tanto per dire che non sono l'ultimo fesso sulla terra :-) oggi sul Riformista, editoriale di Mauro Franchi:

Ma così il Partito democratico non si farà
Movimenti. Rutelli e il suo persistente no all'ingresso nel PSE
http://www.ilriformista.it/documenti/testofree.aspx?id_doc=75770

Sul collocamento internazionale del Partito Democratico passa gran parte del progetto/investimento politico:

1) chi vuole il partito democratico nel PSE crede che il PD sanerà la frattura storica in Italia nel campo progressista creata dall'anomalia di un governo bloccato che ha cooptato sia destra ch sinistra moderata. Oggi la destra si è compattata, mentre a sinistra ci sono piu' resistenze ideologiche. Il PD fonde insieme i campi moderati della sinistra (cattolicesimo, socialisti ed ex-comunisti convertiti al socialismo o al laburismo) e quindi ha la sua casa nel PSE;

2) chi non vuole il partito democratico nel PSE crede che il PD sarà una fusione del tutto nuova nel panorama politico europeo, per cui ne' socialsiti ne' liberaldemocratici possono accogliere il PD in europa e bisogna procedere ad un nuovo raggruppamento democratico.

Personalmente sono dell'idea che il tour di fassino, prodi e rutelli si sia concluso con un buco nell'acqua: se francesi e spagnoli non ci pensano minimamente a spostarsi dal PSE, in Germania la grande coalizione impedisce un ulteriore spostamento della SPD in chiave moderata. Idem in Gran Bretagna dove Gordon Brown si gioca tutte le sue carte con una politica meno moderata di quella di Blair.

In sintesi se vogliamo il PD bisogna essere pragmatici: il collocamento internazionale va risolto con l'unica opzione sul campo, aderire ad un gruppo esistente. Escludendo il blocco conservatore dei popolari e quelli della sinistra europea e degli eurogreen, rimangono liberaldemocratici e socialisti. Quindi addio signor Rutelli?

Ciao
Stefano
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