per conoscenza giro a tutti

Ciao
Stefano

-------- Original Message --------
Subject: TAE Auguri CAE ...
Date: Mon, 01 Oct 2007 09:57:41 +0200
From: Erika Lombardi <[EMAIL PROTECTED]>


listatae


Volentieri inoltro in lista questa di Alessandro Messina ...
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Auguri CAE...

Nasce la Città dell'Altra Economia. Dunque l'inaugurazione c'è stata.
Andava fatta il 29 settembre, contro ogni realistica previsione, e
così è stato. Una lunga corsa, irta di difficoltà sia per la sua
durata sia per il percorso scelto, trova una prima sosta. Si tratta di
una buona occasione per riprendere fiato e capire come gestire il
prossimo tragitto. Ma andiamo per ordine.

La propulsione del progetto è venuta da un piccolo gruppo di
organizzazioni romane di base. Non dal "grande" terzo settore - che in
verità a Roma è sempre stato assai minuto, per dimensioni economiche
ma anche per capacità politiche - ma dalle fragili botteghe del
commercio equo e solidale, dalle associazioni culturali delle
periferie, che si sono trovate in poco tempo (poco in relazione alle
proprie capacità progettuali e organizzative) a gestire un'opportunità
rara e importante. Era l'inizio del 2003. Eravamo il popolo dei
"social forum", che cercava l'altro mondo possibile, che non poteva
essere raggiunto senza passare - sembrava ovvio - per un'altra
economia. Molti di noi erano stati a Genova. Qualcuno le aveva pure
prese. La carica utopica era intensa. Si perseguiva un progetto di
reale cambiamento.

La politica inseguiva questi movimenti - che sembravano l'astro
nascente della società italiana - e solo così è accaduto che un
neofita della nomenclatura romana, Luigi Nieri, giocando di astuzia e
abilità, è riuscito a portare il disincantato Veltroni ad assecondare
la richiesta di uno "spazio permanente" per l'altra economia a Roma.
"Ma nun me fate il centro sociale" ha ribadito più volte il sindaco,
che non ha mai smesso di parlare di "mercato equo e solidale",
annacquando sapientemente il carattere radicale di buona parte dei
contenuti della proposta.
L'immagine che più spesso ha proposto alla stampa Veltroni è stata
quella della massaia di Testaccio che trova - tra le opzioni di spesa
quotidiane - il verduraio biologico.
Ma le associazioni riunite nel Tavolo dell'Altra Economia sono state
al gioco. Sapevamo, tutti, che non aveva senso stare a tagliare il
capello in quattro. "Ognuno la vedrà a modo suo - ci dicevamo - ma ora
è importante riuscire a realizzare il progetto". E certo resta un
fatto che Veltroni ha avuto la lungimiranza di non opporsi all'idea.
C'è da chiedersi chi altri lo avrebbe sostenuto (certo non Dominici o
Cofferati...).

E' così iniziata una lunga cavalcata di riunioni, discussioni, ipotesi
di fattibilità economica, modalità di gestione, selezione dei
candidati e così via. Chi siamo? cosa è l'altra economia? chi ha
diritto di stare nel progetto? e che doveri ha nei confronti degli
altri?
Non sempre tutto è stato liscio ma si è andati avanti. Nel mio ruolo
di responsabile amministrativo del progetto (dal maggio 2004 al giugno
2007) ho a volte tirato per i capelli decisioni che stentavano a
venire. Me ne sono sempre assunto le responsabilità, qualche volta
anche entrando in conflitto con quel mondo a cui sento di appartenere.
Sono tuttora convinto di non aver sbagliato. La cosa più difficile è
(ancora) evitare che un progetto su cui il Comune ha investito tanto
(circa 5,5 milioni di euro) droghi la capacità di auto-organizzazione
delle piccole realtà che invece devono cogliere l'occasione per
crescere e mantenere la propria ricchezza di contenuti e identità
"altra".

