Buongiorno

Non so se ci sia materiale utile alla discussione, ma il 18 luglio scorso avevo 
scritto in proposito questo pezzo sul Sole 24 Ore.

Luca

Tra qualche tempo, se nel giorno delle elezioni un cittadino si troverà 
all'estero o lontano dal suo seggio elettorale, e se lo avrà preventivamente 
richiesto, potrà partecipare alla sperimentazione del voto elettronico via 
internet usando un'applicazione appositamente predisposta per il computer o il 
telefono dotati di uno dei browser più utilizzati. Il 9 luglio scorso il 
governo italiano in effetti ha approvato l'avvio della sperimentazione, con lo 
stanziamento di un milione di euro per predisporre l'infrastruttura necessaria, 
seguendo le linee guida scritte da una task force sui cui lavori non sono 
disponibili verbali o documentazione consultabile.

È l'avvio di una nuova fase della democrazia italiana, più veloce, meno 
costosa? O è un rischio tecno-politico da non prendere superficialmente? C'è 
una qualche tecnologia che possa garantire la segretezza del voto e impedisca 
il voto di scambio se le elezioni si svolgono via internet?

In Germania, Svizzera, Norvegia e Olanda, il voto via internet è stato escluso 
anni fa, perché è praticamente impossibile garantirne la sicurezza. Negli Stati 
Uniti, molti scienziati, tra i quali Vint Cerf, uno dei padri di internet, in 
rappresentanza di un impressionante numero accademie scientifiche, hanno 
raccolto le conclusioni di un grande insieme di ricerche che mostrano come le 
elezioni su internet non siano fattibili. E una ricerca del MIT ha dimostrato 
che anche l'uso della blockchain non garantisce niente. La Francia ha avviato 
invece le sue sperimentazioni, con un dibattito molto trasparente, garantendo a 
tutti comunque la possibilità di votare in diversi modi.

Certo, gli italiani che non hanno ancora una propria sperimentazione meritano 
di averla. Ma i rischi sono già chiari nel decreto approvato dal governo. “In 
caso di incidente in grado di compromettere l'integrità del sistema, il 
personale responsabile del funzionamento delle infrastrutture informatiche deve 
informare immediatamente l'amministrazione elettorale.” Qualunque cosa questo 
significhi. Ma si sa che “devono essere favoriti, in ogni caso, i controlli 
automatici, limitati gli interventi a distanza nonché minimizzati i rischi di 
intrusione, di errore umano e di sabotaggio, attraverso uno specifico 
protocollo di intervento”. Non si comprende se i voti degli elettori 
sperimentali in quel caso varrebbero di meno di quelli degli elettori normali.

Di certo, le linee guida prevedono che esista un'infrastruttura centrale del 
sistema elettorale e che questa sia gestita da personale autorizzato. Poche 
persone per tutto il paese opereranno nel giorno delle elezioni a governare il 
processo, mentre il sistema informatico sarà valutato prima delle elezioni da 
un'autorità indipendente e dai funzionari preposti alla sicurezza cybernetica 
nazionale. Se i responsabili del sistema vedessero anomalie o intrusioni 
sospette dovrebbero informare immediatamente “l'amministrazione elettorale”, 
responsabile della disponibilità, affidabilità, sicurezza e utilizzabilità del 
sistema di voto elettronico. E questa amministrazione dovrà comunque rimettersi 
ai tecnici per valutare la situazione. È dunque stato disegnato un nuovo centro 
di potere, non indipendente dal governo, capace di concentrare le operazioni di 
controllo delle elezioni. Il ministero dell'Interno e quello della Transizione 
digitale hanno operato questa scelta. Senza peraltro specificare con quali 
indicatori si definirà il successo o l'insuccesso della sperimentazione.

E senza spiegare come contano di vedere applicato questo sistema quando al 
governo dovessero - per assurdo e malauguratamente - essere eletti partiti che 
non mettono al primo posto la qualità della democrazia.

Ma per l'Italia, dove il rischio di voto di scambio è proporzionale 
all'importanza della politica nella vita economica dei cittadini, si prospetta 
un altro scenario da incubo. Che cosa succederebbe se un boss volesse 
controllare il voto di una parte consistente della popolazione della sua città 
e facesse sapere in giro che se gli elettori si presenteranno in un certo 
posto, in una città diversa dalla loro, a una certa ora, avendo chiesto 
l'abilitazione a votare elettronicamente, offrirebbe loro una ricompensa 
qualora mostrassero a un suo incaricato il loro telefono nel momento in cui 
votano secondo le sue indicazioni? Sarebbe il voto di scambio 4.0. E non è 
chiaro come si possa evitare.



https://24plus.ilsole24ore.com/art/il-voto-elettronico-e-esperimento-piuttosto-pericoloso-la-democrazia-AEdEiKX


> Il giorno 20 dic 2021, alle ore 06:09, M. Fioretti <[email protected]> ha 
> scritto:
> 
> On Sun, Dec 19, 2021 21:55:16 PM +0100, maurizio lana wrote:
> 
>> a leggerlo capisco che ING-INF/05 e INF/01 citino questo documento,
>> ma temo che sia inadatto per comunicare verso un pubblico inesperto.
> 
> Buongiorno Maurizio,
> Se serve qualcosa di piu' semplice possibile, anche piu' rapido da fruire
> di un video, c'e' questo post mio, scritto proprio con quello scopo:
> 
> https://stop.zona-m.net/it/2018/03/lo-ripeto-voto-online-o-elettronico-no-grazie/
> 
> e poi qualsiasi altra cosa nella stesse categorie:
> 
> https://stop.zona-m.net/it/tag/voto-online/
> https://stop.zona-m.net/it/tag/voto-elettronico/
> 
>    HTH,
>        Marco
> -- 
> Help me write my NEXT MILLION WORDS for digital awareness:
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