Buongiorno Maurizio

maurizio lana <[email protected]> writes:

> Il 30/01/23 10:41, 380° <[email protected]> ha scritto:
>> maurizio lana<[email protected]>  writes:
>>
>>> non c'è dunque nessun modo efficace di anonimizzarsi/de-identificarsi
>>> in rete?
>> ("rete" = Internet)
>>
>> no: un perentorio e definitivo no.
>>
>> l'unica soluzione è quella di rifare (quasi) tutti i protocolli di
>> comunicazione utilizzati da Internet.

dimenticavo di dire: è MOLTO più facile che riuscire a far rispettare in
GDPR alle stesse istituzioni che lo hanno approvato :-O

>> non sto delirando.

ribadisco: non sto delirando

[...]

> che in sostanza se sei in rete sei tracciabile e tracciato senza 
> possibilità di scampo mi era abbastanza chiaro.
> un po' come dire che se sei al mondo il tuo destino è morire, ad un 
> certo punto.
> :-)

allora mi sono spiegato proprio male: non è affatto così, non è per
nulla inevitabile (destinato) che le persone in rete siano tracciate
"senza possibilità di scampo"

il memento mori NON è applicabile a Internet

> ma la frase "Tor aiuta" mi ha fatto pensare. e vorrei qui provare a 
> introdurre il concetto di «salute digitale personale» 

[...]

> come «condizione positiva della nostra vita nel mondo digitale».

il positivismo è nemico della verità (abbastanza criptico eh?!?)

[...]

> se pensiamo a tutto questo in chiave di «salute digitale personale», /si 
> possono individuare delle pratiche/ che aiutano a conservarsi in buona 
> salute anche se l'esito finale (essere tracciati) è inevitabile?

esistono innumerevoli tecniche da adottare per una «salute digitale
personale» ma io non voglio entrare nel merito nemmeno di striscio
perché non mi interessa fare il "dietologo digitale" stile "Donna
Moderna", consiglierei piuttosto di rivolgersi a un "nutrizionista
digitale" (che magari ci fa passare un po' di paranoie sull'uso del
sale, dello zucchero raffinato, del vino...)

> perché se non ne veniamo a capo, di fronte ad un "per quanto facciamo 
> siamo tutti tracciati" la risposta più ovvia di molti è "vabbé allora 
> chissene, che almeno vivo più comodo"

ma infatti: se stiamo parlando di salute digitale /personale/ ciascuno
si regoli un po' come può, anche in base a quale "cibo digitale" è in
grado di procurarsi, ma **soprattutto** in base a quanto è disposto a
**sacrificare** delle proprie comodità versus la propria "dignità
digitale" (passatemi il termine acidino); in alcuni casi occorre essere
letteralmente /ascetici/, come nel caso per esempio di chi decide di
stare alla larga da watzupp, facebook, instagram, tiktok, tinder,
ecc. ecc.

> (se il mondo finisce dopodomani, 
> mi rimpinzo di maritozzi alla panna anche se sono diabetico e ho il 
> colesterolo alle stelle).

se /però/ facessimo l'immane sforzo di uscire dal personale per pensare
al collettivo, ai nostri rapporti sociali e /quindi/ alla nostra
teorizzata democrazia, alle generazioni che verranno, allora la buona
salute delle comunicazioni in rete *e* del software che usiamo per
"modellare il mondo" diventa **esiziale**... perché non si tratterebbe
più di morire di colesterolo ma di vivere in un mondo "digitalmente
inquinato", pesantemente inquinato

...solo che di manifestazioni "Digital Fridays for future" non ne vedo
molte, così come non vedo la stessa accondiscendenza usata nei confronti
degli imbrattatori che protestano per l'eccesso di CO2 applicata agli
"hacker" :-O

in che film stiamo vivendo?!?

[...]

saluti, 380°

-- 
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)

«Noi, incompetenti come siamo,
 non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»

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