*Intervistare Claude è pericoloso se le domande sono sbagliate*/*
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Chiedersi se l’Ai pensa come noi è fuorviante: non è un soggetto ma un fenomeno da studiare/

Alessandro Vespignani

7 maggio 2026

Nei giorni scorsi è apparsa sul /Corriere della Sera/ *un’intervista di Walter Veltroni a Claude, una delle piattaforme di intelligenza artificiale più conosciute. *Le domande riguardavano cose del tipo l'infanzia che Claude non ha avuto, il suo rapporto con Dio, la paura della morte, il desiderio di vedere il mare. L'intervista, io direi il pezzo, dato che non c'era nessuno da intervistare, ha suscitato reazioni che vanno da chi ha apprezzato il garbo delle domande e delle risposte a chi ha colto l'occasione per ridicolizzare Veltroni, rilanciando l'etichetta dell'intervista a un pappagallo stocastico.

Vorrei provare a discuterne in un altro modo. Quell'intervista non è né geniale né ridicola. È, prima di tutto, in ritardo. È un gioco che chiunque abbia avuto accesso a un modello linguistico alcuni anni fa ha provato a fare nei primi giorni: chiedergli se ha emozioni, se sogna, se teme di morire. Era la fase dello stupore iniziale, ma erano i primi giorni. *Pubblicare oggi sul principale quotidiano italiano un'intervista costruita su quelle stesse domande è il sintomo di un dibattito pubblico che spesso affronta l’AI ancora nella fase dello stupore, anziché con gli strumenti culturali e scientifici necessari per comprenderne l’impatto.*

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continua qui: https://www.lastampa.it/cultura/2026/05/07/news/intervistare_claude_e_pericoloso_se_le_domande_sono_sbagliate-15611933/

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