Il giorno 25/giu/08, alle ore 15:21, miKe ha scritto:
http://www.unirc.it/firma/buccafurri121.pdf
descrizione su una possibile vulnerabilità che permetterebbe la
modifica di
documenti informatici dopo l'apposizione di firma digitale.
Per essere precisi, visto che gli autori non lo hanno spiegato
nell'abstract: spiegano che consegnando al destinatario lo stesso
documento (inteso come sequenza di byte) che il firmatario ha firmato,
ma dichiarando un tipo diverso (nel campo MIME type, o dando al file
un'estensione diversa), si può fare in modo che il destinatario
visualizzi informazioni diverse da quelle che ha visto il firmatario,
se il documento in questione è appositamente preparato.
Questo implica, tra l'altro, che la vittima (il firmatario) debba
firmare un documento preparato da altri o preparato con strumenti non
fidati. (La discussione che presentano circa gli ambienti trusted ed
untrusted – "…il processo di firma digitale rimane intrinsecamente
insicuro, visto che i PC non possono essere considerati piattaforme
fidate" – mi pare poco condivisibile.)
Credo che la cosa non sia del tutto sconosciuta in letteratura come
affermano loro, dal momento che alcune legislazioni prescrivono
l'utilizzo di un "trusted viewer" in ambienti untrusted e che sono
stati proposti, per esempio, protocolli per firmare tutti gli header
di una mail, compresi quindi quelli che dichiarano il content-type
(Lijun Liao e Jörg Schwenk, http://www.kes.info/archiv/material/bsikongress2007/poster-liao.pdf
).
(Su una nota correlata, non capirò mai perché nella legislazione
italiana non è stato previsto un signature counter come per la card
OpenPGP…)
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E.
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