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*/APPELLO PROMOSSO DA: Padre Alex Zanotelli, Ennio Abate, Cristina Alziati,
Angelo Baracca, Ernesto Burgio, Chiara Cavallaro, Paola Ciardella, Patrizia
Creati, Mauro Cristaldi, Manlio Dinucci, Antonino Drago, Giuseppe Gozzini,
Alberto L'Abate, Paola Manduca, Alfonso Navarra, Giorgio Parisi, Claudio
Pozzi,
Giovanni Sarubbi, Alberto Tarozzi, Andrea Trentini, Riccardo Troisi,
Monica Zoppè/*

24/08/06

Sembra essersi formato un consenso generale sull'opportunità/necessità che
l'Italia partecipi alla Forza Internazionale di Interposizione in Libano. È
indubbio che per arrestare la spirale di violenza che sempre più
insanguina il
Medio Oriente, e si estende pericolosamente al resto del mondo, sia più
che mai
necessario un impegno attivo della comunità internazionale, sotto la guida
dell'Onu. L'esito di un tale impegno dipende tuttavia in modo
determinante dalle
condizioni in cui verrà attuato e condotto. Sembra più che mai necessario
richiamare l'attenzione del Governo, del Parlamento e di tutti i
cittadini su
alcuni punti molto delicati.
Una prima considerazione doverosa è che la guerra in Libano ha occultato il
problema palestinese. Non sembra accettabile, in particolare, che la
comunità
internazionale ignori completamente il fatto che Ministri e Parlamentari
di un
paese che dovrebbe essere sovrano siano stati sequestrati (ancora dabato 19
agosto il vice-premier, Nasser-as-Shaer), imprigionati, ed almeno in un
caso
anche torturati. In nessun altro Paese un simile intervento straniero
potrebbe
venire tollerato: perché nessuno reagisce nel caso di Israele? È
inaccettabile
il silenzio del Governo italiano.
Venendo alla costituzione di una Forza Internazionale di Interposizione,
essa
deve ubbidire ad alcune condizioni fondamentali ed elementari: è
evidente che
non possono farne parte militari di un paese che non sia rigorosamente
equidistante tra i due belligeranti. L'Italia ha stipulato lo scorso
anno un
impegnativo Accordo di Cooperazione Militare con Israele, che inficia in
modo
sostanziale e irrimediabile la nostra equidistanza. Il Diritto
Internazionale
impone, come minimo, la /preventiva sospensione di tale Accordo/, i cui
termini
dettagliati devono assolutamente essere resi noti all'opinione pubblica.
È il caso di ricordare ancora che Israele ha partecipato a manovre militari
della Nato svoltesi in Sardegna, nelle quali si saranno indubbiamente
addestrati
piloti ad altri militari israeliani, impegnati poi nella guerra in
Libano. Da
queste circostanze discende una ulteriore condizione: è necessaria una
garanzia
assoluta che il comando di questa Forza di Interposizione rimanga
strettamente
sotto il comando dell'Onu, e non possa essere trasferita in nessun
momento alla
Nato.
È assolutamente necessario, inoltre, che le spese della missione non
gravino
ulteriormente sul bilancio dello stato italiano, e in particolare non
comportino
riduzioni delle spese sociali, ma rientrino nel bilancio del Ministero
della
Difesa per le missioni militari italiane all'estero.
Queste sembrano condizioni fondamentali e irrinunciabili per la
partecipazione
del nostro paese.
Rimangono però altre riserve. Appare singolare e tutt'altro che neutrale il
fatto che una Forza Internazionale di Interposizione venga schierata sul
territorio di uno dei due Paesi belligeranti, quello attaccato, e non
sul loro
confine. Deve essere chiaro pertanto che, finché tale forza opererà in
territorio libanese, essa deve essere soggetta alla sovranità libanese,
e che
non potrà in alcun modo essere incaricata del disarmo né dello
scioglimento di
Hezbollah. Queste condizioni operative esporranno comunque i militari che
compongono questa forza ad agire nel caso in cui avvengano (reali o
pretese)
provocazioni: come potranno opporsi con la forza all'esercito israeliano,
tutt'ora presente in territorio libanese? Non ci si facciano illusioni
sulle
regole d'ingaggio, che verranno decise dall'organismo che guiderà la
missione, e
non dal nostro Governo. Riteniamo giusto richiedere anche che il
contingente
militare sia affiancato da un congruo numero di volontari disarmati.
Deve infine risultare estremamente chiaro che questa Forza di
Interposizione non
potrà mai, e in alcun modo, essere coinvolta in una ripresa o in una
estensione
del conflitto. Così come deve essere escluso un suo impiego per
proteggere le
ditte italiane che si lanceranno nel lucroso business della
ricostruzione del
Libano.
É necessario fugare con molta chiarezza qualsiasi illusione che
l'interposizione
militare, anche nelle migliori condizioni, sia risolutiva per il
conflitto in
Medio Oriente, soprattutto per risolvere la fondamentale questione
palestinese.
Chi arresterà la distruzione delle case, delle coltivazioni e delle
infrastrutture dei palestinesi, gli omicidi mirati (in palese violazione di
qualsiasi norma giuridica)? Chiediamo pertanto che, prima di inviare un
contingente italiano, il nostro Governo ponga con forza a livello
internazionale
l'esigenza irrinunciabile del dispiegamento di una forza internazionale
di pace
anche a Gaza e in Cisgiordania, a garanzia della sicurezza di Israele e
come
condizione per la creazione di uno Stato Palestinese.
Chiediamo che su queste questioni fondamentali vengano prese ufficialmente
decisioni chiare, esplicite e trasparenti, e si esigano le dovute
garanzie a
livello internazionale.

*Clicca qui per aderire*
<http://www.ildialogo.org/noguerra/Condizionilibano22082006.htm>

Fonte: http://www.ildialogo.org
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