Buongiorno,

auguro a tutti di riuscire a «volare sopra i reticolati e vedere
dall'alto che sono fatti di nulla».

«Del bruco e della farfalla. La scuola verso algoritmi mostruosi.»
https://www.renovatio21.com/del-bruco-e-della-farfalla-la-scuola-verso-algoritmi-mostruosi/

di Elisabetta Frezza, 2 Febbraio 2025

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Mentre i membri dell'equipaggio cercano di distrarre il pubblico con
proclami ad effetto – tipo il gran ritorno del latino alle medie,
delle poesie a memoria, dell'epica classica – l'astronave scuola
viaggia a velocità supersonica verso il compimento della missione
spaziale 4 del PNRR : «garantire un'istruzione sempre più adeguata
alle necessità della società contemporanea» nelle forme e nei modi –
si intende – stabiliti dal pilota automatico (al quale del latino,
delle poesie e dell'epica importa il giusto).

I passeggeri, abituati ai voli acrobatici, stanno seduti buoni al loro
posto a eseguire le consegne. Non guardano fuori dal finestrino. 

Siccome però a bordo di quel missile impazzito ci sono anche i nostri
figli, forse vale la pena di capire quale sia la rotta
segnata. Vedremo come sia il caso di suonare l'allarme e di darsi da
fare per salvare il salvabile.

Non torneremo qui a illustrare il lussureggiante corredo di trovate
tossiche di varia natura – ma teleologicamente convergenti – che,
diluite nel tempo, sono state rilasciate nel circuito scolastico, fino
a diventarne componente essenziale, invadente e cancerosa. Sono
oggetti ormai familiari, quasi suppellettili domestiche a cui abbiamo
assuefatto la vista e tutti gli altri sensi: [le prove INVALSI];
l'orientamento, in entrata, in uscita e in tutte le salse; la
didattica personalizzata e l'armamentario di certificazioni annesse
(BES, DSA, ADHD, e PEI e PDP eccetera eccetera); il registro
elettronico; il PCTO (ex alternanza scuola-lavoro); il CLIL ( Content
and Language Integrated Learning); e si potrebbe continuare a lungo a
elencare pezzi di paccottiglia assortita.

Di essi abbiamo detto abbastanza. Ma è necessario ribadire un dato di
fatto che a quanto pare sfugge a troppi addetti ai lavori che guardano
il dito anziché la luna: ovvero come tutti questi corpi estranei – a
parte la loro intrinseca scemenza, a parte la comune funzione a
catturare un'infinità di tempo e di risorse per sottrarli alla scuola
vera, e stravolgerne il senso – concorrano a formare una capillare
rete di sensori già stesa, e già perfettamente integrata nel sistema,
sulla quale far aderire a ventosa l'ombrello informatico, oggi
straordinariamente potenziato dalla valanga di denaro (del
contribuente) gabellato come elargizione del PNRR. 

Dunque, attraverso l'infrastruttura allestita in decenni di riforme,
tutte le informazioni – di vita, di morte e di miracoli – relative a
ciascuno studente, dall'asilo in poi, vengono carpite, risucchiate e
immortalate nel buco nero delle banche dati, che ne fanno –
soprattutto, ne faranno – uso libero e discrezionale, siano i
rispettivi titolari volenti o nolenti. Quelli ai quali è stata fatta
una testa così sulla tutela della privacy.

È in atto una mastodontica operazione di spionaggio e di
condizionamento a cui nessuno deve sfuggire. E a cui quasi nessuno,
incredibilmente, pare obiettare.

Segnala il sempre attento professor Marco Cosentino, dalla sua vedetta
universitaria, l'enfasi che ultimamente giornaletti e giornaloni
pongono sulla presunta piaga sociale del cosiddetto «abbandono
scolastico» e sulle soluzioni escogitate dal manovratore – quello che
crea il problema e allo stesso tempo, graziosamente, fornisce il
rimedio che gli conviene. L'agitazione intorno al tema è tale da far
sorgere il legittimo sospetto che si tratti di un ulteriore tormentone
strumentale a portare acqua al solito mulino della sorveglianza e del
credito sociale studentesco. E infatti.

