IMPERIALISMO E INTERNAZIONALISMO
“ Gli Stati Uniti hanno scelto di essere il nemico mortale di tutti i
governi di popolo, di tutte le mobilitazioni della coscienza
socialista scientifica ovunque nel mondo, di tutti i movimenti
antimperialisti della terra. La loro storia negli ultimi 50 e più
anni, le caratteristiche intrinseche delle loro strutture
fondamentali, la loro dinamica politica, economica e militare fanno
degli Stati Uniti il prototipo della controrivoluzione fascista
internazionale ”.
George L. Jackson
Iniziamo questa relazione con una citazione del grande combattente
afroamericano assassinato dai gorilla imperialisti nel carcere di San
Quentin perché essa nella sua essenzialità coglie il cuore di una
questione per noi fondamentale: la questione dell’imperialismo
I termini generali del problema li possiamo riassumere come segue.
L’imperialismo (parola vecchia, ereditata dal secolo scorso) è un
sistema di dominio mondiale al cui centro stanno gli Stati Uniti, al
centro dei quali stanno le grandi compagnie multinazionali, le banche
le major ed i loro interessi.
Questo sistema si è negli anni articolato e stratificato per aree
funzionali di produzione e consumo che sono nello stesso tempo aree
politiche e militari. (il termine "militare" non indica solo le forze
armate, ma qualsiasi tipo di militanza attiva e potenzialmente
pericolosa)
I paesi del “ Vecchio Continente ” compongono un'importante area
economica, politica e militare dell’imperialismo.
Questa area, da un punto di vista capitalistico sostanzialmente
omogenea, in termini strategici viene definita “sistema democratico
occidentale ”.
Negli ultimi tempi, dopo la lotta di liberazione vittoriosa della
Primavera Araba, durante la crisi economica ed ecologica mondiale,
questo “sistema”, insieme al Giappone è diventato il banco di prova
dell’intera struttura imperialista.
Ciò vuol dire che è in Europa principalmente che sempre più si
giocherà la permanenza e lo stravolgimento degli equilibri mondiali
sanciti dalla seconda guerra mondiale.
L’unità economica, politica e militare sotto il segno atlantico di
quest’area in altri termini è decisiva per gli Stati Uniti.
E lo è a tal punto che non è affatto azzardato sostenere che dal punto
di vista “ amerikano ”
(che non è solo quello degli USA ma anche quello dei suoi alleati
atlantici, e poi l'uso della K non sta solo ai bimbiminkia o ai vecchi
sessantottini),
il “sistema democratico occidentale” costituisce in questa
congiuntura una totalità strategica (politica, economica, militare)
che non ammette mutilazioni e che non tollera modifiche di sostanza.
L’ UE, in quanto componente organica di questo sistema e dunque del
sistema mondiale imperialista capeggiato dagli USA, si trova in una
posizione estremamente importante perché:
— con la crisi di regime/economica/ecologica che la travaglia,
costituisce un fattore di crisi dell’intero schieramento imperialista;
— La affermazione che ha il PP DE in Germania costituisce un punto di
debolezza politica dello schieramento sociale-imperialista e dopo i
recenti successi elettorali tedeschi ciò non va affatto trascurato;
— la forza crescente non trascurabile del movimento pirata
internazionale che può trasformarsi in un’area libertina/libertaria
dirompente.
Questa situazione è oltremodo eccellente per le forze
libertarie/libertine/pirate del nostro paese perché a livello mondiale
l’imperialismo è scosso da violente convulsioni e tutto fa pensare che
il peggio stia per arrivare.
La crisi che attraversiamo, senza dubbio è la più grave dopo la
seconda guerra mondiale, è nello stesso tempo economica/ecologica,
politica e militare.
Economica perché è crisi ciclica di sovrapproduzione in presenza di
un’inflazione galoppante e di un disordine finanziario e monetario mai
registrato.
Ecologica perche' stiamo veramente fottendoci il pianeta su cui
viviamo.
Politica poiché scatena i fattori d'instabilità d'alcuni regimi
subalterni (primavera araba) e attiva la lotta operaia, pirata e
libertina delle classi oppresse tanto negli USA che in Europa, che nel
resto del mondo.
