Buongiorno,

se potessimo leggere frasi di senso compiuto in tutti gli stormi che
passano nel cielo, se gli stormi disegnassero risposte alle nostre domande
in tutte le lingue, se disegnassero riassunti e sceneggiature, … qualche
domanda in più sul linguaggio degli uccelli ce la faremmo sicuramente, e
anche sul linguaggio in generale, io credo.

Il linguaggio è ermeneutico per definizione.
I significanti sono la parte fisica.

Ah, stanno passano delle rondini, vado sul balcone a vedere cosa dicono…

Buona giornata,
Andrea Bolioli

Il giorno mar 25 lug 2023 alle 09:31 Maria Chiara Pievatolo <
[email protected]> ha scritto:

> On 22/07/23 20:08, Giuseppe Attardi wrote:
> > Nei LLM, il concetto di "emergent ability” ha una definizione precisa:
> >
> >       An ability that is “not present in small models but is present in
> large models.”
> >
>
> > Ne ho parlato con Giorgio Parisi, che sul tema dei sistemi complessi ha
> vinto il premio Nobel, e ha concordato con me che il fenomeno possa essere
> appunto spiegato come l’applicazione su larga scala di una semplice legge
> di probabilità: in questo caso la probabilità delle prossima parola in una
> sequenza.
> >
>
> Se ho ben compreso, ciò vale anche per gli stormi di storni studiati da
> Giorgio Parisi. I singoli uccelli isolati o in piccoli gruppi verrebbero
> catturati dal falco pellegrino, mentre in stormi grandi, più compatti ai
> bordi che al centro, e capaci di cambiare direzione con grande rapidità
> questa predazione diviene molto difficile. La fisica statistica, dice
> Parisi, cerca di capire in maniera quantitativa come il comportamento
> collettivo emerga partendo da semplici regole d’interazione tra i
> singoli attori.
>
> I suoi studi sugli storni hanno mostrato che "l’interazione tra gli
> storni non dipende tanto dalla distanza tra loro, ma dalla connessione
> tra gli uccelli più vicini. Sembra molto naturale: se faccio una corsa
> con gli amici e mi giro a destra per non perdere il passo, la mia
> attenzione si concentra sull’amico più vicino (che stia a un metro o a
> due metri di distanza), e non me ne importa quasi niente di
> quello che fa un amico più distante." (cito dal primo saggio contenuto
> in "In un volo di storni", Rizzoli, Milano 2021)
>
> Sia le regole di interazione fra gli storni presi uno per uno, sia la
> forma dei loro stormi sono proprietà fisiche, misurabili e rendibili
> tramite modelli matematici.  Immaginiamo, per avventura, che un giorno
> gli stormi sul cielo di Roma si dispongano in forme che compongono
> quelle che qualcuno interpreta come un discorso arcano (Daniele, V)
>
> MENE, MENE, TEKEL, UPHARSIN
>
> Potremmo concluderne che, sebbene i singoli storni non sappiano né
> leggere, né scrivere, né citare l'Antico Testamento, collettivamente,
> invece, sanno leggere, scrivere, citare il capitolo V del libro di
> Daniele ed eventualmente fare profezie? Che la proprietà emergente non
> sia una proprietà fisica, bensì ermeneutica
> (
> https://blog.quintarelli.it/2020/10/it-aint-no-horse-aka-meaning-is-the-eyes-of-the-beholder-ai-and-meaning/),
>
> cioè dipendente dall'interpretazione di un "lettore" che crede di
> riconoscere dei discorsi? (*)
>
> Con curiosità,
> MCP
>
>
> (*) Potremmo anche chiederci se il destino del suo regno avrebbe potuto
> essere diverso, qualora il terrorizzato Baldassarre non avesse trattato
> la scritta arcana comparsa sul suo muro come un discorso, non si fosse
> intestardito a cercarne un interprete e a prestargli fede, e non ci
> fosse stata e dunque non fosse stata resa nota la profezia di Daniele.
>
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