A Giacomo Tesio, se vorrà cercare un dialogo sulla black box con gli
astronomi, segnalo che trova l'articolo al link
https://www.aanda.org/articles/aa/pdf/forth/aa52799-24.pdf, mentre la mail
di Ginolfi è michele.ginolfi AT unifi dot it
Nel saggio segnalato da Daniela Tafani (grazie a tutti gl’intervenuti!)
Giuseppe Longo afferma drasticamente “le langage humain n’est pas
l’association d’étiquettes aux choses … Un enfant n’étiquette pas les
chaises avec leur nom après maintes expériences” [1].
Ho opinioni diverse. Sull’etichetta prendo ad esempio la parola burro:
nessun italiano trasporterebbe legna col burro, nessun spagnolo spalmerebbe
burro sul pane, nella realtà asino e burro sono insensibili alle parole che
li descrivono.
Ed un bambino riconosce gatti, o sedie, in base all’esperienza.
Il digitale non ha corpo, con tutto quello che ne deriva, non ha occhi, per
fare riferimento alle parole di Alessandro Brolpito (apprendere occhi negli
occhi) e questa è tesi ricorrente in Longo che riferisce la costruzione
umana del significato al nostro corpo ed alla sua storicità (our biological
body and its historicity) [2].
Inoltre il digitale consuma un iradiddio di energia rispetto a noi.
Queste sono le due differenze che vedo, altrove vedo un confronto aperto
nel quale l'umano conta decine di migliaia di anni di esperienza,
moltiplicata per i soggetti che lo hanno composto, mentre il digitale ha
pochi anni di esperienza ma si basa su un altro iradiddio di quantità di
“dati”.
Di per sé, la stessa lingua naturale è un codice che non implica la
necessità di “guardarsi negli occhi”, in schema telegrafico penso che:
(0) la realtà esiste indipendentemente da noi umani e dai nostri “codici”,
parole od altri.
(1) il linguaggio naturale non è la realtà ma un codice per rappresentarla
e comunicarla.
(2) la scrittura aggiunge un ulteriore codice e la possibilità di
trasmissione nello spazio e nel tempo.
(2.1) oggi, e dopo circa 7mila anni, la scrittura è diffusa e compresa
quasi universalmente.
(3) il digitale è un ulteriore codice.
(3.1) il digitale ripropone problemi di potere e di comprensione diffusa
che non sono nuovi, penso agli scriba nell’antico Egitto ed
all’analfabetisco che i vecchi, ma tuttora viventi, hanno conosciuto
direttamente.
(3.2) il digitale permette di riprodurre e potenziare “funzioni ed
operazioni” finora ritenute esclusiva umana, analogamente a quanto accadde
col codice scrittura.
(4) vedo un ultimo punto, quasi un fuori tema rispetto a ciò che precede:
il significato della parola è quello che prevale nell’uso, la lingua è
mobile.
Mi pare che quanto sopra corrisponda al pensiero di Longo, non limitato
alle affermazioni di cui sopra, ad es: “Il nostro cervello … è innanzitutto
un "integratore" di informazioni ed atti fra i piu' svariati; il nostro
dialogo nella storia fra esseri muniti di cervello, è una permanante
integrazione di atti d'esperienza e di costruzioni mentali” [3].
Sull’esperienza umana fra parola e realtà faccio due proposte:
(1) ipotizziamo esperimenti per verificare se l’esperienza influisce su
linguaggio e parola?
(2) può Nexa invitare Longo ad un incontro?
Ciò che più m'intriga è la domanda che ancora una volta pone Longo (sopra:
Information …): “”clarifying what one means by the fashionable reference to
information: is this dehumanized, formal sign pushing, like in digital
machines, or interpreted information, that is the explicit proposal of an
interpreting perspective for knowledge construction? “”.
Le macchine potrebbero darci analisi “deumanizzate”? Depurate dalla
umanissima tendenza a conformare a noi analisi, interpretazioni ed a volte
con la tentazione di conformare a noi la realtà?
Da tempo misuriamo la febbre con la macchina termometro ma questo non ha
diminuito la relazione interpersonale.
Però, con velocità pericolosa il digitale sta avviandosi nel cammino che
porta alla schiavitù umana, ma è possibile che questa direzione cambi ed
ogni partecipante a Nexa s’impegna per questo.
Per ora sono convinto che molto ruota intorno alla parola, nella quale vedo
le caratteristiche sopra schematizzate di codice interamente ed
esclusivamente umano.
Spero abbiate passato un buon Natale, auguri cordiali per il 2025 e grazie
per la paziente lettura.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
[1] https://www.di.ens.fr/users/longo/files/ReconnaitreCaricature.pdf
[2] Giuseppe Longo. Information at the Threshold of Interpretation, Science
as Human Construction of Sense.. Bertolaso, Marta; Sterpetti, Fabio. A
Critical Reflection on Automated Science – Will Science Remain Human?,
Springer Nature Switzerland AG, pp.67-100, 2019, 3030250008,
978-3030250003. https://hal.science/hal-02903688
[3] Lo spazio, i fondamenti della Matematica e la resistibile ascesa della
metafora: il cervello è un calcolatore digitale -
https://ens.hal.science/hal-03318837/document

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