A mio parere sono “”VERE”” entrambe le opinioni che operano su piani
differenti.
La parola non esiste in natura, è un flatus vocis umano.
Però … gli umani usano le parole per descrivere / indicare / interpretare /
raccontare la natura ed i “”fatti”” degli stessi umani.  I problemi
cominciano quando lenta mente noi umani abbiamo cominciato a SOSTITUIRE LA
REALTA' con le nostre parole, dando alle stesse una forza che non hanno,
meglio: cominciando a dar loro forza crescente fino ad illuderci /
pretendere che abbiano forza autonoma (autòs nomos, che si regola da sè)
non dipendente da / non collegata a la natura.
Credo Gianluca faccia riferimento alle cosiddette preleggi - disposizioni
sulla legge in generale / disposizioni preliminari al codice civile -:
all’art 12 danno per acquisito il potere di regolare i fatti umani ed
affermano un principio a mio avviso corretto e semplice “” Nell'applicare
la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese
dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e
dalla intenzione del legislatore. “”
Mia opinione: il dibattito sull’IA è su questo punto, in sostanza l'IA non
seleziona le parole per il loro senso comune? Cioè la macchina fa quello
che l'art 12 preleggi prescrive, meglio: indica come criterio
interpretativo?
Al centro sta il confronto uomo e macchina, riaprendo domande fondamentali,
fra le quali la questione se siamo davvero non ripetibili, questione che un
tempo vedeva la sede dell’umanità nel ““cuore”” ed ora la vede in “”mente /
intelligenza”” le quali hanno origine da parola, linguaggio e quest’ultimo
si basa su significati accettati dalla maggioranza. Ricordo l’opinione
contraria di Guido e riconosco che la sua autorevolezza, giustamente
riconosciuta, mi scuso se vi faccio perder tempo.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)

Il giorno mar 7 mag 2024 alle ore 10:48 <[email protected]>
ha scritto:

Date: Tue, 7 May 2024 10:47:57 +0200
> From: Guido Vetere <[email protected]>
> To: Gianluca Fasano <[email protected]>
> ottimo articolo, grazie per la condivisione, consiglio a tutte [femminile
> sovraesteso] di prendersi una mezz'ora per leggerlo da cima a fondo - vi
> vedo che state facendo summarization :-))
> una piccola chiosa profana:
>
> > le associazioni di parole prodotte [dai language model]
> > implicano un significato per i destinatari, un significato fatto palese
> dal senso
> > comune delle parole, secondo il linguaggio naturale, che va a influire
> sulla libertà
> > di formazione del pensiero; implicano un significato che va a incidere
> sulla libertà
> > di raccogliere le informazioni, di informarsi, su quella che viene
> indicata come il
> > profilo passivo della libertà di informazione
>
> qui mi sembra che si assuma una posizione 'forte' (realistica) nei
> confronti del linguaggio, ma c'è chi ha sostenuto posizioni 'deboli'
> (nominalistiche) per le quali, per dirla con Roscellino, le parole sono
> solo 'emissioni della voce' (flatus vocis).
>
> domanda: fino a dove il legislatore può impegnarsi filosoficamente?
> e perché, anche abbracciando il realismo, non ci soddisfa il 'disclaimer'
> di OpenAI che recita (molto piccolo, ma vabbè):
> "ChatGPT può commettere errori. Ti consigliamo di verificare le
> informazioni importanti." ?
> grazie ancora e buona giornata
> G.
>
> On Mon, 6 May 2024 at 17:18, Gianluca Fasano <[email protected]>
> wrote:
> > Buon pomeriggio,
> > colgo l'occasione degli ultimi scambi sui LLMs per segnalarvi un mio
> > articolo pubblicato su Dirittifondamentali.it [1], dal titolo:
> > *Le ‘informazioni sintetizzate’ generate dai large language models e le
> > esigenze di tutela del diritto all’informazione*: valori costituzionali e
> > nuove regole
> > Cordiali saluti.
> > Gianluca
> > [1]
> >
> http://dirittifondamentali.it/2024/02/06/le-informazioni-sintetizzate-generate-dai-large-language-models-e-le-esigenze-di-tutela-del-diritto-allinformazione-valori-costituzionali-e-nuove-regole/
>
>

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