Ciao Damiano e lista

ben venga la diversità di vedute ed interpretazioni di fatti, altrimenti
perché essere in lista...

Lasciami dire che la mia. interpretazione dei fatti e convinzioni,
specificatamente di come i paesi ed in particolare i sistemi di istruzione
e formazione hanno risposto all'emergenza educativa nel 2020+, si è formata
su quello che ho osservato nel mio lavoro, in paesi esteri, paesi in via di
sviluppo o così detti in transizione, con limitate conoscenza del caso
Italia. Ma anche guardando a quanto successo in Italia, a partire da marzo
2020, temo che nella fase emergenziale, il ruolo dei giganti del web sia
stato importante e non sempre negativo.

L'UNESCO stima che oltre 1,5 miliardi di studenti in 165 paesi hanno
interrotto il loro percorso formativo a causa della pandemia di COVID-19.
COVID-19 and Higher Education: Education and Science as a Vaccine for the
Pandemic | United Nations
<https://www.un.org/en/academic-impact/covid-19-and-higher-education-education-and-science-vaccine-pandemic>
Cosa sarebbe successo se non vi fossero state piattaforme come quella di
Google per la scuola?

Ma guardando avanti è lecito e doveroso provare ad avere delle più alte
ambizioni. Riferendomi alle tue osservazioni

   1. la mancanza di una spinta propulsiva "dall'alto" => "...perché le
   migliori tecnologie sono straniere..." (cit.!). Occore aggiungere altro?


*Perché non c'è stata? Quali sono stati gli ostacoli e le loro cause? *
   2. la mancanza di una spinta propulsiva "dal basso" => chi, oggi, ha le
   mani in pasta su infrastrutture di questo tipo (ma operanti su scala
   ridotta), non ha alcun incentivo/vantaggio per proporsi (specie dopo aver
   preso coscienza del punto precedente). E questo vale a partire dai singoli
   Atenei (i cui CED sono, anzi, erano...., anni luce "avanti" rispetto a
   quelli di altri Enti pubblici analoghi per dimensione), in su...
   *Sarebbe utile capire il perché, questo è un elemento essenziale per la
   scalabilità e sostenibilità verticale ma anche orizzontale, ad es. facendo
   rete...*


In realtà, oltre alle infrastrutture, ci sono molti aspetti che entrano in
gioco nell'uso delle tecnologie nell'istruzione e non solo tecnici ed
ingegneristici. Ed è importante coprire tutti i livelli e settori
dell'istruzione, incluse le scuole professionali..

Andando a fondo della questioni, ma in tempi rapidi visto il deficit di
competenze digitali, soprattutto per gli adulti, le soluzioni di sistema
devono affrontare problemi di natura finanziaria, tecnici, di governance,
legali e semantici che non sono di facile risoluzione; ma certamente non
partiamo da zero, anzi.

Io credo che una applicazione di una *public-private-partnership
<https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjgt9-b6-b3AhXXSfEDHXp7BfsQFnoECA8QAQ&url=https%3A%2F%2Fec.europa.eu%2Fregional_policy%2Fsources%2Fdocgener%2Fguides%2Fppp%2Fintro_fiche.pdf&usg=AOvVaw0dWEqEXKV_gJD60y6MEtwh>*,
che non escluda i big dell EdTech, ma che dia un primato chiaro e netto al
bene comune/costituzioni e principi legati ad una cittadinanza digitale,
come espresso in modo sintetico in questa pagina Europe’s Digital Decade:
digital targets for 2030 | European Commission (europa.eu)
<https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/europes-digital-decade-digital-targets-2030_en>,
può portare a soluzioni di apprendimento, formali e informali che siano
scalabili e sostenibili. Il software libero per l'istruzione deve essere la
prima scelta.

Alessandro

.
 On Sun, 15 May 2022 at 22:16, Damiano Verzulli <[email protected]> wrote:

> Il 15/05/22 13:56, Alessandro Brolpito ha scritto:
>
> [...]
> ovviamente i big dell'informatica ... l'hanno fatta da padroni, essendo
> gli unici ad offrire scalabilità e sostenibilità/affidabilità per
> interventi a livello di sistema, garantendo una pur minima continuità
> didattica.
>
> Mi spiace, ma sono in disaccordo rispetto a tale affermazione.
>
> Sostenere che i "big dell'informatica" siano "...gli unici ad offrire
> scalabilità e sostenibilità/affidabilità per interventi a livello di
> sistema..." è certamente falso.
>
> Come ho gia' avuto modo di sottolineare in passato, se ragioniamo su scala
> "Paese" (ossia: Italia), si tratta di infrastrutture che dovrebbero servire
> 60 milioni di utenti (al massimo...), tutti racchiusi in un unico fuso
> orario ed in un'unica lingua.
>
> Viceversa, la "scala" nella quale si _DEVONO_ muovere Amazon, Microsoft e
> Google, è di diversi miliardi di utenti, sparsi su 24 fusi orari e
> innumerevoli lingue (e legislazioni).
>
> Non è la stessa cosa. E confondere questi due scenari è un errore grave.
>
>
> A mio parere, sono soltanto due i fattori che --attualmente-- impediscono
> la nascita di piattaforme (software / cloud) che possano servire
> adeguatamente tutto il mondo dell'istruzione e della ricerca _nazionali_:
>
>    1. la mancanza di una spinta propulsiva "dall'alto" => "...perché le
>    migliori tecnologie sono straniere..." (cit.!). Occore aggiungere altro?
>
>    2. la mancanza di una spinta propulsiva "dal basso" => chi, oggi, ha
>    le mani in pasta su infrastrutture di questo tipo (ma operanti su scala
>    ridotta), non ha alcun incentivo/vantaggio per proporsi (specie dopo aver
>    preso coscienza del punto precedente). E questo vale a partire dai singoli
>    Atenei (i cui CED sono, anzi, erano...., anni luce "avanti" rispetto a
>    quelli di altri Enti pubblici analoghi per dimensione), in su...
>
> PoliTO, Cineca, GARR, Lepida, CSI Piemonte (i primi che mi vengono in
> mente) o anche INPS e SOGEI (o la neonata "3I Spa"). Qualcuno pensa
> veramente che _DENTRO_ queste realta' non ci sia un gruppo di 30/40 persone
> in grado di invertire la rotta, a 3 anni?
>
> Il problema non è quello degli "operativi". Il problema è prima di tipo
> politico (bisogna volerlo fare) e subito dopo, organizzativo (bisogna
> affidare il compito a manager adeguati). Poi... soltanto "poi"... il
> problema (di quei manager) sara' quello di andare a pescare le risorse
> giuste (...ed esistenti).
>
> In ogni caso, servire qualche milione di utenti... con applicativi web
> "decenti" costruiti sull'enorme set di tecnologie open-source
> disponibili... è decisamente fattibile. Certamente per un Paese come il
> nostro.
>


> Bye,
>
DV
>
> --
> Damiano Verzulli
> e-mail: [email protected]
> ---
> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> ---
> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
>    http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> [email protected]
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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