-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Genova 2001 e la sentenza 10×100 | Orizzonti di gloria
Data: Sat, 14 Jul 2012 01:06:56 +0000
Mittente: Giap
A: [email protected]

Giap

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Genova 2001 e la sentenza 10100 | Orizzonti di gloria

Posted: 13 Jul 2012 04:35 PM PDT
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di Wu Ming 4

E chiaro che stanotte non cè nessuna gloria. E domattina nessun orizzonte.
Era antifrastico anche il titolo del film di Stanley Kubrick, uno dei più
belli contro lottusità antiumana del militarismo. La trama è nota: durante
la Prima Guerra mondiale, sul fronte occidentale, un inetto generale
francese lancia un impossibile attacco contro una fortificazione tedesca.
Le truppe francesi non riescono nemmeno a uscire dalle trincee, vengono
falciate dalle mitragliatrici, ricacciate indietro. Lattacco è una
catastrofe colossale. Per non passare da incapace, il generale addossa la
colpa alla codardia dei suoi soldati e chiede che ne vengano fucilati
cento, estratti a sorte. LAlto Comando gliene concede tre. Tre capri
espiatori, che pagheranno per tutti, anche se la colpa non è di nessuno, o
meglio, è di chi stava in alto. Di chi ha voluto quella guerra.

La giustizia italiana, stasera, non è diversa da quella militare nel film
di Kubrick (che si ispirava a un fatto realmente accaduto). Anche lì cera
un bravo avvocato difensore, che veniva sconfitto da una sentenza
grottesca, quasi caricaturale per la sua assurdità.

La giustizia italiana ha deciso che cinque persone pagheranno per tutti.
Altre cinque potrebbero aggiungersi. E così si ottiene il pari e patta
politico con la sentenza sullassalto alle scuole Diaz. Poco importa che le
condanne dei poliziotti riguardino il pestaggio e il massacro preordinato
di persone, per di più indifese, mentre quelle dei manifestanti siano
motivate dalla distruzione di cose, di oggetti inanimati, in mezzo al caos
generalizzato. Qualcuno di loro si becca dieci anni di galera.

Dieci anni. Quasi lo stesso tempo che è intercorso da allora. Nel
frattempo
le vite di quelle persone sono diventate chissà cosaltro rispetto a quei
giorni. Nel frattempo i danni materiali alle cose sono stati riparati, le
assicurazioni hanno risarcito, il mondo è cambiato. Nel frattempo sono
scorse in loop su ogni canale di comunicazione, fino a diventare parte
dellimmaginario collettivo, le immagini di cosa è stata Genova in quei
giorni, del comportamento delle forze dellordine, del clima che si era
creato. Nel frattempo sul G8 di Genova sono stati girati documentari e
film, pubblicate decine di libri, scritti fiumi dinchiostro. E dopo tutto
questo, deve arrivare la sentenza che pretende di fare pagare il conto a
dieci persone, metaforicamente estratte a sorte dal destino, per via di un
filmato piuttosto che di un altro, di una foto scattata un secondo prima
anziché un secondo dopo. I tre soldati del film di Kubrick.

Io ero a Genova nel luglio di undici anni fa. Ero dietro la prima fila di
scudi di plexiglass in via Tolemaide, quando il corteo è stato caricato a
freddo e asfissiato col gas, in un tratto di percorso autorizzato. Con
alle
spalle diecimila persone non era possibile arretrare, e lunica soluzione
per salvarci e impedire che la gente venisse schiacciata è stata
respingere
le cariche come si poteva, e alla fine, dopo il disastro, dopo la
battaglia, dopo la morte, proteggere la coda del corteo che tornava
indietro sotto i getti degli idranti. E cero anche il giorno dopo, insieme
a tanti altri, a inerpicarci su per stradine e sentieri con gli elicotteri
sulla testa, fino sopra la città, per riportare tutti alla base.

Io avrei potuto essere uno di loro. Uno di questi fanti estratti a sorte.
Invece sono qui che scrivo, nel cuore della notte, incapace di dormire,
già
sapendo che domani andrà meglio, che dormirò di più, e che piano piano
potrò concedermi il lusso di ridurre tutto a un brutto ricordo lontano.
Loro no. Le vite che hanno condotto in questi undici anni si
interrompono e
Genova ricomincia da capo.

Questo paese fa la fine che si merita. A Genova nel 2001 manifestavamo
contro il potere oligarchico dei grandi organismi economici
internazionali.
Pensavamo soprattutto alle fallimentari cure neoliberiste che il FMI
imponeva ai paesi più poveri, devastando le loro economie col ricatto e
strozzandoli col meccanismo del debito. Oggi quella cura tocca a noi, in
Italia comandano loro, i commissari non eletti della Banca Centrale
Europea, e applicano la stessa ricetta a base di tagli alla spesa
pubblica,
il cui scopo in definitiva si riduce a un enunciato semplice: salvare i
ricchi.

Avevamo ragione.

Abbiamo perso.

Il nemico si tiene gli ostaggi.

Fino a quando la marea non monterà unaltra volta.

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