(Lunghetta)

Caro Andrea,
non ti rispondo da esperto, ma semplificandoti la mia esperienza di genitore frustrato dal titanico tentativo di arginare gli attentati alla privacy di mio figlio di 8 anni. Insieme alla mamma, abbiamo innanzitutto dialogato con lui spiegandogli cosa accade delle informazioni che lo riguardano quando usa direttamente i dispositivi digitali e la Rete, o quando altri ne fanno oggetto della loro attività, come a scuola, spiegandogli valori e insidie. Gli abbiamo anche spiegato che tra i pericoli, vi sono quelli che derivano dall'uso che molti sconosciuti, non tutti brave persone, fanno delle notizie ed informazioni che riguardano lui e la sua vita, le sue pagelle, le foto dei gol fatti e di quelli mancati, di quando va al catechismo e di quando e di cosa ha fatto in gita scolastica o durante la sua vita quotidiana; che tali informazioni possono permettere a qualcuno o a molti di controllare ciò che fa e come lo fa; che tutto ciò rimarrà per sempre registrato da qualche parte e che molte persone potranno sapere ciò che ha fatto anche tra molti anni, quando sarà grande e molto diverso da come è ora. Il bambino ha capito e ci ha risposto che a lui questa cosa non piace e vorrebbe che ciò non accadesse. Quindi, avendo espresso un elementare e naturale (o giusnaturale ?) diniego di consenso al trattamento indiscriminato dei suoi dati personali, ho intrapreso la personale battaglia per il rispetto della sua privacy "in ogni formazione sociale nella quale si svolge la sua personalità". Non c'è giorno che non mi giunga una richiesta di consenso per la "diffusione e comunicazione" dei suoi dati personali, spesso sensibili: dalla scuola che frequenta, alla società sportiva nella quale milita come allievo di calcio, alla parrocchia dove va al catechismo, alla scuola di inglese e ad ogni altro accrocchietto sociale che frequenta non parliamo dei genitori dei compagnucci). Dall'ambiente scolastico quasi quotidianamente provengono richieste di consenso alla diffusione e comunicazione di dati, foto e notizie relative ai progetti, ai risultati di attività scolastiche quali visite ai musei, fotografie delle attività svolte durante i progetti scolastici ed integrativi, documentazione sull'uso di materiali specifici sponsorizzati, corsi di lettura guidata, ecc.. E' un continuo e, guarda un pò, tutto finisce in Rete o più spesso in cloud, in assenza di informative preventive o con informative ridicole, prive del più elementare requisito richiesto dalla legge, spesso stampate su anonimi foglietti volanti. Il rimedio adottato sino ad ora è consistito nel negare il consenso al trattamento dei dati, spiegando ai maestri, ai dirigenti ed agli altri genitori la problematica giuridica e tecnica, nonchè i rimedi. Più difficile è far comprendere loro la portata del divieto assoluto di divulgare le foto dei minorenni in Rete Molti maestri e operatori scolastici ignorano o minimizzano la problematica dichiarandola senza rischi ove impera sovrano il "così fan tutti". A quel punto li invito a dichiararsi per iscritto titolari e responsabili del trattamento a tutti gli effetti legge ma loro, ovviamente, si rifiutano. Sto anche cercando di sensibilizzare sia gli insegnanti che gli altri genitori al valore della privacy dei minorenni e poco alla volta qualcosa sembra cambiare. Per questo bisogna insistere e far comprendere soprattutto ai genitori e agli insegnanti che è loro preciso dovere non solo trasmettere etica, cultura e beni materiali ma anche preservare l'anonimato dei minorenni e difenderlo dai continui attacchi che provengono anche dalle istituzioni che dovrebbero rispettarlo. L'intento che ti sei dato è meritevole e ambizioso, ma richiede un approccio sociologico, giuridico e tecnico.
La documentazione giuridica è comunque imprescindibile.
Continua e in bocca al lupo.
Antonio Gammarota



Il 17/02/2017 22:39, Andrea Canesi ha scritto:
Saluti a tutti, ho un quesito che spero interessante per qualcuno di voi.

Mi sto occupando della formazione di più di un centinaio di docenti liguri che intendono adottare nelle scuole una serie di servizi cloud (nello specifico G Suite for Education) e una delle domande ricorrenti è se sia possibile trattare dati sensibili con tale mezzo (ad esempio dati che riguardano alunni disabili o con bisogni educativi specifici). Non intendo discutere nello specifico della suite di Google e delle sue norme sulla privacy, ma più in generale del fatto che, quando si ha a che fare con IaaS, SaaS, PaaS, etc. è praticamente impossibile nominare un incaricato del trattamento esterno dei dati che, per quanto ne so, è ancora un obbligo (Io con Google ci ho provato in più modi, ma al massimo ho ottenuto qualche risata...). L'unico documento che ho trovato è una guida del Garante sul cloud del 2012 (http://194.242.234.211/documents/10160/2052659/CLOUD+COMPUTING+-+Vademecum+pagina+doppia+%28anno+2012%29.pdf) che descrive le attenzioni che occorre avere nell'adozione di tali servizi, dice che il Titolare "deve procedere a designare il fornitore dei servizi cloud 'responsabile del trattamento'" e subito dopo spiega: " Questo significa che il cliente dovrà sempre prestare molta attenzione a come saranno utilizzati e conservati i dati personali caricati sulla 'nuvola': in caso di violazioni commesse dal fornitore, anche il titolare sarà chiamato a rispondere dell’eventuale illecito."... Quindi, devo nominarlo o semplicemente citarlo nei metodi di trattamento dei dati?

La cosa non riguarda solo Google e non solo le scuole, i servizi cloud sono sempre più utilizzati anche a livello aziendale, e il problema è lo stesso. Per quanto ne so legge italiana non ha fatto grandi passi dal 2003 ad oggi, ed anche in Europa mi sembra tutto fermo, ma sono un informatico, non un uomo di legge... Quindi, essendo più materia di un avvocato che si intende di informatica piuttosto che di un informatico che si arrangia con le norme, chiedo lumi a Voi esperti.

Grazie in anticipo a chi vorrà rispondere.

Andrea Canesi


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AVV. ANTONIO GAMMAROTA
Ph.D. in Diritto e Nuove Tecnologie
Professore a contratto in Informatica forense
Scuola di Giurisprudenza, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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