Ciao Giuseppe,

On October 12, 2021 9:06:05 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
> 
> Il filosofo Mosterín riflette sul superamento degli stati-nazione
> attraverso Internet. In una digital utopia si eviterebbe la netta
> contrapposizione tra maggioranza e minoranza che impongono scelte non
> accettate da tutti, in quanto ciascuno aderisce a quella comunità di
> cui accetta gli ideali.

Dunque sarebbero mutualmente esclusive?

Su Internet, sin dall'invenzione della mailing list, l'appartenenza ad
una comunità non esclude "ex lege" l'appartenenza a nessun'altra.

Non solo, ma non esisteva alcuna autorità preposta o anche solo in
grado di identificare con certezza l'elenco completo di comunità cui un
individuo apparteneva.

Questa qualità di Internet viene spesso confusa con l'anonimato e lo
pseudonimato online (che certamente facilitano questa separazione degli
aspetti sensibili della propria vita cibernetica) ma in realtà era un
effetto indipendente da essi e semplicemente dovuta alla natura
decentralizzata (e quindi partizionata amministrativamente) della rete.


Con la centralizzazione a livello infrastrutturale (cloud, oauth,
openid connect etc...) e culturale (facebook, twitter e silos vari)
questa caratteristica è diventata sempre meno scontata.

Oggi è tecnicamente possibile tracciare capillarmente e continuamente
la vita cibernetica della maggioranza delle persone e dunque
individuare le varie comunità cui appartengono ANCHE se usano
pseudonimi.

Tant'è che Google lo fa da anni e ci fa pure soldi.

Però la centralizzazione è precondizione per il tracciamento e la
sorveglianza: ssenza sarebbe impossibile impedire ad una persona di
partecipare a più "utopie digitali", fossero anche in diretta
contraddizione valoriale.

O magari mi sto perdendo qualcosa di ovvio?


> Modern liberal democracy is a compromise between the twin ideals of
> freedom and democracy. Mosterín emphasizes their differences: freedom
> comes down to doing what I want to do; democracy, to doing what (the
> majority of) the others want me to do.

Pessimo argomento fantoccio.

Almeno in teoria [1], in una democrazia la maggioranza non decide cosa
un individuo debba fare, ma cosa NON debba fare (ed al limite COME debba
fare alcune cose).

La differenza talvolta può essere molto sottile, ma pure esiste. 

Prendiamo un esempio particolarmente problematico:

- l'obbligo di vaccinarti con vaccini che richiedono una TUA assunzione
  di responsabilità in caso di eventi avversi
- il divieto di uscire di casa senza una certificazione che attesti
  sostanzialmente la tua ridotta probabilità di essere contagioso

SONO comunque diversi.

La fiera del tartufo ad Alba, dopo l'esperienza dell'anno scorso che
portò alla chiusura di tutte le scuole del Piemonte, mostra tutta
l'ipocrisia di questi divieti, che non hanno finalità di salute
pubblica ma di massimizzazione dei profitti privati.

Tuttavia sono rarissime le situazioni in cui un governo democratico
impone ai propri cittadini qualcosa.

La differenza fra cittadino e suddito sta proprio in questa
impossibilità: lo Stato (la maggioranza) delimita lo spazio della nostra
libertà con divieti (non uccidere, non rubare etc...) ma non ci dice
cosa fare giorno per giorno.

Cosa che peraltro oggi sarebbe tecnicamente possibile.

> Rejecting as muddled the metaphysical notion of free will, he focuses
> on political freedom, the absence of coercion or interference by
> others in my personal decisions.

Definizione molto liberista.

Se fosse vera, il bambino che muore di povertà è perfettamente libero.
Ma allora sceglie di morire?

E se è adulto?


> He proposes a world without nation-states, territorially organized in
> small autonomous but not-sovereign cantonal polities, complemented by
> strong world organizations.

Proposta interessante.

Personalmente ritengo che la tendenza ad aumentare la complessità
organizzativa che l'uomo ha manifestato negli ultimi diecimila anni
renda lo scenario di un singolo stato planetario probabile nel lungo
periodo (a meno che non avvenga un collasso della civiltà umana, con
la morte della maggioranza della popolazione del pianeta).

Tuttavia non immagino cosa impedirebbe a queste organizzazioni mondiali
di schiacciare le piccole autonomie locali e governarle direttamente.


D'altronde, Mosterín propone di sostituire stati-nazione (e dunque
storie e culture geograficamente determinate), religioni e partiti con
queste piccole autonomie locali che però sono comunque determinate
geograficamente (perché comunque SIAMO sempre anche il nostro corpo: le
allucinazione transumaniste lasciamole ai lobbisti in acido).

Tu invece proponi qualcosa che non è geograficamente (e dunque
fisicamente) determinato e quindi ancora più fragile politicamente.

Può esistere solidarietà senza solidità?


Giacomo

[1] nella pratica i Governi degli stati "democratici" governano sempre
    di più "a nome" della maggioranza, ma lo scollamento con la realtà
    e la popolazione dei politici è talmente drammatica che è difficile
    talvolta riconoscervi una democrazia (cosa della quale i populismi
    approfittano per radicarsi e radicalizzarsi).
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