"La voce, secondo i sentimenti che la muovono, è detta:
d'/argento/, d'/oro/, di /bronzo/, /velata/. Perché la voce ha la
capacità di
esprimere il /bello/ nelle sue forme varie e molteplici.
La voce d'argento o voce argentina è fresca, gioconda, mite, serena.
Va adoperata nei componimenti faceti ed ameni, dove si descrive
l'avvenenza,
la leggiadria, la vaghezza, la venustà, la grazia del bello.
La voce d'oro è chiara, grande, maestosa. Va adoperata negli scritti in cui
campeggia la maestà e la grandezza del bello /sublime/, matematico e
dinamico.
La voce di bronzo è aspra, sonora, ovverossia bassa e terribile, ovverossia
sepolcrale e maestosa. Va usata nelle descrizioni in cui campeggia la
disperazione
ed in cui si vuole esprimere il /bello tragico/.
La voce velata è funebre, tetra, misteriosa. Va usata negli scritti ove
campeggia
l'oppressione, la prostrazione, il mistero in cui si vuole esprimere
il /bello orrido/.
Talora ci sono componimenti in cui campeggia la varietà dei sentimenti
che bisogna
esprimere con la varietà delle voci, Il che produce una armonia così
bella che
rapisce l'uditorio, facendo gustare con mirabile intreccio il bello in
tutte le
sue forme: /comiche/, /tragiche/, /sublimi/, /orride/.
Varietas delectat." [1]
E poi ... sento Alexa :(
Auguri di buon anno,
Antonio
[1] estratto di un trattatello di dizione, scritto da un collega di
Lucio Mastronardi e
da questi inserito del suo romanzo: "Il maestro di Vigevano".
_______________________________________________
nexa mailing list
[email protected]
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa