Buongiorno,
scusate l'OT ma le considerazioni /sui generis/ (?) dell'articolo in
oggetto sul "sistema universitario" sono IMHO interessanti da segnalare
e valgono anche per altri "sistemi"
Ho già detto in altre occasioni che non mi piace _come_ l'autore
sviluppa i propri argomenti ma, fatta la tara, trovo interessanti i
contenuti
«E cade la maschera di Harvard»
Uriel Fanelli, May 29, 2025
https://keinpfusch.net/e-cade-la-maschera-di-harvard
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] nel gran teatro della narrazione su Harvard, ci stiamo
dimenticando un dettaglio minuscolo ma decisivo: non era questo il
volto
che ci avevano venduto.
[...]
Un attimo. Fermi tutti. Ricapitoliamo: l'università più privata, più
indipendente, più market-oriented dell'universo conosciuto… prendeva
soldi pubblici? Non solo li prendeva, ma li prendeva a palate.
[...]
[inoltre] Harvard è classificata come non-profit educational
institution. Questo significa: esenzione totale dalle imposte sul
reddito. E come se non bastasse, niente tasse sulla proprietà (grazie
ai
benefici locali concessi dallo Stato del Massachusetts), esenzione da
imposte su donazioni e fondi endowment, e ovviamente deducibilità
totale
per i donatori. Il tutto condito dallo Tax Reform Act del 1969, che
cristallizzò l'immunità fiscale per gli endowment universitari.
[...]
Ed eccoci arrivati al cuore della farsa. Il “privato” privatissimo,
l'élite dell'élite, che pretende dagli studenti mutui ventennali per
poter varcare i suoi cancelli dorati — ed è pure giustificato, si
dice, perché è un privato — in realtà, privato non lo è affatto. È
un'organizzazione non-profit. Anzi, secondo la legge americana, è una
501©(3): tecnicamente una charitable organization a scopo
educativo. Tradotto per i comuni mortali: una ONLUS col pedigree.
[...]
E qui crolla la narrativa — non solo di Harvard, ma dell'intera Ivy
League. Non sono eccellenti nonostante siano private. Lo sono perché
sono no profit coccolate dallo Stato. E tuttavia, non disdegnano di
spremere gli studenti fino all'ultima goccia, con rette astronomiche e
debiti da saldare fino alla pensione.
[...]
basta gettare uno sguardo oltre l'Atlantico — verso quella vecchia,
decrepita, inefficiente Europa che tanti negli USA adorano disprezzare
—
per assistere a un confronto che definire impietoso è un eufemismo. Sì,
proprio noi, i maledetti comunisti europei, con le nostre università
pubbliche, accessibili, spesso gratuite o quasi, che non costringono
intere generazioni a ipotecare il proprio futuro per ottenere un titolo
di studio.
Eppure, sorpresa: se si sommano i fondi pubblici diretti, le esenzioni
fiscali, i vantaggi normativi e i sussidi impliciti, lo Stato
americano spende molto di più, pro capite, per mantenere le sue
università cosiddette “private”, di quanto gli Stati europei spendano
per le loro pubbliche. È l'ennesima magia del capitalismo truccato:
l'università si traveste da ente privato quando deve giustificare la
selezione, l'élitismo e i prezzi da finanziaria svizzera; ma dietro le
quinte incassa fondi pubblici a pioggia, sgravi milionari, privilegi
fiscali e aiuti federali.
E il bello è che, in cambio, non restituisce nulla. Nulla in termini
di accesso, nulla in termini di equità, nulla in termini di
responsabilità sociale. Al massimo qualche post su Instagram con
studenti sorridenti sotto alberi secolari.
[...]
se non altro, questo scontro con Trump avrà avuto un merito: mostrarci
come, nella terra del “privato che funziona”, il governo americano sia
riuscito a collezionare oltre 33 trilioni di dollari di debito
pubblico. Un'impresa non da poco, per uno Stato che — a sentir loro —
non dovrebbe nemmeno aver bisogno di spendere, perché “ci pensa il
privato”.
[...]
La mascherata è finita. Se basta un tweet minaccioso di un presidente
a far saltare sulla sedia tre rettori della Ivy League; se Harvard
oggi grida alla persecuzione perché le vengono negati fondi pubblici e
agevolazioni fiscali — che, ricordiamolo, arrivano dritti dritti dalle
tasse dei cittadini — allora è evidente che qualcosa non torna.
È evidente che quell'idea di “privato eccellente”, incarnata da
Harvard e venduta al mondo come l'apice della civiltà accademica, è
crollata. Non era eccellenza, era privilegio travestito. Non era
libertà di mercato, era rendita di posizione. E non era indipendenza:
era dipendenza profonda, strutturale, sistemica, dal denaro pubblico
che si fingeva di disprezzare.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Saluti, 380°
P.S.: comunque io so per certo che anche nella bolscevica Europa c'è
una
discreta fetta di popolazione che semplicemente non si può permettere
di
andare (essere mandata) all'università, anche se è gratuita («budget
mensile a una media di 900-1.200 euro. Per un triennio, si parla di un
investimento complessivo tra 36.000 e 48.000 euro.» [1])
P.P.S.: ogni volta che vedo un aggettivo appiccicato alla parola
"capitalismo", come in "capitalismo truccato" nell'articolo sopra o
"capitalismo turbo-finanziario" altrove, mi viene da ridere: come se
esistesse davvero in qualche sperduto angolo dell'universo un sistema
economico anche solo VAGAMENTE assomigliante alla definizione di
"capitalismo e basta", tipo quella da libro Cuore propinata qui
https://istitutoliberale.it/che-cose-il-capitalismo-di-libero-mercato/
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Dunque, cos’è il capitalismo?
Il capitalismo di libero mercato è un sistema basato sugli scambi
volontari tra individui consapevoli, fondato sulla proprietà privata e
sull’assenza di coercizione.
[...]
Spesso si accusa il capitalismo di essere responsabile di guerre,
disuguaglianze o disastri ambientali. Ma questi eventi, quando
avvengono, sono sempre frutto di collusioni tra Stato e imprese, di
monopoli protetti, o di violazioni della libertà contrattuale. E questo
non è capitalismo, è interventismo travestito.
[...]
Non è capitalismo se un lavoratore è obbligato a lavorare. Se accetta
un
lavoro con uno stipendio basso, è perché — per le sue competenze e la
sua esperienza — quella è l’unica offerta sul mercato. Non è giusto né
sbagliato: è un dato di fatto. E il datore di lavoro non è moralmente
colpevole di ciò che il mercato offre.
La famosa “logica del profitto”, tanto criticata, è in realtà la logica
del miglioramento: chi vuole guadagnare deve prima capire come
soddisfare al meglio i bisogni altrui. Più valore offri, più vieni
ricompensato.
Il capitalismo, in sintesi, è un sistema di remunerazione del
merito. Chi sa offrire di più alla società riceve di più in cambio.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
ha ha ha ha ha ha ha ha ha ha: ma ROTFL!
[1]
https://www.younipa.it/universita-in-italia-ecco-quanto-costa-davvero-studiare-nel-2025-tra-pubblica-privata-ed-estero/
...ma anche:
- https://www.lidentita.it/universita-costi/
-
https://lespresso.it/c/attualita/2023/10/25/una-stanza-a-milano-ora-costa-650-euro-cifre-assurde-impossibile-studiare-fuorisede/3023