Lo scontro più forte, sia tra il Comune e le organizzazioni, sia tra
le stesse, direi che ha finora riguardato il modello di gestione. Dal
canto mio ho sempre palesato l'esigenza di chiedere un salto di
qualità professionale a chi si troverà a gestire questi splendidi
spazi. I quali, tra l'altro, hanno un valore di mercato, di potenziale
commerciale, notevole. Vedo in questo l'elemento centrale della
riuscita del progetto: un'altra economia ha bisogno di grandi capacità
gestionali, di professionalità elevate, di competenze e creatività.
Come sempre, per fare meglio del capitale, bisogna essere più bravi
dei capitalisti: valorizzare relazioni personali e reti fiduciarie
oltre che quelle monetarie, mai però sottovalutando queste ultime;
utilizzare strumenti organizzativi avanzati, dall'open source alle
monete complementari, senza mai  dimenticare quelli già esistenti,
perchè dagli altri - anche i cattivi mercanti - c'è sempre da
imparare.
Qualcuno ha letto tutto questo come una deriva aziendalistica (Bruno
Amoroso su Carta). Io resto dell'idea che sarebbe pericoloso
sottovalutare il rischio di fallire nella gestione di questo progetto.
E se non si può fallire, allora bisogna essere molto dotati di
capacità (anche tecniche), forse più di quante ne servano
oggettivamente.

Oggi finalmente si è costituito il consorzio che - in un prossimo
futuro - potrebbe andare a gestire l'intero progetto. Finché ciò non
avverrà resta in piedi il modello "incubatore", con i suoi limiti e i
suoi pregi, che mi sentirei di consigliare anche a chi dovesse
ripetere l'esperienza in altre città: è servito a sbloccare un
processo dal basso che si era arenato, a favorire la ricerca di nuove
convergenze tra le organizzazioni, di dare il tempo alla fase
costituente di maturare.
Consiglierei al neonato consorzio di non aver fretta a fare la sua
richiesta di concessione al Comune. La modalità incubatore consente a
tutti gli operatori coinvolti di mettersi alla prova in una condizione
protetta e può aiutare l'aggregazione a prepararsi al meglio al
momento della piena autonomia.

L'anticipo dell'apertura al 29 settembre non aiuterà. L'unico
vantaggio - lo hanno notato tutti - sarà per Veltroni e le sue
primarie. Ma la struttura non è pronta. L'area del Mattatoio ancora
meno. Le organizzazioni idem. Se tutto va bene si andrà a regime
all'inizio del 2008. E comunque ci si scontrerà con un cantiere di
grandi dimensioni tutt'intorno. Insomma, il ruolo di apripista, che
già è costata tanta fatica, continuerà a richiedere sacrifici e
investimenti significativi a tanti.
Ma non è difficile valutare come questo fosse il prezzo da pagare per
ottenere il progetto.

Al di là di ciò, è giunto il momento di capitalizzare il grande lavoro
fatto. Un progetto unico in Europa. Una buona pratica che già viene
imitata da altre città italiane (Venezia). Un luogo che deve essere di
sperimentazione e forte innovazione nelle relazioni economiche e
monetarie. Per dare valore a tutto questo è necessario rilanciare -
puntando in alto - il ruolo culturale della Città dell'Altra Economia,
il suo voler sperimentare - e ribadirlo - un altro modello di
sviluppo, un'altra idea di qualità della vita, la sua sfida al
neoliberismo. Oggi più che mai. Oggi che i movimenti sono in crisi,
che la sinistra fatica, che ogni idea anche vagamente redistributiva o
di attenzione alla società prima che all'economia viene tacciata di
scarso pragmatismo.

E se il sindaco di Roma all'inaugurazione dell'Città dell'Altra
Economia non rinuncia a dire che bisogna conciliare crescita e "altra
economia", è il caso di spiegare - con una efficace gestione di questi
spazi - a lui e al resto delle persone che ci guardano che la crescita
che vogliamo è quella dello sviluppo umano, del risparmio energetico,
delle condizioni di vita nel sud del mondo, dell'accesso ai beni
comuni.

Oggi, mentre il governo varava la sua proposta di finanziaria, la
Città dell'Altra Economia veniva inaugurata. Nessuno ha collegato i
due eventi. Eppure, forse, un legame simbolico c'è. Perché un giorno
si potrebbe arrivare ad una legge di bilancio dello stato basata su
un'altra idea di economia. Utopia? Lo era anche quella del gennaio
2003. E' la sfida che dobbiamo raccogliere.



Alessandro Messina


-- 
Erika Lombardi
Comune di Roma
Dipartimento XIX
V U.O. Autopromozione sociale
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