Militare poiché determina uno scollamento crescente dalla NATO e la
defezione di alcuni importanti paesi dalle azioni di "peace keeping"
armate, volte a "portare la democrazia"...
Forza scatenante della crisi e' stato il fallimento del modello di
"sviluppo" basato sulla "crescita eterna" ovviamente irrealistico e
fallimentare.
(il comunismo e' morto, il capitalismo pure e nemmeno noi ci sentiamo
molto bene)
Più precisamente le contraddizioni che hanno costretto l’imperialismo
alla “ crisi ”, alla difensiva e dunque ad entrare nella fase storica
della sua dissoluzione sono tre:
— i paesi che lottano per la loro liberazione; (primavera araba ma NON
solo)
— il social-capitalismo cinese anch’esso interessato al controllo di
aree strategiche, al rastrellamento di materie prime, a nuovi mercati
e sbocchi per i suoi investimenti; (un maledetto concorrente
agguerrito e ricco e NON allineato. Esattamente quello che NON
volevano)
— le lotte individuali e il decollo di guerriglie nei suoi centri
industriali e metropolitani. (NOTAV, NOMOSE, NONUKE, ecc...)
E' la complessa dialettica tra queste contraddizioni che spinge
irreversibilmente verso una ridefinizione dei rapporti di forza tra
imperialismo, social-imperialismo e forze libertarie/libertine e che
dunque alimenta, nel mondo capitalista occidentale in generale, e in
Italia in particolare, condizioni oggettivamente favorevoli alla
crescita dell’iniziativa apertamente libertina/pirata/grillina. (con
tutti i "distinguo" del caso)
Sta alle classi libertarie/libertine e alle loro avanguardie politiche
e piratesche cogliere l’occasione.
Sul teatro europeo l’imperialismo reagisce alla sua crisi (perche' e'
stata deliberatamente creata) rincorrendo tre obbiettivi fondamentali:
— favorisce un processo di controrivoluzione globale e aperta contro
ogni forza ad esso antagonista; (esaltazione del PIL, invenzione del
terrorismo come indefinito nemico comune)
— ridimensionare all’interno di ogni paese la forza della popolazione
e ristabilire rapporti di forza favorevoli alle classi dirigenti
locali “sicuramente atlantiche ”;
— scoraggiare le velleità autonomistiche/localistiche che si sono
fatte strada in alcuni paesi per ricondurli sotto l’“ala
globalista/mondialista ”.
Manovre economiche e servizi segreti lavorano assiduamente in questa
prospettiva.
L’uso della “crisi finanziaria” è solo l’ultimo esempio, anche se alla
prova dei fatti si è dimostrata un’arma a doppio taglio.
Perché se da un lato l’inflazione selvaggia, la recessione produttiva
e il pericolo di una vera e propria depressione hanno consentito il
ricatto politico (“se volete colmare il disavanzo del deficit e
rimettere in sesto, almeno in parte, le bilance dei pagamenti coi
nostri prestiti dovete liquidare senza incertezze le spinte
“comuniste” che erodono alla base la stabilità dei regimi politici”);
dall’altro hanno acutizzato tensioni di classe e così favorito le
spinte libertarie/libertine.
Appare chiaro tuttavia che “crisi dell’imperialismo” nell’immediato
non vuoi dire “crollo”, ma controrivoluzione globale imperialista e
cioè:
a) ristrutturazione dei modelli economici di base; (Latouche et alii)
b) ristrutturazione delle funzioni economiche entro una divisione
internazionale del lavoro e dei mercati rigidamente pianificata;
c) riadeguamento delle strutture istituzionali, statali e militari dei
regimi meno stabili e più minacciati entro la cornice dell’ordine
imperialista. (Grecia, Spagna, Italia...)
Affermare che l’Italia è l’anello debole del “sistema democratico
occidentale” vuol dunque anche dire che è il paese in cui la
controrivoluzione si scatenerà più forte e l’intero sistema
imperialista si assumerà la responsabilità di questo processo.
