagati dai loro committenti oltreoceano in rupie, mentre il lavoro che loro inviano e svolgono in rete viene venduto in dollari: una questione di giustizia sociale, di sua rappresentanza e di sua negoziazione, nell'impresa cognitiva collettiva dunque. In Europa non si tratta soltanto di registrare un ritardo fisiologico dovuto alla necessit? di adattamento di un sistema attraverso approssimazioni successive, occorre registrare che chiede un salto. Da qui bisogna partire. La connessione di computer in una rete planetaria, con possibilit? interattive e cooperative, si propone come un momento straordinario nella storia umana. Mai come oggi la capacit? di produzione di elaborazioni di contenuti, attraverso linguaggi espressivi, ha conosciuto una tale potenzialit? creativa. La rete si presenta come impresa cognitiva collettiva esaltando come mai la natura sociale dell'essere umano. Bene, questo concorso cognitivo collettivo trova la sua essenza pratica, teorica e simbolica all'interno delle comunit? di sviluppatori di software libero, esse costituiscono l'esempio di ci? che pu? essere il concorso creativo di tante persone se queste dispongono liberamente degli alfabeti e delle grammatiche dell'era digitale. Proprio queste esperienze e la loro qualit? sociale, nonch? tecnica, consentono di percepire la questione della conoscenza come questione democratica di questo secolo in quanto convincente perch? conveniente per una articolata gamma di funzioni e di interessi, tanto economici quanto culturali e di politica pubblica. E' una questione democratica perch? ha a che fare con beni comuni e diritti universali. Se oggi riconosciamo la questione della conoscenza come un diritto da difendere e da esigere, se la riconosciamo come questione costitutiva e non settoriale, se riteniamo necessaria una nuova alleanza tra la dimensione biologica e quella antropologica, tra sapere e sapienza, ci? ? dovuto in particolare a quella rete inclusiva di apprendimento/produzione costituita da hacker e smanettoni e dalla loro educazione alla libert? e alla solidariet?. Proprio le esperienze e le comunit? dei "pinguini" ci segnalano la necessit? di fare i conti con una nuova forma di produzione: la conoscenza e la sua natura costitutiva dentro alla rete. Per fare ci? dobbiamo mutare il nostro approccio e il nostro bagaglio culturale attraverso i quali definiamo il lavoro e la produzione di valore. Secondo Adam Smith "il lavoro ? la misura reale del valore di scambio di tutte le merci". Nella teoria del valore, quindi, il lavoro ? una misura, un metro, ma gi? Marx, negli scritti filosofici, sosteneva l'impossibilit? di misurare il lavoro, in quanto esso ? legato ad una esperienza soggettiva incommensurabile. Si ? cos? passati, per necessit?, dalla misurazione del lavoro a quella del tempo di lavoro, considerandole equivalenti. Questa condizione/convenzione ? strettamente legata alla modalit? di produzione industriale delle merci e alla sua evoluzione come produzione industriale di massa. Dalla bottega artigianale all'officina, dalla fabbrica alla catena di montaggio: i ritmi e i tempi di lavoro erano comunque legati al tempo di produzione manifatturiera delle merci. Questo aspetto quantitativo del tempo, come misura, non ci consente di apprezzare la qualit? del lavoro, tanto per l'intensit? dello sforzo fisico, che esso contiene, n? per l'intensit? del contenuto cognitivo. La natura del lavoro, la natura della produzione, sono chiamate in causa in modo non rinviabile dalla dimensione digitale, con la sua pervasivit?, la sua interconnessione e la sua interazione. L'innovazione tecnologica nell'era digitale interessa tanto il prodotto quanto il processo. Tutti gli elementi di automazione e di robotizzazione richiedono un investimento particolare nelle funzioni di gestione delle procedure di comunicazione e di comando, la dimensione cognitiva del lavoro diviene cos? centrale nella produzione di valore. Anche nei processi di innovazione che interessano settori maturi occorre una attivit? di servizio relazionale nella formazione del cliente, con un suo diretto coinvolgimento nella definizione dell'innovazione che questi processi implicano. Anche qui si rileva una modalit? cooperativa nella definizione della relazione domanda/offerta di innovazione. La stessa cosa vale per la medicina, dove una partecipazione consapevole ed informata del paziente ad una relazione cooperativa risultano pi? efficaci. Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la dimensione soggettiva e la relazione tra sapere e sapienza che in essa si ? data. Inoltre ? evidentemente esaltata la modalit? concorsuale collettiva nella produzione creativa del lavoro cognitivo, con processi di relazione assolutamente diversi da quelli lineari della catena. Se anche nella produzione dei manufatti della catena fordista il lavoro non era meramente esecutivo, ma chiamava il lavoratore a valutazioni, adattamenti, relazioni con altri, nella produzione cognitiva la discrezionalit? e la soggettivit? diventano l'elemento caratterizzante della attivit? produttiva. Siamo in presenza di uno scarto individuale enorme, a fronte di prescrizioni procedurali che pur si possono definire. La conoscenza e la sua condivisione sono condizioni costitutive per la produzione di valore cognitivo e prevedono l'apertura evolutiva a modalit? e a codici espressivi