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Intervengo con piacere per dire la mia  su questa  discussione sul valore
"negativo" o "positivo"  del profitto che è derivata dal thread sugli
effetti negativi della "automazione del lavoro".

Si è vero esiste nel comune sentire di molti l'idea che il profitto è una
cattiva parola. Probabilmente perchè due secoli fa,  il famoso economista
Karl Marx,  disse che il profitto si riferisce alla differenza fra il
valore del lavoro di un lavoratore e la paga che questi percepisce. Una
definizione questa molto ideologica, ma molto fortunata,  che quindi fa
ancora breccia molto facilmente nelle  menti di tutti coloro che credono
fermamente nel valore universale della uguaglianza ma che è poco utile (a
volte perfino fuorviante) nell'analisi dei problemi di natura
microeconomica e macroeconomica.
L'enciclopedia Treccani fornisce una pluralità di definizioni del concetto
di Profitto e come vedete non prevale affatto una connotazione negativa di
essa:
https://www.treccani.it/enciclopedia/profitto_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

Il sistema capitalistico (quello che si basa sul profitto)  che rimane
ancora il sistema economico dominante ha dimostrato che un sistema dove le
scelte rimangono decentrate cioè nella libera disponibilità di tutti (cioè
degli imprenditori piccoli e grandi ma anche dei consumatori) funziona
meglio del sistema opposto dove l'economia è governata dallo Stato. In
verità la storia ha dimostrato che i sistemi misti sono quelli che
funzionano meglio. Anche nel paese piu' capitalistico di tutti, gli USA, lo
Stato in certe fasi del ciclo economico  diventa fortemente interventista
nell'economia (vedi un caso recente, di successo,  quando Obama decise di
affidarsi alla Fiat di Marchionne, una società non americana ma addirittura
italiana,  per salvare i posti di lavoro della Chrysler, cioè degli operai
americani).
Tutto questo per dire che il profitto non è una brutta parola ma il
parametro utilizzato nei sistemi economici di tutto il mondo per allocare
in modo efficiente le risorse umane, materiali e immateriali. Naturalmente
ci sono casi dove l'EFFICIENZA non è il driver decisionale giusto e allora
ben vengano (ma solo in questi casi)  altri modelli alternativi.

Concordo con l'affermazione fatta da qualcuno in lista che "il problema non
è il profitto, ma la sua massimizzazione" ma non dimentichiamoci che esiste
la leva fiscale che quando funziona rimedia perfettamente (penso a quei
sistemi che tassano più aspramente i profitti non reinvestiti). Il problema
è che però esistono i paradisi fiscali e quindi ci vorrebbe una linea
comune a livello globale per limitarli al massimo. Su questo pare che si
voglia fare qualche passo in avanti (vedi la Global Minimum Tax).

Saluti.


-- 
Paolo Del Romano
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