> .. pericoli che vedo sono apocalittici, mi riferisco agli ultimi msg
su emozioni numerizzate ...
Mi viene in mente il celebre saggio "apocalittici e integrati" di
Umberto Eco, del 1964 (sic!), già citato in lista qualche tempo fa.
Dato che si tirano in ballo filosofi greci, permettetemi di nominarne
uno che, non fosse stato per Diogene Laerzio, di lui non sapremmo nulla.
E sarebbe stato un peccato perché senza la scuola di pensiero,
l'eclettismo, fondata, appunto, da Potamone d'Alessandria, non useremmo
nemmeno quel termine "eclettico" che nei secoli è stato associato alle
persone di genio, o alle persone comuni, che si sono interessati, spesso
contemporaneamente, ai vari campi dello scibile umano.
Nicola Cusano, Leon Battista Alberti, Leibniz, sono solo alcune delle
figure poliedriche che hanno dato contributi importantissimi alla civiltà.
Umanisti e matematici, ecco cos'erano (oltre a tanto altro). E perché
mai non dovrebbero coesistere nella stessa persona predisposizioni per
l'una o altra branca del sapere?
Per finire, dopo i "mostri sacri" del passato, vorrei ricordare un
personaggio non notissimo a molti, Leonardo Sinisgalli, il "poeta
ingegnere" o il "poeta delle due muse" [1], se fosse vivo oggi
probabilmente sarebbe qui a discutere con noi, in questa lista
frequentata da "apocalittici e integrati". Con la rivista "Civiltà delle
macchine" ha provato a fare e farsi spiegare dai maggiori umanisti
dell'epoca (scrittori, artisti, poeti), come rapportarci con le
"macchine" senza esserne schiavi.
E' inutile, controproducente, dire la matematica, i numeri, sono e ci
porteranno alla rovina del mondo, mettere la testa sotto la sabbia. Non
capire le percentuali significa che se dici a qualcuno che il 10% delle
persone possiede il 76% di tutta la ricchezza globale e questo ti guarda
stralunato, non gli darà il giusto peso. Figuriamoci se gli presenti un
report [2], denso di numeri, grafici, statistiche, percentuali, sulla
disuguaglianza nel mondo.
Jacques Ellul, nel saggio "Il sistema tecnico" del 1977 scriveva: "La
tecnologia invade le nostre vite, riempie anche i più piccoli interstizi
dell’esistenza, e ci domina senza che a essa si possano frapporre
ostacoli. Il mondo tecnologico si auto-alimenta, si autonomizza e tende
sempre più a vivere tramite scambi del tutto interni, con il pericolo
che il mondo tipicamente umano, quello dei sentimenti, delle emozioni,
dei desideri, divenga una mera appendice dell’universo tecnologico".
Era il 1977, è trascorso quasi mezzo secolo, la tecnologia è ancora più
pervasiva ma se le distopie vaticinate dagli scrittori di fantascienza
non si sono (ancora) avverate è anche grazie a chi, tecnico tra gli
umanisti o umanista tra i tecnici ha saputo mettere in circolo i "freni"
necessari.
"Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, ...,
guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la
contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i
moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo,
risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il
letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito ... La
specializzazione va bene per gli insetti."
Robert A. Heinlein, (Lazarus Long l'immortale)
Antonio
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Sinisgalli
[2]
https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2021/12/WorldInequalityReport2022_Full_Report.pdf
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Lazarus_Long,_l%27immortale
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