imprevedibili: risulta perci? necessario operare scelte tecnologiche e normative tali da non precludere futuro. Pi? che nel rispetto della prescrizione occorre lavorare sull'inaspettato: l'errore diventa utile, persino necessario, cos? come l'infrazione di procedure definite, proprio al fine di sviluppare le soluzioni pi? efficaci. Il quadro normativo del mondo manifatturiero, basato sulla scarsit? delle materie prime, sulla esclusivit? delle procedure di processo, quali i brevetti, sulla ripetitivit? delle azioni, costringe e preclude futuro alla produzione cognitiva. Se l'intero sistema normativo ? basato sulla scarsit?, sulla garanzia di sicurezza per garantire l'esclusivit?, la trasgressione diventa la condizione necessaria perch? un sistema legato alla produzione cognitiva possa definirsi. Bene evidenzia Bertolini, nella "Pedagogia fenomenologica", che "la conoscenza come insieme dei saperi costituiti ha a che fare con l'educazione in quanto ? attraverso di essa che quegli stessi saperi si possono conservare nel tempo e riprodurre, ma anche che essa ? un processo di costruzione continua e imprevedibile che per realizzarsi come tale ha addirittura bisogno di un'educazione non ripetitiva e neppure solo cumulativa, ma aperta, dinamica e persino deviante". E' pi? funzionale un quadro aperto che richieda dialogo e contaminazione in luogo dell'esclusivit?, condizioni per la creativit? in luogo della ripetitivit?, modelli economici e commerciali basati sull'aumento qualitativo e quantitativo del prodotto immateriale condiviso, in luogo del suo consumo ed esaurimento. Gli esempi e le pratiche conseguenti legati alle licenze GPL e ai Creative Commons sono in atto, cos? come tutto il mondo costituito da interessi sociali, economici e scientifici dell'omeopatia, che non vive di brevetti posti sui principi curativi dei propri preparati. E' cos? chiaro che la finalit? principale del sistema industriale e di ricerca legato agli OGM risiede nella brevettabilit? delle sequenze geniche degli organismi modificati e nella tutela delle licenze ad essi collegati. Ne sanno qualcosa gli agricoltori danneggiati, via impollinazione, da inquinamento genetico delle proprie colture, che si sono trovati coinvolti in contenziosi giudiziari per uso illegittimo di organismi geneticamente modificati tutelati da brevetto. Oggi ? la sanzione ci? che attende i trasgressori di norme e procedure, al contrario, in un futuro possibile, saranno standard aperti evolutivi e condivisi. Nel lavoro cognitivo risulta straordinariamente produttivo condividere i "trucchi del mestiere", invece di coltivarli come segreti, quindi occorrono modalit? operative e di relazione capaci di valorizzare la condivisione piuttosto che la discrezione. L'accessibilit? e la trasparenza relativi ai processi di sviluppo delle soluzioni diventano cruciali rispetto al non detto e alla non visibilit?. Se, come sostiene Ascombe in "Under the description", il mondo non ? conoscibile che in base a una certa descrizione, proprio questa diventa oggetto di competizione, di contesa, di concorrenza. Dagli agronomi agli ingegneri il controllo semiotico diventa controllo sociale su/attraverso i processi di produzione. Cos? nel mondo digitale se parliamo di algoritmi, di stringhe, di "modi" per utilizzarli, come di alfabeti e di grammatiche digitali, ci rendiamo conto della natura costitutiva del conflitto sugli elementi della societ? della conoscenza. La relazione che, nel corso del tempo, attraverso la descrizione strutturata del lavoro, ha definito un rapporto di dominio, anche simbolico, del sapere tecnico/scientifico sulla sapienza , nel mondo digitale diviene una preclusione di possibili soluzioni a problemi e a necessit? oggi imprevedibili ed inaspettati. C'? una preclusione di futuro laddove questa relazione descrittiva diviene un controllo privato ed esclusivo di standard e di protocolli del mondo digitale. "Di contro affiora l'immagine di un sapere in fieri, cangiante e pulsante, continuamente emergente dalle relazioni, dalle dinamiche comunicative, dalla prassi, un sapere vivo, animato." rileva Francesca Antonacci in "Condividere la conoscenza". Come evidenzia Dejours in un intervento sulla "realt? della valutazione del lavoro" "L'intelligenza professionale, di regola, ? in anticipo sulla conoscenza e sulla sua simbolizzazione". Questo risulta particolarmente evidente nella produzione cognitiva che esige l'integrazione tra la soggettivit? e l'oggettivit? proprie di ogni specifico e differente approccio. Dietro alle soluzioni pi? efficaci tanto nell'innovazione di processo che di prodotto nella societ? digitale, della conoscenza e dei servizi, vi ? una combinazione libera di potenzialit? creative, di organizzazione del tempo e dello spazio del lavoro cognitivo. Questa libera combinazione richiede modelli normativi e strutture organizzative basati sulla condivisione della conoscenza, richiede di riconoscere la cooperazione in rete come mente collettiva, come mente distribuita, richiede di riconoscere la cooperazione come apprendimento relazionale, con libert? di accesso, di espressione, di ricerca. Occorrono garanzie costitutive per queste libert?, occorrono una consapevolezza ed una cultura che le riconoscano come bisogni e che le esigano come diritti. Fiorello Cortiana
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