Per la causa [si scomoda nientemeno che Ferruccio de Bortoli], il
quale sul /Corriere/ incensa il Politecnico di Milano per il successo
conseguito nel contenere l'abbandono (detto anche drop out in italiano
letterario) «utilizzando modelli statistici e algoritmi di /machine
learning/» volti a «capire in profondità le ragioni delle difficoltà,
anche psicologiche, degli studenti, facendo in modo di poterli seguire
ed eventualmente assisterli meglio» così da salvare «tante carriere
professionali». 

Il decantato programma di « [/learning analytics/]» sperimentato
nell'ateneo milanese viene compiutamente descritto in una tesi di
dottorato pubblicata per l'occasione nel medesimo ateneo, nelle cui
conclusioni – lo riporta sempre il prof. Cosentino – si può leggere:

« In senso più ampio, il futuro ha il /potenziale per accedere a dati
che abbracciano l'intera vita di uno studente, dalla nascita al
momento presente, in tempo reale/ . Ciò implicherebbe l'integrazione
non solo delle prestazioni tradizionali e delle informazioni raccolte
da tutte le istituzioni educative e gli ambienti precedenti con cui
ogni studente si è impegnato, ma anche di informazioni sfaccettate
relative alle circostanze personali di ogni studente, /che comprendono
aspetti quali quelli medici, familiari, economici, religiosi,
sessuali, relazionali, emotivi, psicologici e altro ancora . Queste
diverse fonti di dati potrebbero essere raccolte e sintetizzate per
migliorare e adattare il processo di apprendimento a ogni singolo
studente in vari momenti della sua vita con un livello di precisione
senza precedenti/ ».

Come sempre, il veleno viene (grossolanamente) camuffato da
medicina. E infatti de Bortoli chiude il suo pezzo apologetico così:
«Prevedere precocemente il rischio di lasciare l'università consente
di avviare interventi mirati. C'è un salvagente in più. E non è poco».

No, non è affatto poco, siamo d'accordo con lui. È letteralmente
mostruoso.

La tesi di dottorato da cui è tratto lo stralcio qui sopra ha il
merito di rendere esplicito il disegno che, comunque, era
perfettamente intelligibile a un osservatore non del tutto accecato
dall'euforia tecnologica. 

L'E-Portfolio, per esempio, una delle conquiste della scuola 4.0, non
è altro che una scatola nera che ogni studente si trova compilata
d'ufficio e d'ufficio appiccicata addosso, e che contiene le
specifiche di tutta la sua carriera, scolastica e non.

Lì dentro finiscono voti, giudizi, esiti di prove a crocette e altre
prestazioni estemporanee; finiscono «capolavori» stancamente
assemblati perché un genio ha deciso che sennò non puoi fare l'esame;
finiscono sentenze di orientamento pronunciate da uno che passa di là
e che, siccome ha vinto alla lotteria il patentino di orientatore, ha
il potere di decidere della vita altrui umiliando chi quella vita la
vive (vogliamo parlare di quanti [disastri fa l'orientamento]? Di
quanto disorienta? Di quante esistenze rovina? Forse bisognerebbe fare
un bilancio interrogando l'«utenza» che lo ha subìto).

Ogni fase dell'esistenza viene scansionata e ogni file allegato al
curricolo alimenta un avatar insindacabile e inemendabile che segue
l'alunno come un'ombra incombente. Altro che salvagente.

Ora, a parte che è lampante la carica discriminatoria di queste
calamite di dati che influenzeranno piccole e grandi scelte di vita
sottraendole al motore umano dell'intuito e della spontaneità, e che
verranno rimpinzate di tacche luccicanti da chi abbia i mezzi per
collezionarle – a prescindere peraltro dal loro effettivo valore:
viaggi, corsi, vacanze-studio, certificazioni linguistiche, esperienze
/globish/. I figli di papà avranno portafogli gonfi e portfoli
stellari. E quelli che studiano, leggono libri, giocano a pallone
nella squadra di quartiere, aiutano il fratellino a fare i compiti,
faranno punteggio? Sono forse, le loro, attività meno formative?

Ma questo, della sperequazione classista, è solo uno dei frutti
avariati della malapianta, e nemmeno il più grave. 

