http://www.cadoinpiedi.it/2012/06/28/roma_protesta_contro_i_tagli_e_viene_arrestato_-_foto.html

Arrestato ieri Claudio Tosi mentre volantinava davanti all'auditorium
dove erano in corso gli Stati Generali di Alemanno e Fornero. "Siamo
ancora in una democrazia, non nel Cile di Pinochet".

Ieri mattina, Claudio Tosi, uno dei responsabili del Centro servizi
volontariato del Lazio e animatore del Roma Social Pride, è stato
fermato e trascinato di peso fuori dall'auditorium mentre era intento a
diffondere dei volantini contro i tagli del governo al welfare e la
cosiddetta "riforma Fornero".

L'attivista è stato accusato di 'violenza' e 'resistenza a pubblico
ufficiale', e oggi verrà processato per direttissima.

Ultim'ora: Tosi libero. Si conclude con un'assoluzione lampo la
disavventura di Claudio Tosi, fermato mentre provava a volantinare un
dossier critico. Resta comunque gravissimo l'arresto di un cittadino che
stava pacificamente manifestando.


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http://genova.repubblica.it/cronaca/2012/07/08/news/g8_l_anatema_di_don_gallo_un_processo_per_la_morte_di_carlo-38749569/

G8, l'anatema di don Gallo
"Un processo per la morte di Carlo"
Il prete di strada, da sempre vicino ai movimenti: "Troppo comodo
chiedere scusa adesso. E all'elenco mancano i veri protagonisti:
Scajola, Fini, De Gennaro. E anche i vertici del sindacato che devono
spiegarci perchè non erano in piazza con noi"
di RAFFAELE NIRI

G8, l'anatema di don Gallo "Un processo per la morte di Carlo" Don
Andrea Gallo

«Non basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i
veri protagonisti. Manca Claudio Scajola che era il ministro degli
Interni, manca Gianfranco Fini che era il vicepremier, manca De Gennaro
che era il capo della polizia. E mancano i vertici di Cgil, Cisl e Uil:
ancora oggi ci devono spiegare perché, a differenza della Fiom, non
erano in piazza con noi».

Il sottosegretario De Gennaro ha appena chiesto scusa. Dice: “Resta nel
mio animo un profondo dolore per tutti coloro che a Genova hanno subito
torti e violenze”.

«E cosa vuol dire? Cosa ha fatto l’allora capo della polizia De Gennaro
affinché quei torti e quelle violenze non fossero inferti?».

Come si chiude, allora, la partita?

«Riaprendo il processo di piazza Alimonda. Solo così, solo trovando
verità e giustizia sulla fine di Carlo Giuliani e sull’assalto
premeditato ad un immenso corteo di persone pacifiche sarà possibile
voltar pagine. Attenzione, ho detto voltar pagina: non chiudere il
libro, perché quello resterà aperto. Sempre».

Se c’è un’autorità morale in grado di indicare “a che punto è la notte”
— dopo la sentenza della Cassazione sull’assalto alla scuola (in realtà
Pertini, anche se nell’immaginario collettivo è passato il nome Diaz)
che ha portato alla decapitazione dei vertici della polizia — quella
autorità
è don Andrea Gallo.

Contento della sentenza?

«Figuriamoci se non sono contento: sono sempre felice quando vince la
verità. Da religioso e da partigiano. Dico però che la mole di prove era
talmente schiacciante che non poteva esserci un esito diverso. Dico
anche, con la medesima evidenza, che mancano alcuni nomi, tra i
condannati. Prenda De Gennaro: se veramente i suoi collaboratori
avessero fatto questo macello senza avvertirlo andrebbero condannati per
insubordinazione, fucilati alle spalle. E il signor Manganelli, che oggi
si scusa tanto, era il vicecapo della polizia: anche lui non c’era e se
c’era dormiva?».

Poi ci sono quello che nemmeno ci pensano, a chiedere scusa.

«Il caso più clamoroso è quello del ministro degli Interni. Qualche
giorno dopo, per maggiore onore e gloria di Scajola, il Secolo pubblicò
il diario della di lui moglie, con tanti passaggi edificanti. “Venerdì
sera mio marito arriva a casa stanchissimo — spiega lady Scajola — e
sabato mattina dormiamo tanto e poi andiamo a fare shopping. Alle nove
siamo già a letto, alle dieci Claudio riceve una telefonata, accende la
lucina da letto, non l’ho mai visto così bianco in faccia”. Stavano
assaltando la Diaz e al signor ministro lo dicono a cose fatte. Era
tutto nelle mani di De Gennaro, che dall’inchiesta nemmeno viene sfiorato».

Non è l’unico.

«Il signor Gianfranco Fini ancora oggi ci deve dire cosa è andato a
fare, con Bornacin, a San Giuliano, quali ordini ha impartito, perché
dal momento della sua visita è cambiato l’atteggiamento delle cosiddette
Forze dell’Ordine».

Fini è il presidente della Camera.

«E allora? A maggior ragione, essendo la terza carica dello Stato,
dovrebbe essere cristallino e spiegare ogni suo gesto. Signor Fini,
perché un corteo pacifico e autorizzato, tranquillo e gioioso, è stato
assalito in via Tolemaide? E poi, all’elenco delle scuse, mancano i
sindacati. Non con lo stesso livello di responsabilità, d’accordo, ma
qualcuno lo vuole dire che se la Cgil avesse fatto il servizio d’ordine
non ci sarebbero stati i Black bloc o comunque i danni sarebbero stati
molto, molto più contenuti? I vertici del sindacato — Cgil, Cisl e Uil —
ci vogliono dire perché hanno lasciato alla sola Fiom il compito di
scendere in piazza con cinquecentomila persone? Ho sentito pontificare
la Camusso, mi viene da sorridere: adesso tutti parlano di verità e
giustizia, senza chiedersi perché allora si sono girati dall’altra parte».

Adesso ringraziamo i magistrati e voltiamo pagina?

«Certo, ringraziamo i magistrati, e soprattutto quelli della Corte
d’Appello che sono stati coraggiosissimi. Ma non voltiamo pagina. Per
voltarla serve chiarezza su cosa è successo intorno a piazza Alimonda. E
poi, ricordiamocelo tutti e con buona pace del giudice Caselli, se i
nemici dell’economia imperante al G8 erano tutti quei ragazzi che
gridavano “Un altro mondo è possibile”, oggi i nemici dell’economia
imperante sono i ragazzi della Val di Susa. Li caricano come allora e
loro, come allora, chiedono giustizia. Attenzione a non girarci
dall’altra parte, ancora una volta».




-- 
lilo
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