Ciò significa che il cognitariato italiano a misura in cui
s'intensifica la guerra di classe nel paese, non si troverà a “fare i
conti” solo col suo nemico interno, bensì con l’intera organizzazione
economica, politica e militare dell’imperialismo.
Si vuol dire, più in generale, che la guerra di classe
libertina/libertaria/pirata/cognitaria
(negli anni 70 bastava dire "operaia", ma la complessita' della
situazione e' aumentata)
nelle metropoli europee è immediatamente anche guerra di liberazione
antimperialista, perché l’emancipazione di un popolo in un contesto
imperialista deve fare i conti con la repressione imperialista.
(Genova 2001, Londra, Indignados, ecc...)
Non esistono “vie nazionali” alla riconquista dei diritti e della
dignita' delle persone, perché non esiste nella nostra epoca la
possibilità di sottrarsi singolarmente al sistema di dominio
imperialista.
Di fronte alla richiesta di potere che sta alla base dei movimenti di
forze progressiste che operano sul continente europeo, la contro
rivoluzione imperialista assume una specificità differente solo per
forma e per intensità: non per qualità.
Che differenza c’è tra l'Italia e la Germania? La Merkel non è certo
diverso da Monti!
Per questo insieme di motivi l’internazionalismo pirata è la nostra
prima bandiera di lotta;
l’area continentale è lo scenario d’insieme entro il quale vanno
studiate “le leggi della condotta della guerra che influiscono sulla
situazione di insieme della guerra”;
il territorio nazionale è il teatro operativo della nostra guerriglia
non violenta; i poli di classe industriali e metropolitani i punti di
forza e di irradiamento della guerra civile libertina.
ASPETTI ECONOMICI DELLA CRISI DI REGIME
Premesso che la crisi è il risultato della contraddizione che ha
opposto le leve finanziarie ai rapporti di produzione capitalistici e
cioè all’antagonismo espresso con sempre minor forza dalle lotte
operaie degli ultimi sei anni, vediamone la specificità economica.
La crisi economica attuale presenta tre caratteri principali:
— è crisi di sovrapproduzione o meglio di sottoconsumo: dopo la forte
espansione "drogata da bolle" degli anni precedenti siamo entrati in
una fase caratterizzata da un forte squilibrio tra quantità di merci
prodotte o producibili e assorbimento del mercato. Questo è l’aspetto
storico dell’attuale crisi;
— è crisi in presenza di un forte aumento dei costi delle materie
prime, tra cui il petrolio.
Questo ha come effetto che, nella misura in cui il prezzo del
macchinario aumenta, in conseguenza dell’aumento di prezzo sia delle
materie prime che lo compongono, sia delle materie ausiliarie al suo
funzionamento, proporzionalmente diminuisce il saggio medio di
profitto.
L’aumento del costo delle materie prime produce inoltre la riduzione o
l’arresto dell’intero processo di riproduzione del capitale, sia
perché il ricavato della vendita delle merci è insufficiente a
riprodurre tutti gli elementi costitutivi della merce stessa, sia
perché viene resa impossibile la continuazione del processo
riproduttivo su una scala corrispondente all’allargamento tecnico di
esso;
— è crisi in presenza di una forte caduta di saggio medio di profitto.
Questo è l’aspetto specifico della crisi economica attuale.
E importante analizzare le conseguenze che questa forte caduta di
saggio medio di profitto ha prodotto e produrrà sulla struttura
economica e politica del sistema.
Se la caduta tendenziale del saggio medio di profitto è una
caratteristica fondamentale del processo capitalistico (in quanto
tende sempre più ad aumentare il capitale costante in rapporto al
capitale variabile) in Italia in quest'ultimo decennio (2001-2011)
questa caduta tendenziale ha subito un notevole processo di
accelerazione dovuto soprattutto al sorgere prepotente della finanza
imperialista multinazionale (Banche, Agenzie di Rating).
Questo porta a far sì che è sempre più difficile per il potere
finanziario reperire all’interno del processo di produzione stesso i
capitali necessari alle ristrutturazioni tecnologiche e quindi deve
ricorrere all’indebitamento.
