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Dal Corriere della Sera di oggi ... anche se gli manca la vela, mi pare un
mito.
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Usa, il record di Dale Webster. «Anche mia moglie sogna con me. Mia figlia?
Dice: papà, attento agli squali»
Diecimila giorni a cavallo di un surf
La scommessa di un cinquantenne: «Cominciai nel '75, aspetto il ritorno
della grande onda»
http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=INTERNI&doc=ONDA
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK - Mentre Bill Gates posava la prima pietra della Microsoft in un
garage ancora lontano dai fasti di Redmond, lui già fluttuava leggero nel
mare di Bodega Bay, la bengodi dei surfisti californiani, sulla fedele
tavola. Era il 2 settembre 1975 e la luna con i suoi magici influssi stava
per regalare di lì a poco alla costa del Pacifico la «Grande serie», quella
che acchiappi una volta nella vita: sette giorni filati di onde alte 5
metri, tese e pulite come lenzuola fresche di bucato sopra l'oceano. Dale
Webster, che allora era un aitante ventiseienne, fece surf il primo giorno,
il secondo, il terzo, tutta la settimana, e, quando la settimana passò,
disse a se stesso: «Vediamo se riesco a continuare». Continuò per un giorno,
due, dieci, cento, mille, e continuò ancora, perché di colpo capì quello che
voleva davvero: fare surf ogni giorno, cavalcare le onde provocate dalla
luna in ogni fase del calendario, fino ad incontrare di nuovo, per la
seconda volta in una sola vita, la «Grande serie», fino ad usare ancora la
stessa carta delle maree che aveva consultato da ragazzo. Per un ciclo
lunare completo, però, tocca pazientare circa 28 anni.
Così, mentre i suoi coetanei si preparavano a diventare i più giovani
miliardari d'America veleggiando sulla spuma della new economy, lui era
ancora lì, in quello specchio d'acqua davanti a Bodega Bay, sulla tavola,
come sempre. E mentre Robert Reich, già intellettuale di punta del
clintonismo e faccia perbene del boom economico, meditava amaro sul
paradosso d'una rivoluzione tecnologica che aveva in realtà «diminuito il
tempo delle vite non lavorative», Dale, suo inconsapevole discepolo,
spendeva tre quarti dell'esistenza a cavalcare il mare inseguendo la luna.
«Al college studiavo i primi computer: magari sarei ricco anch'io adesso, se
non avessi dedicato tutte le energie alle onde», sorride, in realtà senza
rimpianti: «Ma magari quelli come Bill Gates mi invidiano, perché vorrebbero
saltare nell'oceano come me e non sanno farlo».
E' appena passato un weekend di maltempo in California, la peggiore tempesta
degli ultimi tre anni. La temperatura dell'acqua è scesa sotto i dieci
gradi, onde alte come palazzi hanno sferzato la spiaggia di Bodega Bay,
questo villaggio di pescatori poco a nord di San Francisco, famoso
soprattutto perché Hitchcock ambientò qui Gli uccelli . I cartelli
ammoniscono: «Surf a rischio», «Niente bagnini in servizio», «Pericolo di
correnti, rocce e squali». Dal mare riemerge solo lui, l'unico che anche
oggi è uscito, naturalmente. «Oggi è il mio giorno numero 9.267»:
novemiladuecentosessantasette giorni di surf consecutivi, scivolati via con
il voto di arrivare fino al 29 febbraio 2004 (anno bisestile), fino al
giorno numero 10.407 (suo personalissimo Mercoledì da leoni , anche se cadrà
di domenica), e con la regola di cavalcare quotidianamente almeno tre onde,
con qualsiasi mare, qualsiasi tempo, con l'influenza o il raffreddore, con
la colica renale o l'otite. Una volta aveva i calcoli, Dale, è uscito
dall'acqua strisciando e l'hanno portato direttamente all'ospedale in
ambulanza. «Oggi ho preso una dozzina di onde grosse, ma conosco un posto
dove sono più tranquille. La paura c'è, sempre, quando il corridoio d'acqua
ti si richiude addosso come una coperta». A volte per acciuffare tre onde
passano ore, dunque Dale non ha mai potuto cercarsi un lavoro soddisfacente.
Di pomeriggio fa il custode alla scuola elementare di Bodega Bay e stringe
la cinghia. Chissà come è riuscito a trovarsi una moglie: ma Kay, si
capisce, è una donna speciale, quand'era incinta ha fatto surf fino al sesto
mese di gravidanza. Certo, lui non è mai andato a trovare i suoceri, perché
i suoceri abitano nello Utah: e, siccome lo Utah sta sotto le Montagne
Rocciose, vorrebbe dire niente mare, niente surf, e addio voto. Manie,
certo. Ma sua figlia Margot è ugualmente cresciuta adorandolo: ha 13 anni,
fa la terza media e gli ripete «attento agli squali, daddy», da quando un
pescecane bianco di sette metri gli passò sotto la tavola. Fa surf pure
Margot, ma non è una fissazione, i compiti vengono prima. «Mia figlia studia
i computer e avrà tutte le carte in regola, domani», assicura daddy,
apprensivo: «Nessuno potrà accusarmi di non badare al suo avvenire».
L'unico sconto che la vita ha fatto finora a Dale è quello sulle tute, mezzo
centimetro di gomma contro il gelo dell'oceano: gliene regala una ogni 2
settembre la ditta O'Neill, avendo capito che è difficile trovare pubblicità
migliore nella zona. I ragazzi gli vanno dietro, «molti hanno cominciato il
surf guardando me». Nei primi 10 anni lui chiedeva ogni mattina a un
testimone di firmargli un taccuino: il registro della sua lealtà quotidiana
al voto dei 10 mila giorni. Poi ha smesso, la faccenda tra lui e il mare è
diventata troppo personale e nella stagione degli uragani era difficile
trovare testimoni in spiaggia. Ora, togliendo la tuta, si liscia i capelli
biondi che si sono fatti radi. Non sembra più un ragazzo: se per 25 anni ti
ripetono che sei il matto del villaggio, «quel picchiatello di Dale»,
finiscono per piegarti un poco la schiena. «Ma se un pazzo persiste nella
sua pazzia diventa saggio», dice il suo unico vero amico, Drew Kampion,
editore di riviste surf, citando il poeta William Blake. E al momento
giusto, all'alba del giorno 10.407, la luna e le onde sapranno riconoscere
di certo, in quel vecchio saggio, il loro antico amante.
Goffredo Buccini
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