Giacomo, se capisco bene vedi il digitale come questione politica. Se così, concordo anche perchè sono convinto che il digitale ha funzioni sostanzialmente analoghe a parola, lingua, vorrei dire che sostituisce parola e lingua ed in proposito leggerei volentieri le opinioni di chi ne sa più di me. Sono questioni da affrontare nell'educazione e nella scuola, a partire dal primissimo anno perchè da quando un bambino prende in mano un telefono si incammina alla subordinazione passiva verso un sistema che non conosce e che lo usa. Ci vorrebbe molto tempo, almeno una generazione o due, temo che non lo avremo, mi preoccupano anche le parole di Eric Posner, https://www.project-syndicate.org/commentary/ai-will-strengthen-big-tech-oligopoly-market-concentration-and-corporate-political-power-by-eric-posner-2024-01?, If artificial intelligence lives up to its promise and becomes the lifeblood of every sector of the economy, we can expect a future of economic concentration and corporate political power that dwarfs anything that came before. Collusion and coordination among a handful of players make that outcome all but inevitable. Cordialmente. Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno dom 30 giu 2024 alle ore 11:24 <[email protected]> ha scritto: > ------------------------------ > Message: 3 > Date: Sun, 30 Jun 2024 09:09:10 +0000 > From: Giacomo Tesio <[email protected]> > To: [email protected] > Subject: Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati > dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale > Message-ID: <[email protected]> > Content-Type: text/plain; charset=utf-8 > > Salve Maurizio, > > Il 29 Giugno 2024 17:08:48 UTC, maurizio lana ha scritto: > > Il 29/06/24 09:22, de petra giulio ha scritto: > > > Segnalo questo articolo di Guido Scorza > > perché - lui argomenta in modo molto analitico e giuridicamente fondato > [...] > > ma tecnicamente inconsistente. > > Ad esempio, quando scrive > > ``` > l’interessato, allo stato, qualora non eserciti tale diritto prima > dell’inizio della raccolta dei dati > (il che peraltro è ormai impossibile in relazione alla più parte dei > titolari che hanno posto > in essere questo genere di trattamento) sembra costretto a doversi poi > accontentare > che il titolare del trattamento escluda i propri dati personali – sempre > nei limiti di quelli > specificamente indicatigli e fornitigli dall’interessato – da eventuali > output del servizio, > non potendo, invece, ambire a un’effettiva cessazione del trattamento di > ogni > proprio dato personale. > > L’uno e l’altro appaiono limiti imposti dallo stato della tecnologia. > ``` > > Non c'è alcun limite tecnologico che impedisca al creatore di un LLM di > ricrearlo a partire da > un dataset emendato dei dati personali di chiunque ne faccia richiesta. > > Nessun LLM soffre se lo spegni, lo cancelli e lo sostituisci con una nuova > versione. > Tant'è che questo viene fatto continuamente per ragioni commerciali. > > È _solo_ una questione di costi. > > > E la libertà di impresa non è diritto al profitto: se i costi superano i > profitti, si cambia impresa. > > > In altri termini, la contrapposizione fra innovazione tecnologica e > diritti > fondamentali è una allucinazione diffusa da aziende che approfittano della > ignoranza informatica di persone come Scorza per risparmiare. > A danno dei cittadini i cui diritti quelle persone sono chiamate a > proteggere. > > > > tutta la raccolta massiva dei nostri dati che è accaduta fino ad ora da > un lato > > è illecita ma non reversibile > > Per la verità, è sufficiente cancellarli insieme a tutto ciò che da essi è > stato prodotto. > > Tecnicamente, questione di pochi minuti. > > > > e dall'altro difficilmente sanzionabile in pratica. > > Beh, Google e Microsoft sono responsabili del trattamento di decine di > migliaia di aziende > e PA italiane. Nulla impedisce al Garante di sanzionarle laddove > trasferimenti illeciti > sono accertati (quali ad esempio quelli individuati e segnalati da > Monitora PA). > > > > cioè non siamo messi bene perché ci vogliono anni per arrivarci, e > intanto > > i dati personali continuano ad essere raccolti. > > Sanzionando i titolarii che hanno inviato a queste aziende i dati > personali di milioni > di persone, molti appartenenti a categorie fragili, come minori, disabili > o malati, si produrrebbe > una rapida riduzione dei dati personali ad esse sottratte e del controllo > che queste aziende > eserciteranno su di esse. > > Inoltre, seppur lentamente, i dati personali diventano obsoleti e smettono > di descrivere > le persone che li hanno inizialmente emessi. > > Ciò che non smettono di descrivere sono i comportamenti > probabilisticamente associati > a ciascun profilo a fronte di ciascuno stimolo. > > In altri termini, interrompendo l'afflusso di dati personali, la > probabilità di successo nel > controllo individuale delle persone interessate si ridurrebbe > drasticamente nell'arco > di un anno o due, ma i modelli comportamentali inferiti da quei dati > rimarrebbero applicabili > ad altre persone, simili sotto le dimensioni rilevanti, molto più a lungo. > > > Si può quindi ridurre il danno subito alla libertà individuale dei singoli > cittadini sorvegliati > applicando il GDPR (ovvero intervenendo sui sensori delle BigTech) ma per > ripristinare > la democrazia (ovvero la sovranità dei popoli) è necessario intervenire > anche sui loro attuatori, > sottraendo i cittadini dai loro mezzi di controllo (dagli Ads, ai LLM). > > > > e capisco che qualcuno, come [Ali Alkhatib, 24 June 2024 Destroy AI] > proponga > > una sorta di luddismo al tempo del'IA > > Spero di sbagliare, ma la lotta nonviolenta presuppone uno stato di > diritto. > > Se lo Stato smette di rispettare le proprie leggi pur di non urtare una > manciata di aziende USA, > "distruggere le AI" (qualunque cosa ciò concretamente significhi) non sarà > sufficiente. > > > Giacomo >