Ma data la grande quantità di capitale finanziario, diventa sempre più
difficile rastrellare questi fondi all’interno del mercato finanziario
privato (risparmi dei singoli individui) per cui deve ricorrere ai
soldi degli Stati. In tal modo nasce per il lobbismo finanziario la
necessità di stabilire forti rapporti con l’apparato statale per
estorcere questi prestiti alle condizioni più vantaggiose. (Grecia)
Di qui a trasformare l’apparato statale in una struttura strettamente
funzionale alle sue esigenze di sviluppo, il passo è breve ed anzi
assolutamente necessario. (per loro)
Lo stato assume quindi, in campo economico, le funzioni di una grossa
banca al servizio dei grandi gruppi imperialistici finanziari
multinazionali.
Dal modo in cui lo Stato-banca rastrella “a livello sociale” (ovvero
tagliando le spese al welfare e eliminando i diritti acquisiti) questi
capitali necessari (che non sono altro che plusvalore complessivo
“assegnato” alle multinazionali) nasce il forte processo
inflazionistico caratteristico dello sviluppo capitalistico attuale
nella fase dominata dai grandi gruppi imperialisti finanziari
multinazionali.
E chiaro che il processo qui esemplificato per il settore vale per
ogni altro settore in cui domina la struttura capitalistica
multinazionale (cioè vale per la Moody, come per la FIAT, come per la
Apple) e vale per ogni funzione dello Stato (economica, politica,
militare).
Lo Stato diventa espressione diretta dei grandi gruppi imperialistici
multinazionali, con polo nazionale.
Lo Stato diventa cioè funzione specifica dello sviluppo capitalistico
nella fase dell’imperialismo delle multinazionali; diventa: Stato
Imperialista delle Multinazionali.
Il capitalismo italiano quindi cerca di usare la crisi attuale per
costruire lo Stato imperialista delle multinazionali. Cioè anche in
Italia si tenta di percorrere il modello americano-cinese.
MODIFICAZIONI SUL TESSUTO DI CLASSE
Vediamo le conseguenze che la caduta del saggio medio di profitto
produce sulla struttura di classe.
Nei settori dove il saggio di profitto ha valori estremamente bassi,
si nota una diminuzione assoluta di forza-lavoro utilizzata.
Questa tendenza è più che confermata anche negli ultimi quattro anni.
D’altra parte il sistema capitalistico in quanto anche produttore di
merce forza-lavoro, produce un forte aumento della popolazione
complessiva.
Basti pensare che all’inizio del 1800 la popolazione della terra era
calcolata intorno ad un miliardo di unità; con l’avvento del sistema
capitalistico si ha in 200 anni una moltiplicazione della popolazione
mondiale (attualmente siamo intorno ai 7 miliardi).
Da tutto ciò si può trarre una generalizzazione: la caduta tendenziale
del saggio medio di profitto produce una diminuzione della
forza-lavoro utilizzata in rapporto alla popolazione complessiva: cioè
di fronte ad un aumento costante della popolazione complessiva non si
ha proporzionalmente un aumento della forza-lavoro utilizzata. (ecco
perche' necessita un reddito di cittadinanza/esistenza/comevipare)
Abbiamo detto in precedenza che l’aspetto specifico della crisi
economica attuale è la forte caduta del saggio medio di profitto.
Quindi si può sostenere che l’attuale crisi produrrà una notevole
diminuzione della forza-lavoro utilizzata in rapporto alla popolazione
complessiva.
Questo fenomeno avverrà in modo sempre più accelerato e sarà una
caratteristica stabile del nostro sviluppo economico.
Tutto ciò produce e produrrà sul tessuto di classe modificazioni
stabili che si possono così schematizzare.
Rispetto alla popolazione complessiva si avrà:
a) una diminuzione continua di salariati con occupazione stabile;
b) un aumento dell’“esercito di riserva” (serbatoio in cui attingere
nei momenti di espansione), cioè dei salariati con occupazione
instabile (precariato co.co.pro., partite IVA);
c) un aumento di quella parte di popolazione che sarà espulsa in modo
definitivo dal processo capitalista (gli emarginati).
