Il giorno 27/mar/10, alle ore 18:46, Grua Franz ha scritto:
Il giorno 27/mar/2010, alle ore 18.37, Roberto Cali ha scritto:
Roberto Calì
Il giorno 27/mar/2010, alle ore 17.24, Biomac <[email protected]>
ha scritto:
Con la sentenza 11618 la Cassazione equipara il napoletano a
persona evasiva, cioe' non puntuale nel definire le cose.
Qualche anno fa lo pensavo anch'io, ma poi ho conosciuto voi... Il
giudice sicuramente non usa Mac!
Ecco, questo è un complimento che ci fa molto onore. Grazie Rob.
Mi piace citare la prefazione che Michele Santoro ha scritto per il
libro di Peppe Lanzetta "Una vita postdatata", con la sua descrizione
della napoletanità.
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\f0\i\fs24 \cf0 Peppe Lanzetta mi ha sempre fatto la stessa impressione di una spiaggia d'inverno. Lo ascolti (o lo leggi)\'a0e ti vengono incontro forme incerte, tronchi che sembrano corpi, teste di bambole, soldatini, siringhe usate.\
In condizioni normali, li valuteresti comunissimi detriti, spazzatura, rifiuti inadoperabili. \
Ma stai camminando (da solo) sulla sabbia, il cielo \'e8 grigio, la risacca ti separa dai pensieri. \
Cos\'ec ogni pezzo di plastica finisce per rivelarti\'a0un frammento di storia, acquista un valore disperato e nostalgico.\
Non so quanti come me rifiutino di pensare a Napoli, di tornare nemmeno per un'ora a camminare nei vicoli, di parlare\'a0una sola parola di una lingua scomparsa. \
Fuggo da anni per ingannare il destino che condanna i napoletani all'estinzione, sperando in un nascondiglio sicuro, coltivando atteggiamenti mimetici, adottando mille travestimenti. \
So, per\'f2, per consumata esperienza, che si riesce a trarre in inganno soltanto gli imbecilli, coloro i quali restano convinti di saper riconoscere la napoletanit\'e0 dalla mania di gesticolare, di alzare la voce, di raccontare barzellette. \
I veri napoletani, invece, come intu\'ec Pasolini, sono una trib\'f9 afflitta da implacabile decimazione, incapace di qualsiasi adattamento al presente. \
Non resistiamo alle malattie della modernit\'e0, non riusciamo ad abitare stabilmente il successo, siamo assolutamente insensibili al richiamo del denaro.\
Barboni, drogati, battone, disperati di ogni sesso e di sesso incerto, dialogano spontaneamente con noi napoletani, dividono il condominio del margine, le periferie di una grande metropoli immaginaria, sospesa tra il passato e il futuro.\
Napoli forse. \
Insopportabile assedio, al giorno d'oggi, delle popolazioni dei quartieri. \
Cementificazione tangenziale di ogni umanit\'e0.\
Volgarit\'e0 di politici senza pari.\
Mi costa troppa sofferenza tornarci, essere costretto a riflettere sulle ragioni di una fuga, di una insopportabile sconfitta.\
Quando sono costretto a farlo, cammino nel traffico assordante cercando di non pensare, di non alzare gli occhi da terra.\
Troppa paura di non ritrovare i luoghi che continuano a vivere nella memoria e che moriranno con me.\
Ma, come su una spiaggia, dal finestrino\'a0di un automobile, dalla folla, dalla porta di un bar, compaiono, improvvisamente, volti noti, e mi vengono incontro con minacciosa allegria.\
L'elenco degli scomparsi si rinnova, quello dei riciclati socialisti pure, e non resta che scappare.\
Cos\'ec, quasi senza accorgermene, sono finito una volta in un piccolo teatro, il Sancarluccio, dove appunto Peppe Lanzetta stava recitando un suo "Lenny".\
Citazione di un mitico moralista americano, un comico che frustava se stesso pi\'f9 degli altri, finito morto in un cesso con una siringa nel braccio.\
Peppe \'e8 uno come Lenny? Me lo sono chiesto spesso; ma mi sono sempre risposto di no.\
Un napoletano costretto a nascondersi, per sopravvivere ha bisogno di travestimenti.\
Lenny, Giuseppe, Rosaria, tutti i protagonisti dei racconti che in fila leggerete, sono maschere che impediscono alla realt\'e0 di precipitare nell'immaginazione.\
Troverete in questo libro tanti messaggi arrivati dal mare in bottiglia: righe tratte da canzoni degli anni Sessanta e Settanta, moralismi eduardiani, sberleffi di Tot\'f2, insieme a storie vere, personaggi di carne e ossa, fatti e morti di Secondigliano.\
Peppe Lanzetta \'e8 tra i pochissimi ad aver sentito la tragedia di una citt\'e0 che muore con i jeans troppo stretti addosso e, come tutti i napoletani, cova dentro una rabbia implacabile e feroce. \
Una catastrofe nucleare insegue i sopravvissuti nelle loro case kitsch, un'aria infetta penetra dai balconi con i pomidorini appesi, invade le domeniche dagli schermi dei televisori e dai tubi di scappamento delle automobili.\
Eduardo non basta pi\'f9 (se mai \'e8 bastato) per capire cosa sta succedendo, e nemmeno Bukowski.\
La realt\'e0 \'e8 pi\'f9 forte della letteratura. Ma Peppe Lanzetta ha bisogno di vestirsi di letteratura per continuare a scappare, da se stesso in primo luogo e dai personaggi veri delle sue storie che l'inseguono.\
Forse ci incontreremo a Casablanca uno di questi giorni, oppure a Samarcanda (chiss\'e0), e aspetteremo insieme che il destino ci raggiunga.
\i0 \
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\pard\pardeftab720\qr
\cf0 Michele Santoro\
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