potete dedicare 10 secondi per firmare questo appello?

grazie, lilo


-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Come una vittima di stupro potrebbe cambiare l'Afghanistan
Data: Thu, 05 Jul 2012 12:03:47 -0400
Mittente: Dalia Hashad - Avaaz.org <[email protected]>
A: [email protected] <[email protected]>

Cari amici,

Per cinque giorni la diciottenne Lal Bibi è stata rapita, violentata,
torturata e incatenata al muro da un gruppo di potenti ufficiali della
polizia afgana. Ma lei ha deciso di fare quel che alle donne afgane è
vietato: sta reagendo, e insieme possiamo aiutare lei e tutte le donne
afgane a ottenere giustizia.

Secondo una tradizione ancestrale, come donna che ha subìto violenza,
Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma
pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati
alla giustizia per restituirle onore e dignità. In genere il sistema
giudiziario afgano non persegue casi simili e fino a questo momento i
maggiori sospettati nel caso di Lal Bibi non sono stati chiamati a
giudizio, probabilmente nella speranza che l'attenzione internazionale
si attenui. Ogni giorno che passa senza che avvenga alcun arresto spinge
sempre più Lal Bibi al suicidio, ma c'è ancora speranza.

Questo fine settimana è previsto che Stati Uniti, Gran Bretagna,
Giappone e altri importanti donatori si impegneranno a devolvere 4
miliardi di dollari all'Afghanistan, soldi destinati proprio a
finanziare le stesse forze di polizia responsabili delle violenze nei
confronti di Lal Bibi. Una protesta globale può però indurre i donatori
ad agire, ponendo come condizione alle loro sovvenzioni un'azione forte
per combattere le violenze e proteggere le donne. Non ci rimane molto
tempo: clicca sotto per chiedere il cambiamento che può salvare la vita
di Lal Bibi e la nostra petizione sarà consegnata proprio alla
conferenza dei donatori a Tokyo:

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?blqBcbb&v=15792

Le usanze locali in alcune zone dell'Afghanistan impongono che le donne
che subiscono violenze sessuali, poiché disonorate, debbano commettere
suicidio per ristabilire l'onore della loro famiglia per generazioni.
Incredibilmente però Lal Bibi e la sua famiglia stanno tentando con
coraggio di salvarle la vita insistendo nel voler perseguire i suoi
torturatori e spostando su di loro la colpa, agli occhi della società.

Le forze di polizia afgane responsabili della violenza dipendono
fortemente da finanziamenti esteri che verranno promessi questo fine
settimana, quando tutti i maggiori benefattori si riuniranno a Tokyo. I
paesi donatori possono e devono pretendere che i fondi non vengano spesi
per potenziare forze di polizia che agiscono con vergognosa impunità e
che gli ufficiali di polizia lavorino per proteggere le donne, non per
aggredirle!

In tutto l'Afghanistan ci sono centinaia di donne e ragazze che sono
soggette alla stessa “giustizia tribale” inflitta a Lal Bibi. Altre
migliaia stanno seguendo con attenzione la vicenda per vedere in che
modo il governo afgano e il mondo intero risponderanno alla ragazza che
sta reagendo rifiutandosi di morire in silenzio. Sosteniamola: firma la
petizione qui sotto e dillo a tutti:

https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?blqBcbb&v=15792

La guerra globale alle donne è implacabile. Più volte la nostra comunità
si è però unita per combatterla. Abbiamo aiutato a fermare la
lapidazione illegale di Sakineh Ashtiani in Iran e combattuto perché le
sopravvissute agli stupri in Libia, Marocco e Honduras ottenessero
giustizia. Mostriamo il potere globale della nostra comunità per aiutare
Lal Bibi e milioni di donne in Afghanistan a ottenere giustizia.

Con speranza e determinazione,

Dalia, Emma, Alaphia, Ricken, Laura, Antonia e il resto del team di Avaaz


Per maggiori informazioni:

Afghanistan, la conferenza di Tokyo. I diritti delle donne prima di
tutto (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/07/03/news/afghanistan_la_conferenza_di_tokyo_i_diritti_delle_donne_prima_di_tutto-38453746/

Afghanistan: stupro, madre avverte, "giustizia o ci immoliamo" (Articolo
Tre)
http://www.articolotre.com/2012/06/afghanistan-stupro-madre-avverte-giustizia-o-ci-immoliamo/92037


Un caso di stupro in Afghanistan focalizza l'attenzione sulla polizia
locale [EN] (New York Times)
http://www.nytimes.com/2012/06/28/world/asia/afghan-rape-case-turns-focus-on-local-police.html?pagewanted=all<BR>Avaaz.org
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