anche a me timbrare e marchiare un libro non piace nemmeno un po'.Ma 
un'organizzazione politica deve "firmare" nel modo migliore possibile le 
proprie iniziative.Potremmo utilizzare radio carcere per diffondere la nostra 
iniziativa.carlo d'ammassa

----Messaggio originale----

Da: [email protected]

Data: 07/01/2011 19.50

A: "radicaliroma"<[email protected]>

Ogg: [radicaliroma] NO TIMBRI PLEASE







Cari,
 
L’idea di apporre un timbro su ognuno dei circa 
cinquecento libri che saranno consegnati ai detenuti del carcere di Velletri mi 
sembra un’inizativa così sciocca e inutile che mi vedo costretto a tornare 
sull’argomento, anche se so di essere in netta minoranza (se non il solo) a 
pensarla così.
 
Mi preme di approfondire questo punto non tanto 
per cercare di conciliare la mia opinione con la vostra, quanto perché la 
questione dei timbri è a mio modo di vedere una questione fondamentale, e non 
già un mero dettaglio come potrebbe sembrare.
 
Dico questo per diversi motivi. Innanzitutto 
perché sono convinto che la tecnica della comunicazione riveste un ruolo 
strategico per il successo della nostra associazione, come del resto per 
qualsiasi associazione, che non può e non deve essere sottovaluta, pena la 
nostra stessa scomparsa politica. Sottolineo la parola tecnica ma forse 
potrei anche parlare di scienza della comunicazione per indicare il 
contenuto innovativo, nei contenuti e nella forma, che la comunicazione deve 
avere per essere coerente e in armonia con le conquiste del progresso 
tecnologico e l’evoluzione dei costumi civili. 
 
Da questo punto di vista la nostra battaglia contro i manifesti abusivi 
mi sembra sintomatica e merita di essere inclusa in questa riflessione. Sono 
infatti convinto che l’obiettivo di questa nostra iniziativa non sia tanto o 
solo quello di denunciare l’illegalità delle affissioni abusive, questo semmai 
è 
un pretesto per organizzare la nostra azione, quanto quello di rigettare in 
blocco un modo di fare e comunicare la politica che è orripilante, 
anacronistico 
e incivile, oltreché totalmente inutile. 
 
Per chiarire meglio il senso di questa mia 
riflessione vi invito a guardare uno spot per il rinnovo del parlamento 
parlamento catalano promosso dalla gioventù socialista, un tantinello 
provocante 
ma rende bene l’idea…
 
http://www.youtube.com/watch?v=nhkrRRwiX-Q
 
 
Ora ditemi voi quale è il contenuto innovativo di 
un timbro? e perché non apporre direttamente uno stampo in cera?
 
Ma non è tutto. Mi perdonerete la mia schizofrenia 
sull’argomento ma io odio i timbri, i bolli, la carta bollata, le raccomandate 
con ricevuta di ritorno, odio un certo tipo di prosa, odio le L o le V in 
maiuscolo nelle lettere formali, odio i protocolli, la prassi, odio la 
prepotenza della forma sulla sostanza, ecc. Insomma, come avrete capito, odio 
la 
burocrazia e tutti gli orpelli di cui si essa di solito alimenta; e se ci sono 
in generale tanti motivi per odiare la burocrazia (che non posso qui 
approfondire a rischio di passare per pazzo) ce n’è uno in particolare che li 
riassume tutti: la burocrazia rende le cose semplici complicate e ti costringe 
a 
fare delle cose stupide, o quanto meno poco razionali.
 
Ecco, cari compagni, la questione è proprio 
questa. Emanuela (insieme ad altri compagni) ha dedicato molto del suo tempo 
per 
promuovere quest’iniziativa, e in particolare si è presa la briga di schedare 
ognuno dei circa cinquecento libri che saranno consegnati ai detenuti del 
carcelle di Velletri. Domanda: perché l’operazione timbro non è stata fatta 
allora ? Una svista, una dimenticanza, forse quest’idea geniale è sopravvenuta 
solo in un secondo momento? Possibile, d’altronde sbagliare è umano. Ma a 
questo 
punto cacciar fuori ogni libro dalla sua busta per mettere un timbro  mi sembra 
una cosa folle, roba 
fantozziana, da carabinieri. Insomma una perdita di tempo non 
accettabile.
 
E anche questo non è un dettaglio. Oltre alla 
tecnica della comunicazione c’è un’altra condizione che secondo me è 
fondamentale per il nostro successo. E’ la scienza dell’organizzazione….Sono 
straconvinto che per avere successo non conta essere ricchi o poveri, in pochi 
o 
in molti. Basta essere bene organizzati ed avere qualche buona idea. Come 
tesoriere della nostra associazione penso che il capitale umano ed il tempo che 
ognuno di noi mette a disposizione dell’associazione siano risorse ben più 
preziose di quelle poche migliaia di euro che abbiamo in cassa.
 
Infine, last but not least come direbbero gli 
inglesi (e prometto di annoiarvi oltre) penso che la nostra iniziativa di 
devolvere dei libri usati a favore della comunità penitenziaria sia 
fondamentalmente un atto di solidarietà (semmai a testimonianza del nostro 
impegno politico sulla questione giustizia e carceri) e che come tale non 
necessiti di alcun riconoscimento politico. In altre parole, mi chiedo, qual’è 
lo scopo della nostra iniziativa? Stiamo cercando di dare una mano ai detenuti 
che se la passano male o andiamo a pesca di voti nelle carceri. Ditemi 
voi.
 
 
 V




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