Buongiorno,
Message: 3
Date: Wed, 4 Oct 2023 11:31:15 +0200
From: Damiano Verzulli <[email protected]>
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Subject: Re: [nexa] Google User Data Has Become a Favorite Police
Shortcut [CDT:L0] [CDT:L1]
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[TAGLIO]
Tornando al mio messaggio iniziale, il punto che sollevo è duplice:
* da un lato, il "controllo" --ormai acclarato e documentato-- di
realta' USA che, dagli USA, accedono a dati e impattano su
comportamenti di noi, extra-USA
* il dilagare di un comportamento ormai diffuso nel quale il cittadino
medio (il politico medio, ed anche il cittadino/politico ben
istruito), da ampiamente per scontato la "presenza" di soggetti
esterni, sconosciuti, fin nei meandri piu' intimi della propria
vita. Cioè: si vuole e si difende la "privacy"... da tutti, tranne
che dai soggetti di cui sopra.
sono molto d'accordo con l'uso delle virgolette per "controllo" e "privacy"
aggiungo "sicurezza"
l'evoluzione dell'impiego di questi termini è sconcertante. Ormai Google
è sinonimo di "sicurezza" e anche di "privacy" (che invece sono concetti
IMHO incompatibili), e invece dovrebbe essere sinonimo solo di "controllo"
limitandoci a Google, quello del "don't be evil", quello che nel 1998
nella homepage aveva "Linux Search"
https://web.archive.org/web/19981202230410/http://www.google.com/
nel 2007 pubblicai per Feltrinelli "Luci e ombre di Google" con
l'eteronimo Ippolita. L'editore non volle il titolo proposto, "The dark
side of Google", non perché detestasse i Pink Floyd, ma perché riteneva
di doversi tutelare. Nel libro, impaginato orrendamente e con una
copertina orribile, non c'è una sola luce, solo ombre. è stato emendato
e ripubblicato decentemente da Milieu con il titolo corretto nel 2018.
Rimane il fatto che ancora oggi Google è percepito come un attore con
luci e ombre, molte più le luci; un attore commerciale come tutti gli
altri, anzi, meglio degli altri perché è percepito come "gratis" ("se è
gratis, la merce sei tu", l'hanno scritto in parecchi, anch'io qualche
volta). Negli ultimi tre anni le università che non sono passate a
Microsoft 365 Teams e compagnia sono passate a GSuite e dintorni. Tutti
costoro evidentemente associano riservatezza ("privacy") a "compilare e
far compilare scartoffie" (ad esempio i moduli, in PDF, per qualsiasi
missione accademica). Ben più importante, a parole, è la "sicurezza",
che viene generalmente associata alla possibilità di "controllo" e,
aggiungo io, di tracking invasivo (ergo addio privacy), per cui agli
utenti vengono presentati dei moduli di consenso informato che tradotti
in linguaggio comprensibile dicono: "per questo
progetto/esperimento/servizio violeremo qualsiasi riservatezza, perché
per raccogliere dati sull'utilizzo del servizio proprio non possiamo
fare altrimenti, e poi dobbiamo garantire che TU utente ti comporti bene
e poterti sanzionare se ti comporti male"
Proprio oggi mi è stato prospettato che un progetto H2020 di cui abbiamo
seguito la parte tecnica, installando i servizi su VM ospitate da GARR
(OpenStack) https://docs.eucommeet.eu/ venga trasferito su AWS o Azure
che "costano meno". I legali delle università fanno a gara a garantire
che ormai i servizi USA si sono adeguati al GDPR, cosa che peraltro
fanno anche i politici, rispolverando accordi che garantiscono agli
Stati Uniti di continuare a fare ciò che vogliono con i dati degli
utenti europei, così come fanno con tutti gli altri.
Come dicevo prima, mi piacerebbe approfondire queste dinamiche, a 360°
(specie *NON* in ambito tecnico, ovviamente).
un tema è quello della lontananza (percepita), come sottolinea anche
Andrea Barontini. La percezione diffusa è che un servizio oltreoceano
che tutti conoscono di nome, ma sta "lontano", è meno suscettibile di
fregarmi rispetto a un servizio locale che nessuno conosce ma sta
"vicino" e in cui magari lavora qualcun* che conosco di persona. Il
ragionamento che ho spesso sentito è: che interesse ha Google a stare
addosso proprio a me? Io non conto nulla, non ho niente da nascondere e
Google è "lontano".
un altro esempio: se devo fare un servizio per soggetto pubblico in
Italia, ad esempio un cloud dati per una scuola secondaria superiore,
diciamo duemila utenti; a parte farmelo in casa (magari!), posso:
- appoggiarmi a un servizio che trovo su MePa, il "Mercato della
Pubblica amministrazione". già il redirect del link
https://www.acquistinretepa.it su
https://www.acquistinretepa.it/opencms/opencms/ dice molto sul livello
tecnico dell'operazione, poi usano Google Analytics ci mancherebbe! Ma
se avete mai provato a vendere o comprare su MePa sapete che vi serve
qualcuno di MOLTO bravo in amministrazione. un/a burocrate CAPACE. Che
poi il servizio acquistato/venduto faccia il suo dovere è abbastanza
secondario.
- appoggiarmi a Google (Microsoft o simili). sono "lontani", tutti li
conoscono di nome, hanno fama di essere facili da configurare (be' in
effetti rispetto a MePA è una passeggiata. certo, il default è "ci
prendiamo tutto quello che fate che ci serve per cose nostre",
altrimenti si può togliere appena qualcosina se proprio si configurano i
dettagli). E nella percezione comune non hanno interessi a farsi gli
affari nostri.
anche questo ha consentito a questi soggetti di controllo di entrare a
far parte della sfera della privacy degli utenti.
con un un caro amico che lavora a Mozilla e si occupa di privacy ci
diciamo che da sempre privacy è opposta a security.
mi fa notare anche che nel calderone della "security" rientra anche T&S,
Trust&Safety, che tradurrei con "moderazione". che sia umana, tramite
l'inesistente AI, con votazione, fatta dalla comunità di utenti, ecc
ecc. in ogni caso presuppone l'accesso al dato. mentre la privacy
presuppone il NON accesso al dato.
riporto la domanda che ci facciamo:
E' quindi piu' importante 1. permettere alle persone di comunicare sapendo che nessuno puo' leggere cio' che si scambiano, oppure 2. essere sicuri che non ci siano abusi, materiali pedopornografici, contenuti illegali o altro?
secondo me (noi) è più importante 1.
d'altra parte, secondo me NESSUN sistema di controllo nemmeno il più
orwelliano nemmeno a Singapore riuscirà mai davvero a garantire 2.
però... però continuano ad arrivarci richieste che implicano invece che
è più importante 2., ad esempio richieste di linee guida su come creare
un social che sia inclusivo, sicuro per minoranze, "safe", ecc ecc
ma questi son problemi sociali e la via maestra per affrontarli è
l'educazione. non sono problemi tecnici. voler "risolvere" questioni
socio-politiche con "soluzioni" tecniche implica assumere che le persone
debbano essere protette anche da se stesse, quindi controllate; che
siano potenzialmente dannose e che quindi sia meglio mantenerle in un
perenne stato di minorità ovvero delegare a qualcun* che sta sopra
(lontano, ma comunque sopra) l'organizzazione della società.
non è detto che si debba continuare su questa strada
k.
Saluti,
DV
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