Rispetto ai comportamenti di classe si può così ipotizzare:
— salariati con occupazione stabile
Una parte di questi riflette il livello di coscienza immediata che è
di difesa della loro condizione di salariati (sebbene sottoposti
sempre piu ad un trattamento iniquo). Costoro formano la base
materiale del riformismo. (ILVA Taranto )
Un’altra parte, ed è lo strato più produttivo, quello in cui lo
sfruttamento si accentua sempre più il (cognitariato sfruttato
economicamente ), sviluppa una coscienza libertina, cioè l’abolizione
del lavoro salariato e la distruzione della società capitalistica.
(Pirati, 5stelle et alii)
— emarginati
Gli emarginati sono un prodotto della società capitalistica nella sua
attuale fase di sviluppo ed il loro numero è in continuo aumento. Sono
utilizzati dalla società capitalistica, in quanto società dei consumi,
come consumatori.
Sono però consumatori senza salario. Da questa contraddizione nasce la
“ criminalità ”.
L’utilizzo “economico” della criminalità (spesso coniugata
all'immigrazione) da parte del capitalismo sta nel fatto che essa
contribuisce alla distruzione della merci necessarie per continuare il
ciclo.
Per intenderci si potrebbero benissimo costruire automobili a prova di
ladro, ma ciò va contro gli interessi della FIAT.
Una parte degli emarginati riflette a livello immediato la coscienza
televisiva/borghese:
estremo individualismo, aspirazione ad un sempre maggior “consumo”.
Un’altra (per ora minoritaria) parte riflette la coscienza
libertina/libertaria d'abolizione della loro condizione d'emarginati,
da cui l’abolizione della società fondata sul lavoro salariato.
(reddito di cittadinanza/esistenza/ecc...)
— carne da cannone di riserva
Per quanto riguarda la carne da cannone di riserva, i livelli di
coscienza sono dati dall’intreccio dei livelli di coscienza
riscontrabili all’interno dei salariati con occupazione stabile e
degli emarginati. Disperazione pura.
il periodo attuale sembra caratterizzato da una raggiunta fase di
“armistizio” fra i vari gruppi capitalistici italiani: cioè di fronte
all’acutizzarsi della crisi, i vari gruppi capitalistici hanno serrato
le fila. (fanno cartello)
Armistizio non significa però fine delle contraddizioni all’interno
del fronte borghese, significa semplicemente un congelamento
momentaneo di queste contraddizioni, congelamento che si manifesta
attraverso un raggiunto accordo (anch’esso di carattere momentaneo)
sulla spartizione di potere fra i più forti gruppi borghesi.
Sarebbe comunque un errore pensare che le contraddizioni che dividono
il fronte della borghesia siano contraddizioni di carattere
antagonista.
Esse sono semplicemente varianti tattiche dello stesso progetto: la
costruzione dello Stato Imperialista delle Multinazionali.
L’essenza del conflitto intercapitalistico sta semplicemente in
questo: quale sarà il gruppo imperialista multinazionale che, guidando
il progetto di costruzione dello Stato Imperialista, si assicurerà la
fetta più grossa di potere.
E' chiaro che questo processo però non avverrà in modo certamente
pacifico, ma andrà assumendo sempre più i caratteri della “guerra
civile”. (a cui noi rispondiamo con la partecipazione liquida)
Questo anche, e soprattutto, per la profonda crisi d'egemonia che
costringe la borghesia, le sue rappresentanze politiche e le
istituzioni dello Stato a risolvere sempre più le contraddizioni di
classe per mezzo della forza, utilizzando cioè l’intero apparato di
coercizione e solo quello. (TAV, Genova 2001...)
Le elezioni amministrative e politiche sono giocate in questa
prospettiva di lungo periodo.
E così pure i “temi” dominanti della propaganda politica in queste
sinistre campagne elettorali non hanno un carattere contingente come
dimostrano di credere i revisionisti, (PD IDV SEL) ma sono anch’essi
una tappa della costruzione “pezzo su pezzo” dello Stato Imperialista.
Emblematica, al riguardo, è la questione dell’“ordine pubblico” e
della guerra alla “criminalità degli extracomunitari” che più che a
guadagnare voti, punta alla militarizzazione preventiva del territorio
e della lotta di classe ovvero è direttamente strumentale alla
necessità di ricostruire un quadro di valori di massa che consentano
la ristrutturazione e la concentrazione di tutti i poteri dello Stato
nella prospettiva della guerra civile controlibertina.