Ci si chiede come sia possibile non vedere il mostro che stiamo
nutrendo con tanto zelo per consentirgli di mangiarci meglio, e di
espropriare meglio la nostra libertà naturale e la sovranità
intoccabile che appartiene a ogni essere umano e alla sua
famiglia. Come può passare sotto silenzio un condizionamento così
penetrante e una sorveglianza così totale, diacronica e ubiquitaria,
sull'individuo e su tutto quello che fa durante il lungo, articolato,
tortuoso, ma soprattutto imprevedibile processo di crescita? Perché
(quasi) nessuno si indigna? 

Non c'è chi non sappia, per esperienza diretta o indiretta, quanto sia
frequente che un somaro si riscatti, che un fannullone si trasfiguri,
che un presunto incapace sbocci e fiorisca. Chiunque abbia avuto a che
fare con un soggetto in crescita sa bene come cambi taglia
d'improvviso, come basti un niente per accendere una scintilla,
suscitare una passione e provocare una svolta. Come ogni caduta sia
una medaglia al valore e possa aprire la strada a conquiste
preziose. Come il tempo lungo della maturazione non sia mai lineare,
mai prevedibile né replicabile, e in questo risieda la sua infinita
ricchezza.

Sa bene che uno che da piccolo vuole fare il cow boy si ritrova
pompiere e chi sogna di fare il pompiere diventa medico, elettricista,
ingegnere. Le vocazioni si disvelano a contatto con gli imprevisti
della vita, intercettando eventi incrociatori che nessun orientatore
per caso può immaginare e nessun algoritmo potrà mai calcolare.

Ed è folle chi pretenda di interferire con questo flusso meraviglioso,
di prevedere algoritmicamente e manipolare programmaticamente la sorte
delle persone. È folle chi lo consente.

Ognuno ha diritto di fallire una stupida batteria di [test INVALSI],
ha diritto di essere bocciato, di scivolare e di rimettersi in
piedi. Ha il diritto all'oblio dei propri errori di gioventù, perché
sono proprio quegli errori che servono a svegliarlo e a farlo
diventare grande. Ha diritto che il mondo non scruti nelle pieghe del
suo passato che è rodaggio alla vita, perché il mestiere del giovane è
proprio quello di imparare.

Ognuno ha diritto a essere bruco prima di diventare farfalla.

Qualcuno, invece, ha l'interesse a coltivare bruchi per sempre, nel
suo bravo allevamento di bruchi, e a sistemarli in fila per due nella
società huxleyana gerarchicamente ordinata in cui è lui l'unico ente
accentratore abilitato a scrutare, programmare, decidere
arbitrariamente cosa premiare e come premiarlo, cosa punire e come
punirlo. E dice ai bruchi che tutto questo è per il loro bene. E la
più parte dei bruchi ci crede, e consegna felice le chiavi della
propria casa, della propria vita e del proprio cuore.

Che il padreterno ci dia la capacità di insegnare ai nostri figli il
valore della libertà. A loro, dia la forza di non fare della comodità
la propria stella polare e, a costo di dover pagare un prezzo per le
proprie idee e per i propri sogni, dia la volontà tetragona di
diventare farfalle, perché è questo l'unico modo per onorare la vita,
l'unico per poter volare sopra i reticolati e vedere dall'alto che
sono fatti di nulla. 

[le prove INVALSI]
<https://www.ricognizioni.it/invalsi-pnrr-nasce-un-nuovo-mostro/>

[si scomoda nientemeno che Ferruccio de Bortoli]
<https://www.corriere.it/frammenti-ferruccio-de-bortoli/25_gennaio_28/abbandono-universitario-bc99c7bf-3d2b-4db0-a194-ee3253422xlk.shtml>

[/learning analytics/]
<https://en.wikipedia.org/wiki/Learning_analytics>

[disastri fa l'orientamento]
<https://elisabettafrezza.it/wp-content/uploads/2023/06/Verita%CC%80_8giugno_2023.pdf>

[test INVALSI]
<https://www.renovatio21.com/invalsi-e-pnrr-a-scuola-nasce-il-mostro-tecnocratico-predittivo-che-segnera-il-futuro-dei-nostri-figli/>

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«All in all you're just another brick in the wall».


Saluti, 380°

-- 
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)

«Noi, incompetenti come siamo,
 non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»

Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts.  Ask me about <https://stallmansupport.org>.

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