Il 19 Aprile 2023 17:53:01 UTC, Enrico Nardelli <[email protected]> ha 
scritto:
>Il 19/04/2023 07:58, Giuseppe Attardi ha scritto:
>>> Possiamo fare di meglio.
>> Non certo con atteggiamenti oscurantisti rispetto alla tecnologia.
>> 
>> — Beppe
>> 
>
>Beppe, ti stimo enormemente, ma etichettare le critiche di Giacomo (critiche 
>che non 
>condivido completamente - ma non ho tempo di farne l'analisi) come 
>"oscurantiste" non 
>fa bene al dibattito.

Per la verità non sono le mie critiche che Giuseppe ha etichettato come 
"oscurantiste, bensì
le mie considerazioni sull'opportunità per l'Europa di perseguire uno sviluppo 
tecnologico
(e dunque una politica industriale e culturale) diversa da quella di Stati 
Uniti e Cina.

Definire "oscurantista" tale ambizione significa assumere come unico progresso 
possibile
quello narrato dalle BigTech.

Solo in tal caso, infatti, proporre di perseguire altri obiettivi potrebbe 
essere visto come "oscurantista".


D'altro canto, la ricerca scientifica e tecnologica non avviene nel vuoto ma 
nella storia.

Se alcune tecnologie hanno avuto un potenziale rivoluzionario (si pensi alla 
stampa
o a Internet), le ideologie delle "AI" sono costitutivamente oppressive, sin 
nella loro
progettazione alla luce dell'imitation game: ingannare l'uomo (individualmente 
ma su 
vasta scala) senza doversi preoccupare della coscienza della macchina che 
inganna.


Parlo di ideologie perché di questo si tratta, non di tecnologie (le quali, 
oltre a poter essere utili in 
alcuni specifici contesti, potrebbero tutte essere descritte senza alcun 
riferimento 
antropomorifico ad alcuna forma di intelligenza).


Come informatico trovo tutta questa narrazione piuttosto allucinata: non c'è e 
non ci sarà mai
alcuna intelligenza nelle macchine come non inventeremo mai un sistema di 
teletrasporto 
o di viaggio indietro nel tempo.

Ma come essere umano mi chiedo: se anche fosse possibile (e non lo è) perché mai
dovrebbe essere una NOSTRA priorità?


Cos'ha che non va l'intelligenza umana?
Perché questa urgenza di sostituirla?
Cui prodest?


Queste domande rimangono utili anche se si ha le competenze per riconoscere la 
totale assenza
di intelligenza dentro ChatGPT o qualsiasi altra "intelligenza artificiale"


Non posso essere certo che le mie risposte non siano "deliri" come li ha 
definiti Giuseppe
(chi può escluderlo delle proprie? Temo nessuno, per secondo teorema di 
incompletezza).

Ma sarei lieto che altri provassero a rispondere, invece di buttarla, più o 
meno consapevolmente,
in caciara.



>Sono critiche che derivano anche da preoccupazioni (condivise da altri)
> sull'impatto sociale di questi strumenti rilasciati al pubblico in modo 
> abbastanza incontrollato.

A me preoccupa molto di più l'impatto sociale della NARRAZIONE di questi 
strumenti
che quello degli strumenti in sé.

Perché tale narraziione (allucinata, alienante e oppressiva) sta diventando 
egemonica, 
con pochissima riflessione critica, puntualmente marginalizzata come luddista, 
oscurantista 
o retrograda.

Di nuovo: cui prodest?


Giacomo
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