conclusasi l'epoca delle scuse papali....
Corriere della Sera 31.1.07
LA PROPOSTA Circolano troppi falsi miti. Un esempio: lo sterminio dei
càtari
Una «Lega anticalunnia» in difesa dei cattolici
«Seguiamo l'esempio degli ebrei a tutela della verità storica»
di Vittorio Messori
Sostengo da tempo che i cattolici, ridotti ormai a minoranza (almeno sul
piano culturale), dovrebbero seguire l'esempio di un'altra minoranza,
quella ebraica. Dovrebbero, cioè, creare anch'essi un'Anti Defamation
League, una «Lega anticalunnia», che intervenga sui media a ristabilire le
verità storiche deformate, senza peraltro pretendere alcuna censura o
privilegio, bensì soltanto la possibilità di rettifiche basate sui dati
esatti e sui documenti autentici.
Prendiamo, ad esempio, quei càtari (detti albigesi, in Francia) oggi di
moda anche perché hanno gran parte nel Codice da Vinci eche si vorrebbero
rivalutare, dimenticando che erano seguaci di una cupa, feroce,
sanguinaria setta di origine asiatica. Paul Sabatier — storico del Medio
Evo e insospettabile in quanto pastore calvinista — ha scritto: «Il papato
non è stato sempre dalla parte della reazione e dell'oscurantismo: quando
sbaragliò i càtari, la sua vittoria fu quella della civiltà e della
ragione». E un altro protestante, radicalmente anticattolico e celebre
studioso dell'Inquisizione, l'americano Henry C. Lea: «Una vittoria dei
càtari avrebbe riportato l'Europa ai tempi selvaggi primitivi».
Della campagna cattolica contro quei settari (appoggiati dai nobili del
Midi, il Mezzogiorno francese, non per motivi religiosi, ma perché
volevano mettere le mani sulle terre della Chiesa) vengono ricordati
soprattutto l'assedio e la presa di Béziers, nel luglio del 1209. Vedo
ora, sul «Messaggero», che un divulgatore di storia come Roberto Gervaso
non esita a dare per buona la replica di dom Arnaldo Amalrico, abate di
Citeaux e «assistente spirituale» dei crociati, ai baroni che gli
chiedevano che cosa fare della città conquistata. La risposta è stata resa
famosa dagli innumerevoli ripetitori: «Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i
suoi». Ne seguì un massacro che, stando a Gervaso — seguace, anche qui,
della vulgata corrente — avrebbe fatto fino a quarantamila morti. Il
divulgatore è comunque in sorprendente compagnia: persino uno specialista
vero del Medio Evo come Umberto Eco, nel romanzo
Il nome della rosa, accredita la frase terribile dell'abate e il numero
spropositato delle vittime.
Ebbene: si dà il caso che possediamo molte cronache contemporanee della
caduta di Béziers, ma in nessuna di esse vi è traccia di quell'«uccideteli
tutti». La realtà è che più di sessant'anni dopo, un monaco, Cesario di
Heisterbach, che viveva in un'abbazia del Nord della Germania da cui mai
si era mosso, scrisse un centone fantasioso conosciuto come Dialogus
Miracolorum. Tra i «miracoli», pensò di inventare anche questo: mentre i
crociati facevano strage a Béziers (che fra' Cesario neppure sapeva dove
fosse) Dio aveva «riconosciuto i suoi», permettendo a coloro che non erano
càtari di sfuggire alla mattanza.
Insomma, la frase attribuita a dom Arnaldo ha la stessa credibilità
dell'«Eppur si muove!» che sarebbe stato pronunciato fieramente da Galileo
Galilei davanti ai suoi giudici e che fu invece inventato a Londra, nel
1757, quasi un secolo e mezzo dopo, da uno dei padri del giornalismo,
Giuseppe Baretti.
In realtà, a Béziers, in quel 1209 i cattolici volevano così poco una
strage che inviarono ambasciatori agli assediati perché si arrendessero,
avendo salva la vita e i beni. Del resto, dopo una lunga tolleranza, il
papa Innocenzo III si era deciso alla guerra solo quando i càtari, l'anno
prima, avevano assassinato il suo legato che proponeva un accordo e una
pace. Erano falliti pure i tentativi pacifici di grandi santi come
Bernardo e Domenico. Anche a Béziers, i càtari replicarono con la violenza
del loro fanatismo all'offerta di negoziare: tentarono, infatti, una
sortita improvvisa, ma, per loro sventura, i primi che incontrarono furono
les Ribauds, i Ribaldi, il cui nome ha assunto il significato inquietante
che sappiamo. Erano, infatti, compagnie di mercenari e di avventurieri
dalla pessima fama. Questa masnada di irregolari, non solo respinse gli
assalitori ma li inseguì sin dentro la città. Quando i comandanti
cattolici accorsero con le truppe regolari, il massacro era già iniziato e
non ci fu modo di fermare quei «ribaldi» inferociti.
Venti, addirittura quarantamila morti? Un eccidio ci fu, inquadrabile
nella mentalità di allora e spiegabile con l'esasperazione provocata dalla
crudeltà dei càtari, che non solo a Béziers da anni perseguitavano i
cattolici. Soltanto un contastorie alla Dan Brown può parlare agli ignari
di una «mitezza albigese». Comunque, l'episodio principale ebbe luogo
nella chiesa della Maddalena, nella quale non potevano affollarsi più di
mille persone. Béziers spopolata e diroccata? Non sembra proprio, visto
che la città si organizzò poco dopo per ulteriori resistenze e occorse un
nuovo assedio.
Insomma: un episodio, tra mille altri, di manipolazione ideologica. Una
«Lega anticalunnia» non gioverebbe solo ai cattolici, ma a un giudizio
equo e attendibile sul passato di un'Europa forgiata per tanti secoli
anche dalla Chiesa.
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