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Un argomento alla volta. Cominciamo dal freestyle.

Dice Luca:
> 1.- Le riviste hanno decantato il freestyle come la panacea dei mali del
> wsurf, una tavola, tre vele e il gioco � fatto. Oggi JP ha in programma 6,
> dico SEI, tavole freestyle, alla faccia della semplicit�. Una per il vento
> forte, una per il vento meno forte, un metro d'onda, l'altra per 30 cm di
> chop e via dicendo. Dove porter� questa esasperazione? A chi possiamo
> adossare le colpe?
> Alle riviste, alle ditte costruttrici, ed entrambi? Oppure a noi stessi?

Dice il Lento:
- Premessa: non esiste in Italia una categoria come "Le riviste". Abbiamo
diverse riviste che hanno posizioni e opinioni molto differenziate tra loro.
In particolare, io conosco bene la posizione della rivista che faccio,
Funboard, per cui scrivero' riferendomi a questa.
- Funboard non ha mai scritto  ne' scritto cose che lasciassero pensare che
il freestyle sia la "panacea dei mali del wsurf". Ha invece sempre detto che
il freestyle e' una gran bella disciplina che esisteva gia' prima che
qualcuno le desse un nome cosi' fico. Una disciplina rispettabile come le
altre: wave, freeride, racing, navigazione con la deriva, eccetera.
- E' vero che con una tavola e tre vele freestyle e' possibile coprire una
ampia gamma di condizioni, ma questo e' possibile anche col wave e col
freeride.
- Cosi' come ci sono decine di modelli freeride e decine di modelli wave,
non trovo in alcun modo sbagliato che ci siano decine di modelli freestyle.
- Non riesco a vedere quale sia il problema se un'azienda propone un'ampia
gamma di tavole. Il problema reale sarebbe se offrissero una sola tavola da
freestyle (o da wave, o da freeride). Ad esempio, se proponessero solo una
tavola da 100 litri, e' evidente che questa difficilmente potrebbe andare
altrettanto bene per un windsurfista che pesa 55 chilogrammi come a uno che
ne pesa 110. 
- L'unico rovescio della medaglia che vedo in una grande possibilita' di
scelta e' la difficolta' per i windsurfisti meno
appassionati/tecnici/esperti di riuscire a scegliere la roba giusta per le
loro esigenze. Ed e' qui che dovrebero entrare in gioco le riviste, offrendo
un servizio utile e obbiettivo (ma questo fa parte della mia risposta al
secondo spunto di discussione, spero domani).
- Quella che tu chiami esasperazione, e che io chiamo ricchezza di scelta,
portera' a poter scegliere (se ne siamo capaci) un prodotto ragionevolmente
piu' adatto alle nostre esigenze, che sono fatte di: livello di abilit�,
peso corporeo, caratteristiche dello (o degli) spot maggiormente
frequentato, vele possedute, ambizioni, stato di forma fisica, budget
disponibile, eccetera.
- Non ci sono colpe, non ci sono colpevoli. Ci sono aziende libere di fare
il prodotto che preferiscono. Ci sono windsurfisti intelligenti liberi di
scegliere quello che preferiscono. Ci sono riviste che hanno il ruolo di
informare su cio' che viene prodotto e aiutare chi lo desidera nella scelta.

Il Lento

p.s. Due domande per Luke:
- perche' ritieni un'esasperazione 6 tavole da freestyle e non ritieni
un'esasperazione 6 tavole da wave o 10 tavole da freeride?
- a cosa ci portera' questo voler considerare il windsurf a compartimenti
stagni, per cui le diverse maniere di fare windsurf, che dovrebbero essere
tutte altrettanto rispettate, vengono invece da alcune persone considerate
un windsurf "non vero"?

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