IL GAY PRIDE DI SABATO 13 GIUGNO NON RISOLVE LE AMBIGUITÀ POLITICHE INTERNE AL CENTRO SINISTRA.
Quella di sabato 13 giugno è stata una manifestazione bella e colorata e su questo non credo si possa eccepire, ma non possiamo fermarci al successo organizzativo che, nonostante le tante difficoltà ormai note, c'è comunque stato. La politica del fare dovera? Guardando attentamente il corteo si poteva facilmente notare che, oltre alle tante bandiere delle associazioni Glbt, erano presenti anche quelle di diversi partiti, quali il Partito Democratico, Sinistra e Libertà, e non ultime sventolavano anche i vessilli dei vari gruppi comunisti. Partiti che nei giorni precedenti al Pride hanno infiammato la polemica sul mancato patrocinio da parte del Comune di Roma, patrocinio che invece è stato conferito dalla Regione Lazio, governata dal centro sinistra. L'appoggio da parte di un ente locale ad una manifestazione come quella del Gay Pride è cosa importante, ma è altrettanto doveroso segnalare che la concessione della giunta regionale non è stata altro che un'operazione di facciata per almeno due motivi che vorrei qui argomentare. Iniziamo dal primo. Il 17 dicembre 2007, dopo 14 anni di promesse non mantenute da parte del centro sinistra, finalmente con una delibera di iniziativa popolare, ideata da noi radicali, siamo riusciti a portare in Aula Giulio Cesare la proposta sul Registro delle Unioni Civili. Ebbene quella delibera fu bocciata dal voto contrario del Partito Democratico capeggiato dallallora Sindaco di Roma Walter Veltroni! Veniamo ora alla seconda motivazione. Dal 2005 la Regione Lazio è governata dal centro sinistra con il Presidente Marrazzo, eppure sono quattro anni che costoro dirigono la nostra Regione e nulla hanno fatto per la regolamentazione delle coppie di fatto che, ricordiamolo, sono formate per la stragrande maggioranza da eterosessuali. I partiti che sabato hanno manifestando con i loro vessilli sono gli stessi che, pur stando al Governo del Comune di Roma e della Regione Lazio, per le unioni civili non hanno fatto nulla di concreto. Nel 2007 noi radicali ci prendemmo la responsabilità politica di portare in aula, tramite uno strumento popolare, una proposta sul Registro delle Unioni Civili, dando la possibilità ai cittadini romani di conoscere finalmente, dopo anni di chiacchiere, chi realmente era attento ai diritti e chi invece faceva finta di esserlo solo per fini elettorali. Quella battaglia la perdemmo, il Palazzo disse no alla nostra delibera. Ma oggi quella lotta continua, anche se attraverso un altro strumento. Siamo stati sempre convinti che quando esistono temi molto sentiti nel Paese, spesso per questo osteggiati dalla partitocrazia, allora è proprio in questi casi che bisogna dare la parola ai cittadini. Per queste ragioni noi Radicali Roma da ormai due mesi stiamo raccogliendo le firme su otto referendum per la Regione Lazio, un pacchetto di proposte tra cui annoveriamo il quesito propositivo sulle coppie di fatto e quello abrogativo della odiosa e discriminatoria legge sulla Famiglia voluta fortemente dall'ex Governatore Storace. Otto quesiti che rappresentano un vero e proprio programma di Governo alternativo a questo centro destra e a questo centro sinistra. Ci chiediamo, però, come sia possibile che nessuna forza ambientalista, laica, riformatrice, socialista e liberale colga questa importante iniziativa come qualcosa di alternativo ed aggregante allo stucchevole dibattito che attualmente c'è nella nostra Regione riguardante rimpasti di governo, correnti e future alleanze? Massimiliano Iervolino, Presidente del Comitato referendario di liberazione Ernesto Nathan e membro della Direzione di Radicali Italiani. --------------------------------------------------------------------- Per cancellarsi, scrivere a: [email protected]
