per i matematici: c'e' questo articolo di marco d'aramo.
per chi ne volesse sapere di piu' c'e' un  pezzo anche sul new yorker

http://www.newyorker.com/fact/content/articles/060828fa_fact2

Scienza
Se il genio entra in clandestinità
Il misterioso matematico vincitore della Medaglia Fields
Grigory Perelman ha rifiutato ieri di ritirare il premio Nobel dei
matematici. Lo scienziato russo quarantenne, irragiungibile da anni, ha
risolto il grande mistero della «congettura di Poincaré»
Marco d'Eramo
Si è aperto ieri a Madrid con un vero colpo di teatro il congresso
mondiale dell'Unione matematica internazionale (Umi) che riunirà fino al
30 agosto 5.000 matematici da tutto il pianeta. Nella giornata inaugurale,
gli organizzatori hanno fatto sapere «con rincrescimento» che il russo
Grigory Perelman ha rifiutato la medaglia Fields che proprio ieri gli era
stata conferita, in sua assenza. Assegnata ogni quattro anni, la Medaglia
Fields è l'equivalente del premio Nobel per la matematica, una disciplina
infatti che non è compresa tra quelle che uno spirito pratico come lo
scopritore della dinamite, Alfred Nobel, decise di onorare con un premio
finanziato dalle royalties dell'esplosivo. Con buona pace dei liberisti
che tutto vogliono brevettare, le conquiste della matematica sfuggono ai
tentativi di privatizzarne la proprietà: immaginate quanti milioni di
miliardi avrebbe accumulato Pitagora se il suo teorema fosse stato
brevettabile!
La Medaglia Fields è conferita solo a matematici che non abbiano più di 40
anni: da un lato è un modo per incoraggiare un futuro; dall'altro però è
la riprova che la creatività in matematica (e in fisica) è massima in
giovane età. I grandi teoremi sono quasi tutti opera di giovani, a volte
di adolescenti. E la proclamazione del 2006 era attesa con particolare
interesse. Il pronostico (ieri avveratosi) dava Perelman, 40 anni, per
sicuro vincitore. Secondo i migliori specialisti del campo, Grisha (così
viene chiamato) ha dimostrato una delle ipotesi che si erano dimostrate
più ostiche da verificare, la cosiddetta «congettura di Poincaré» che il
grande matematico francese (1854-1912) aveva formulato nel 1904 e che da
allora aveva sfidato le menti più acute.
Il risultato ottenuto da Perelman fa perciò epoca e si situa allo stesso
livello della dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat (1601-1665) che
il notaio-matematico aveva annotato a margine di un libro di equazioni
antiche e che per più di tre secoli era rimasto insoluto, facendo ritenere
a molti che il suo enunciato illusoriamente semplice fosse in realtà
indimostrabile. Ma nel 1994 Andrew Wiles, con l'aiuto di altri matematici,
riuscì infine a dimostrare il teorema di Fermat: per quanto le
dimostrazioni siano diventate così complesse che solo un pugno di esperti
è in grado di capirle e verificarle e quindi non si può mai essere sicuri
al 100% che non presentino buchi o incongruenze, come succede ai software
di computer che rivelano solo con l'uso le proprie magagne.
La dimostrazione di Perelman, come quella di Wiles, mostra che non è
affatto enfatico, ma anzi realistico il titolo (inglese) di un bel libro
divulgativo di Keith Devlin: Mathematics: the New Golden Age (1998,
tradotto in italiano da Bollati Boringhieri con uno sciatto: Dove va la
matematica). Davvero assistiamo a una sua «nuova età dell'oro». Già prima
del colpo di scena, l'interesse suscitato dal premio a Perelman stava
tanto nella profondità del risultato quanto nella controversa personalità
di Grisha che, con i suoi capelli radi, la sua folta barba e le unghie
lunghe viene paragonato dai suoi colleghi a Rasputin, il sulfureo monaco
ortodosso che nei primi anni del '900 aveva plagiato l'ultima generazione
degli zar Romanov. È a causa della sua personalità che sia Le Monde, sia
il New York Times hanno dedicato al tema articoli in prima pagina (e il
quotidiano Usa vi ha persino consacrato un editoriale). Nato nel 1966
