La situazione politica attuale si è molto complicata in questi ultimi
mesi. Come sapete tutti da subito mi sono molto entusiasmato all'idea
di un nuovo partito che, a sinistra, potesse mettere insieme quei pezzi
della società civile, dell'associazionismo e dei movimenti che in
questi anni avevano tenuto in piedi il discorso politico in Italia al di
fuori di partiti imbalsamati sul che fare (dal 2001-2002) poi schierati
apertamente sul loro suicidio (mancanza di un No alla guerra in Iraq
soprattutto e opposizione demenziale al peggiore governo del dopoguerra)
ed infine, tardivamente, aperti alle istanze dal basso (primarie,
fabbrica del programma...).

Insomma l'idea che la politica italiana potesse "svoltare"
abbandonando l'idea di una politica familistica, fondata sulla rendita
politica e sul ceto politico distinto dal corpo sociale. Ovviamente idea
che andava "esportata" non solo nel caso del partito democratico, ma
anche della sinistra radicale e delle destre.

Al contrario quello che vediamo accadere in questi mesi è l'emergere di
questo ceto arrogante e decrepito, incapace di capire il paese, ma
ancora in grado di "fiutare" l'ultimo treno al quale aggrapparsi per
non sparire. I gruppi dirigenti DS e della Margherita incapaci di capire
il paese nel periodo 2001-2006 e, a dirla tutta, anche nel periodo
1996-2001 "coronato" con una sonora batosta oggi si trovano a ripetere
slogan svuotati di corporeita'. Riformisti senza riforme, riforme senza
senso.

A questo punto concordo con quanto Il Riformista millantava oggi essere
una posizione di Veltroni: rimandiamo i congressi. Il rischio è che
questo ceto di reclusi della stanza dei bottoni si costruisca un
partitello democratico raffazzonato lo porti alla catastrofe elettorale
e poi possa ripresentare se stesso come l'unico gruppo dirigente in
grado di "tornare al passato". Riformisti reazionari.

Oggi chi crede nel partito democratico come istanza di riforma della
politica per prima cosa (e cioe' in grado di rinnovare la politica su
temi caldi come la partecipazione, il finanziamento, la
rappresentatività, la democrazia interna...) deve, a mio avviso,
caricarsi addosso una battaglia politica dura e difficile:

1) rimandare il congresso per permettere PRIMA di rinnovare la classe
dirigente del partito e stabilire una ROADMAP condivisa con i due
partiti, ma non stabilita da loro;
2) difesa strenua del referendum sulla legge elettorale come elemento
simbolico di lotta contro un modo autoreferenziale di intendere la
politica che si fa le legge per conservarsi e non per governare il
paese. Al di la' delle convinzioni maggioritarie o proporzionaliste.

Su queste basi si puo' avere speranza nel prossimo futuro, altrimenti
vedo una lenta agonia che porterà a perdere l'ennesima occasione di
rinnovare questo paese (non esiste innovazione senza rinnovamento).

Ciao
Stefano
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