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28/6/2012
Internet la democrazia necessaria
JUAN CARLOS DE MARTIN

Sul rapporto tra Web e democrazia si è scritto e detto molto, a partire da 
Obama 2008 per arrivare ai successi del Movimento 5 Stelle in Italia e del 
Partito Pirata in Germania. È stata una discussione spesso poco produttiva. Un 
anno fa , ad esempio, in molti criticarono la tesi che Twitter e Facebook 
avessero direttamente causato la Primavera araba.

Peccato, però, che nessuno di serio sostenesse tale tesi. Come è chiaro, 
infatti, anche al più entusiasta fan dei social network, tali strumenti sono 
facilitatori di determinati movimenti sociali, non certo cause prime. Per non 
parlare del fatto che Twitter e Facebook possono anche essere usati a fini di 
sorveglianza, delazione e propaganda. Insomma, un ruolo complesso, impossibile 
da ridurre a formule semplicistiche ne' in un senso (Internet non conta nulla) 
ne' nell'altro (Internet provoca rivoluzioni).

Più di recente, parlando di Movimento 5 Stelle e di Partito Pirata, si è 
diffusa una posizione anch'essa, a mio avviso, di scarsa utilità analitica: "la 
democrazia non può ridursi a Internet", spesso accompagnata da allusioni a 
presunti pericoli della Rete. Di nuovo, tutti d'accordo: ovvio che la 
democrazia non possa ridursi a Internet. Ma proprio per questo, osservazione 
poco utile.

Molto più fruttuoso porsi, invece, la domanda: Internet, mezzo di comunicazione 
con aspetti oggettivamente diversi rispetto alle tecnologie precedenti 
(telefono, radio, TV), quale ruolo può avere nella democrazia di inizio 21° 
secolo? Più specificamente, quale ruolo nel plasmare le interazioni tra Stato e 
cittadini? Quale ruolo nel rendere possibili partiti diversi dagli attuali? 
Quale ruolo nello strutturare nuove e più efficaci forme di dialogo tra eletti 
ed elettori? Quale ruolo nel dar forma a una sfera pubblica migliore, non solo 
a livello locale e italiano, ma anche europeo e globale? Il tutto - e così 
prevengo un'altra osservazione piuttosto diffusa - tassativamente non in 
alternativa alle forme pre-esistenti di interazione - di persona e tramite i 
media tradizionali - ma al fianco di esse, in costante arricchimento reciproco.

Sono queste alcune domande chiave se vogliamo parlare di Internet e democrazia. 
E sono domande a cui è terribilmente difficile dare risposta perchè, data la 
potenza di Internet, ci impongono - se si vuole essere seri - un ripensamento 
radicale di come strutturare, per esempio, un partito politico. Prendiamo 
proprio il partito come caso di studio: con Internet a disposizione (oltre a 
sedi fisiche, volantini, eccetera), nel 2012 come faremmo un partito politico 
se potessimo partire da zero? Domanda che non significa affatto, come a volte 
qualcuno sembra credere, voler intaccare la dignità dei partiti, ne' men che 
meno ignorare la loro storia o la mole di conoscenze disponibili 
sull'argomento, anzi. Significa porsi onestamente la domanda di come sarebbe 
ottimale strutturare un partito avendo a disposizione una tecnologia che 
consente, con bassi costi e grande intuitività, di mettere in contatto - in 
tutti i modi: uno-a-uno, unoa-molti, molti-a-molti - militanti e dirigenti, 
eletti ed elettori, simpatizzanti e iscritti, partito e altri partiti, partito 
e istituzioni, eccetera. Per scambiare informazioni, per discutere, per 
educare, per decidere, per raccogliere fondi. Significa chiedersi seriamente 
cosa conservare e cosa buttare della forma partito attuale; cosa tenere 
identico e cosa mutare poco o tanto. Perchè è chiaro a chiunque conosca la Rete 
che il potenziale di miglioramento rispetto alla situazione attuale è molto 
grande.

Fatta questa analisi, sulla forma partito come sugli altri aspetti Internet e 
democrazia, il resto (software incluso) segue. Ma è un'analisi ardua, sia per 
le difficoltà concettuali che pone, sia per le ovvie resistenze dell'esistente, 
che non ama mai farsi mettere in discussione, soprattutto se il cambiamento 
rischia di toccare la mappa del potere. Una sfida impegnativa. Tuttavia i primi 
che l'affronteranno con serietà si ritroveranno in mano i mattoni con cui verrà 
costruita la democrazia dei prossimi decenni. Superiamo dunque le reazioni 
istintive, che ci lasciano in superficie, e concentriamo le energie a 
progettare il futuro. E' un compito particolarmente rilevante per le forze 
politiche che sinceramente credono nella democrazia: se non si guadagneranno la 
guida del cambiamento, infatti, saranno - per legge inesorabile della politica 
- altri a farlo. Col rischio che questi altri usino la Rete più per cementare 
il proprio potere che per favorire lo sviluppo di una democrazia più compiuta 
di quella attuale. E' un rischio che non possiamo permetterci di correre. Per 
cortesia, dunque, mettersi intorno alla lavagna coi computer sulle ginocchia: 
c'è molto da pensare, c'è molto da fare.
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