Sì, hai ragione, Giacomo:

lo smascheramento delle imposture sul piano teorico è utile, naturalmente, è un 
atto di resistenza.


Volevo solo dire che mi sembra sempre opportuno distinguere i piani:


- empirico: ci sono cose (alcuni sistemi di IA) che vengono presentate come se 
potessero svolgere specifiche attività umane,
come guidare un'auto nel traffico cittadino o comprendere un discorso e 
rispondere sulla base di tale comprensione;


- le cose non sono persone e le persone non sono cose

- assiologico: le persone hanno un valore incondizionato, una dignità, le cose 
no

- morale: le persone non devono essere trattate come cose

- politico: trattare le persone come cose equivale a privarle di ogni diritto
(ad esempio, etichettandole e affidando a sistemi di ML decisioni che abbiano 
effetti rilevanti sulle loro vite)

- giuridico: la responsabilità per i danni causati da cose che sono prodotti (e 
i sistemi di IA lo sono senz'altro)
è da ascriversi nel rispetto del principio  cuius commoda, eius et incommoda;
l'eventuale impossibilità di risalire alla responsabilità è una forma di 
negligenza del produttore.

Con il mio accenno al senso comune, restavo al livello più basso, al piano 
meramente empirico, per sostenere che l'attuale tecnologia
non consente la guida autonoma, come non può riprodurre la comprensione del 
linguaggio.

Condivido tutto quello che hai scritto, ma credo che la distinzione dei piani 
sia a volte utile:
mi pare che gli studenti colgano benissimo l'enormità dell'impostura a livello 
empirico,
non appena qualcuno spieghi loro, ad esempio, la distinzione tra manipolare 
stringhe di testo e comprenderne il significato
e che a quel punto tutti gli incantamenti, le imposture o gli atti di 
ingiustizia e oppressione ai livelli successivi, pur sostenuti dalla narrazione 
dominante,
cadano quasi da soli, come un castello di carte.
In ogni caso, dopo aver chiarito che una certa macchina non funziona, si riesce 
almeno a scansare l'accusa di luddista.

Grazie di questa conversazione.

Un saluto,
Daniela

________________________________
Da: Giacomo Tesio <[email protected]>
Inviato: domenica 30 ottobre 2022 15:30
A: Daniela Tafani; Enrico Nardelli; Nexa
Oggetto: Re: [nexa] [DKIM Failed] Re: "It’s time to admit self-driving cars 
aren’t going to happen"

On October 30, 2022 1:36:58 PM UTC, Daniela Tafani wrote:
>
> Credo però che la riduzione degli uomini a cose sia un gesto politico, più 
> che un errore teorico.

È naturalmente un gesto politico, ma necesita di un errore teorico per 
giustificarsi e normalizzarsi.

> E non sono sicura che una lezione teorica sia sufficiente a dissuadere un 
> nazista.

Come non è sufficiente a dissuadere uno dei tanti lobbisti di Google & friends.

Non è per dissuadere chi trae vantaggio dall'errore teorico, che
dobbiamo smascherarlo come tale.

È per allertare i tantissimi che se la bevono.

> Quanto alle auto a guida autonoma, cercavo di mettere in discussione il minor
> numero possibile di concetti impegnativi, come la libertà,
> considerato che, al momento, la tecnologia si ferma decisamente molto prima.

Solo se la consideri in isolamento.

Se ragioni in termini di agenti cibernetici invece che dei singoli elementi che 
li costituiscono,
se non perdi di vista gli uomini dietro l'automatismo, che si chiami "AI", 
Google Classroom o 9front, la libertà diventa rilevante.

Compreso che l'automatismo non ce l'ha, dobbiamo chiederci chi poteva scegliere
o creare un automatismo diverso, perché non l'ha fatto e perché eventualmente 
cerca
di nascondere tale libertà e responsabilità.


> Concordo anche sull'insensatezza dell'etica dell'IA, ma ritengo,
> come ho provato ad argomentare nell'articolo che vi ho sottoposto, che la 
> narrazione sull'etica dell'IA
> assecondi sì alcune tendenze umane spontanee,
> ma sia deliberatamente costruita e diffusa per interesse.

Ho trovato talmente illuminante ed importante il tuo articolo da non
avere trovato ancora il tempo di risponderti come merita.

Posso però ringraziarti per averlo scritto e sperare che abbia ampia diffusione.


Giacomo
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