Ecclestone boccia Alemanno
"Niente Formula 1 a Roma" Lettera del boss della F1 al sindaco della
capitale: "L'Italia ha già Monza. Mai due Gran premi nello stesso
paese".Montezemolo aveva anticipato l'epilogo un mese fa di
MARCO MENSURATI
  [image: Ecclestone boccia Alemanno "Niente Formula 1 a Roma"]

  Bernie Ecclestone, il boss della Formula 1, affossa definitivamente il
Gran Premio dell'Eur. E lo fa nero su bianco, con una comunicazione
indirizzata direttamente al sindaco di Roma Gianni Alemanno, nella quale
ripete esplicitamente quanto già il presidente della Ferrari Luca
Montezemolo aveva anticipato nemmeno un mese fa.

Nella lettera Ecclestone scrive che nessuno in Formula 1 vuole due Gran
Premi in un solo paese. E l'Italia ha già Monza, gara che tutti, a tutti i
livelli, considerano storica e intoccabile. Tanto che lo stesso Alemanno si
era recentemente detto disponibile a un passo indietro nel caso in cui si
dovesse arrivare a una scelta secca tra i due eventi.

Arrivata al termine di una serie di contatti diretti tra l'amministrazione
capitolina e il quartier generale della Fom (Formula one management, la
società che, di fatto, possiede e amministra il Circus), la lettera di
Bernie viene resa nota, beffardamente, proprio nel giorno in cui gli
organizzatori di "Roma Formula Futuro" annunciano alla stampa la
presentazione del loro progetto in una cerimonia prevista per il prossimo 21
gennaio a Roma, alla presenza - garantisce un comunicato - proprio del
sindaco Alemanno. Un evento che finirà così per assomigliare più
all'autopsia di un progetto che non a una sua descrizione.

La presa di posizione di Ecclestone non si può certo dire inattesa, visto
che l'uomo, prudente, si è sempre guardato bene dal confermare in pubblico
di aver firmato alcun accordo per disputare la gara
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di Roma. Le perplessità del boss della F1 sono state motivate più volte
negli ultimi tempi, e in diverse sedi. Il principale argomento è quello
relativo alle condizioni economiche generali della Formula 1, un ecosistema
complessivamente florido ma dagli equilibri finanziari molto delicati, con i
team costretti a stringere la cinghia (da un anno a questa parte hanno
persino siglato un rigido resource restrictemnt agreement, una sorta di
budget cap, per contenere i costi) e a cannibalizzarsi l'un l'altro sponsor
e partnership, che poi sono il vero motore economico della baracca.

Un motore che si inceppa regolarmente ogni qual volta che il circus fa tappa
nelle sedi dei nuovi gran premi, soprattutto quelli organizzati nelle grandi
città, Istanbul, Valencia e Shanghai su tutte. Eventi - ai quali va aggiunto
anche quello di Melbourne - che vanno malissimo, con i conti in rosso fisso,
e gli spalti deserti fino al languore. Tanto che le tv quest'anno si sono
spesso lamentate di dover fare inquadrature troppo strette sulle macchine
per evitare di smascherare, in secondo piano, i clamorosi flop
organizzativi. Ché, si sa, non c'è niente di meno telegenico di uno spalto
vuoto.

Da questo punto di vista, la politica della Fom è molto chiara: puntare su
circuiti tradizionali, come appunto Monza, che insieme a Spa e a Montecarlo
costituisce una sorta di trinità intoccabile, o su paesi emergenti (e
possibilmente molto ricchi). E visto che i Gp in una stagione non possono
essere più di 19-20 (i piloti in verità si lamentano dicendo che sono pure
troppi) e che ci sono molti altri paesi in fila per ospitare un evento
(Russia, India, Usa e Messico), la sola idea di doppiare Monza con Roma è da
considerarsi irricevibile.

D'altra parte ci sono le motivazioni dei team, la Ferrari su tutti. Non è un
segreto che il sogno di Maranello, ribadito da Montezemolo in ogni contesto
possibile, sia quello di tornare a disputare una gara in Usa. Il mercato
delle auto ha delle regole ferree, del resto.

Non manca, come al solito, chi vuole leggere la mossa di Bernie anche da un
punto di vista politico. Chiunque conosca il manager inglese sa bene quanto
sia determinato e furbo. Ma soprattutto quanto sia attento alle relazioni
personali con il mondo politico. E per questo c'è chi attribuisce alla
lettera un curioso valore strategico. L'intenzione dell'inglese sarebbe
stata quella di fornire ad Alemanno una via d'uscita, per quanto angusta, da
una situazione che politicamente si sta facendo sempre più ingarbugliata. (13
gennaio 2011)


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ANDREA DE LIBERATO
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