nell'allora Leningrado, vincitore (sedicenne) con un percorso perfetto
delle Olimpiadi internazionali di matematica del 1982, dopo il dottorato
Perelman era diventato ricercatore all'Istituto Steklov di San Pietroburgo
e aveva visitato gli Usa con una serie di borse di studio. La sua bravura
gli era valsa da atenei prestigiosi come Stanford e Princeton numerose
offerte che aveva però declinato. Come anche aveva rifiutato il premio (e
i soldi) attribuito ai giovani matematici dall'Unione europea. Perelman
non ama scrivere sulle riviste prestigiose, ma «imbuca» le sue scoperte su
siti web. Così avvenne nell'autunno 2002, quando spedì due messaggi in cui
tratteggiava la dimostrazione della congettura di Poincaré in due articoli
rispettivamente di 22 e 39 pagine, considerati troppo densi e criptici
persino dagli specialisti. Ci sono voluti infatti tre anni di lavoro da
parte di grandi matematici in vari atenei per portare a una versione, si
spera definitiva, della dimostrazione, lunga più di mille pagine.
Questa dimostrazione varrebbe a Perelman anche uno dei sette premi da un
milione di dollari ciascuno che il Clay Insitute di Cambridge ha messo in
palio per la soluzione dei sette problemi più cruciali della matematica
ancora irrisolti: ma Grisha ha già fatto sapere che non li ritirerà,
proprio come aveva già annunciato al presidente dell'Umi che avrebbe
rifiutato la medaglia Fields che, ciò nonostante, gli è stata conferita a
furor di matematici. D'altronde Perelman non risponde alle e-mail. Non è
nemmeno chiaro se sia ancora in forze allo Steklov. L'unica cosa certa è
che gli piace raccogliere funghi nei boschi intorno alla sua città. Ma
questa sua eccentricità quasi anglosassone non attirerebbe l'attenzione se
non fosse per la vertiginosa profondità delle sue argomentazioni.
La congettura di Poincaré riguarda la topologia, disciplina che può essere
definita: «geometria senza dettagli». Per la topologia infatti contano
solo le caratteristiche più generali di un oggetto matematico. Per
esempio, se avete una sfera di creta plasmabile, potete deformarla, senza
strapparla o dividerla in parti, fino a farla somigliare a un barattolo, o
anche a una clessidra, o - con un po' di senso artistico - a un gatto. Per
il topologo sfera, barattolo, clessidra e gatto sono indistinguibili l'uno
dall'altro, sono tutti la stessa cosa, ed è di questa cosa che la sua
disciplina studia le proprietà. Invece, non riuscirete mai a ottenere un
anello o una tazza di caffè con manico deformando una sfera con
continuità: per ottenerli dovrete «bucare» la sfera, produrre uno
«squarcio» dello spazio: dunque anello e sfera sono due oggetti diversi.
La topologia non riguarda quindi figure geometriche, ma intere classi di
configurazioni, ed è perciò la più astratta forse tra le discipline
matematiche, le cui conquiste illuminano non solo e non tanto sugli spazi
che il topologo crea nella sua mente, quanto le strutture della mente
stessa che questi spazi crea. La topologia costituisce perciò un'analisi
astratta delle categorie del pensiero umano, una sorta di valutazione sul
campo delle nostre facoltà immaginativa e conoscitiva.
In questa ricerca, a differenza dei filosofi che - anche se con difficoltà
- riescono a comunicare ai non iniziati le proprie teorie, i matematici
s'inerpicano in una solitudine sempre più estrema, man mano che si rarefa
l'atmosfera dei concetti che utilizzano. Non c'è vocazione ascetica più
intellettualmente solitaria della matematica moderna. Questo spiega il
particolare tipo di umorismo gergale che va per la maggiore tra i suoi
sacerdoti. Per questo sono sicuro che i 5.000 matematici riuniti a Madrid
si rimpinzeranno di tapas polinomiali, insaportite da jamon serrano di
Lebesgue e paellas ellittiche. E s'inebrieranno a tutto spiano di rossi
tempranillos differenziali in bottiglie di Moebius.


--
www.e-laser.org
[email protected]

Rispondere a