C'era una volta un libro che si chiamava: "Windsurf: il vento nelle mani".

Il mio primo windsurf mi e' arrivata senza che l'avessi desiderato. Mio
padre aveva appena acquistato una Opel Ascona nuova e sul giornale vedemmo
la pubblicita' della promozione: "Un Windsurf in regalo a chi acquista
un'Ascona". Ci precipitammo allora a telefonare al concessionario pregandolo
di farci rientrare nella promozione, di fare avere anche a noi quella cosa
che nessuno in famiglia sapeva bene cosa fosse ma che sapeva tanto di
esotico e di estivo.
Avevo 17 anni e passai l'estate insieme al mio migliore amico, Pasquale, a
leggere e rileggere il depliant di 8 pagine che insegnava tutto: dal doppio
nodo parlato, indispensabile per fissare (beh, diciamo unire che rende
meglio l'idea) il boma all'albero, alle poggiate, dalla nomenclatura, alle
virate, alle strambate. Credo sia stata una delle estati piu' belle della
nostra vita. Da autodidatti quali eravamo ci abbiamo messo delle giornate
intere a imparare ad armare la tavola a recuperare la vela a muovere i primi
metri e mentre oramai pensavamo di sapere tutto. e forse era proprio cosi,
ma con vento debole. ricominciammo tutto da capo con il vento forte.
Imparammo poi ad andare con la bugna in avanti, appoggiati alla pancia della
vela, tenendo il boma dietro la schiena, con la poppa in avanti, strambare
sotto la vela, e Pasquale imparo' a praticare una magia che a me non riusci'
mai: mettere la tavola di taglio! (Ti ho sempre invidiato per quello
Pasquale.)
Uscivamo con vento forte e debole, con la pioggia e il temporale.

La tavola era un Sordelli, simile al Windsurfer ma piu' piccolo e leggero, e
la vela sponsorizzata dall'Opel si vedeva da chilometri e attirava tutti i
windsurfisti della zona. (Saranno stati almeno 3 in tutto il Golfo all'
epoca!). Memorabile il tedesco che noi cercavamo di copiare in tutto. Ci
chiamava "amico surfista" e noi eravamo al settimo cielo.
Il mitico Sordelli comunque e' stato una buona nave scuola per noi e per
almeno una decina di amici.

Erano gli anni in cui compravamo tutte le riviste di windsurf disponibili:
"Surf" e "Windsurf Italia", gli anni in cui nacque la rivista Bolina, gli
anni in cui il Governo pensava si potesse ricavare nei WS un piccolo gavone
per i razzi di segnalazione e un ancorotto. Gli anni in cui i primi
utilizzatori di trapezi venivano accusati di essere poco sportivi. E ancora
quando si discuteva se era meglio avere il gancio del trapezio aperto verso
l'alto o verso il basso. Comparvero le strap, le stecche, piedi d'albero
cardanici. Cose assurde, cose geniali.

Ma i principi basilari della vela restano uguali. Nel WS, sulle derive,
nella vela d'altura, anche nei deltaplani o nei jumbo. I principi della vela
sono quelli.

Partendo dal WS negli anni ho praticato anche deriva e vela d'altura. ho
provato sensazioni stupende, ho visto posti meravigliosi, mi sono sentito
una cosa unica con la natura e allo stesso tempo una nullita' nei confronti
delle sue immense forze, ma la sensazione di tenere il vento nelle mani.
quell'urlo che ti nasce dentro, l'ho provato solo aggrappato al boma di un
vecchio windsurf.

Oggi e' il mio compleanno, ne faccio 37. Sono passati 20 anni dalle prime
volte e anche se vado piu' in barca a vela che in WS, mi considero un
windsurfista nel sangue.

Buon Vento a Tutti.

Silvio
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