Perché questa è la strada, l’unica strada, che si indica e percorre
per far fronte alla crisi di Regime.
Essa cerca una spaccatura verticale che emargini ed annienti le forze
ostili alla ristrutturazione imperialista dello Stato di Regime.
Essa si propone di garantire ai padroni delle multinazionali
imperialiste:
1) — il rafforzamento delle strutture e dell’organico militari nei due
sensi di una funzionalizzazione ai progetti di aggressione millitare
"per portare la pace e la democrazia" e della specializzazione
antiguerriglia contro la sovversione interna
2) — la creazione di una “magistratura di regime” e l’irrigidimento
dei provvedimenti penali su quei capitoli particolarmente inerenti
alla libera espressione ed informazione, dalle norme sulla detenzione
dele sostanze psicotrope, a quelle sulla carcerazione preventiva, al
fermo di polizia, al confine, alle pene esemplari per i pirati che
scaricano;
3) — l’adozione di misure “preventive” come la militarizzazione delle
grandi città, delle istituzioni degli uomini, dei siti più esposti del
regime.
E più in generale, proprio per realizzare questi obbiettivi
col minor numero di contraddizioni essa punta ad una precisa riforma
costituzionale, all’elezione diretta del presidente della repubblica e
ad un decisivo aumento di potere dell’Esecutivo: in breve alla
cosiddetta “repubblica Presidenziale”.
Ristrutturare lo Stato per battere il movimento sul terreno della
guerra civile: questa è l’essenza del progetto politico
internazionale.
IL PATTO CORPORATIVO VIENE DA LONTANO
Il tentativo di costruire legami corporativi tra la classe
imprenditoriale del regime e le organizzazioni sindacali dei
lavoratori è funzionale più di quanto si creda alla formazione dello
Stato Imperialista.
Agnelli, in quanto portavoce dell’intero padronato, lo aveva
anticipato nel suo primo discorso da Presidente della Confindustria,
quando sostenne la necessità di “addivenire ad un patto sociale che, a
30 anni dall’aprile ‘45, ridefinisca gli obiettivi nazionali del
popolo italiano in vista degli anni ‘80 e ‘90. Non si tratta però di
un patto tra sindacati - imprenditori - governo”.
Dunque le maggiori forze finanziarie/industriali/multinazionali del
Paese si sono assunte una responsabilità più diretta nella gestione
del potere fissando una serie di principi politici e soluzioni
tecniche per realizzare una gestione “concordata” della crisi oggi, e
della ripresa domani con le Confederazioni sindacali e con il Governo.
Ciò che ci interessa è che quel “patto sociale” venne giustificato non
in funzione “anticongiunturale”, dunque come accordo tattico, ma come
esigenza avanzata e perciò come progetto di stabilizzazione per gli
anni ‘80!
L’operazione d'ingabbiamento che esso ha prodotto può essere definito:
incorporazione organica della classe operaia dentro il capitale e
dentro lo Stato.
Essa segui' la logica che la classe operaia per salvare se stessa,
deve salvare il padrone; per salvare il padrone deve salvare lo Stato;
per salvare lo Stato, deve assumersi i costi economici della
riconversione produttiva ed i sacrifici della ristrutturazione
imperialista.
E' una logica miserabile e val la pena di tenerne conto solo perché
essa venne fatta propria dai vertici sindacali e da quelli del Partito
Comunista. (oggi PD SEL IDV)
La falsità delle argomentazioni portate a giustificazione del “patto
corporativo” sta in questo:
— si identifico' l’interesse operaio con l’interesse di sviluppo del
grande capitale multinazionale e l’interesse delle multinazionali con
l’interesse nazionale;
— si contrabbando' per disposizione riformistica l’esigenza di
riconversione produttiva del grande capitale;
Il “patto corporativo” riferito alla fabbrica servi' a nascondere una
realtà che da anni le avanguardie operaie chiamavano “fascismo di
fabbrica” e cioè una ristrutturazione del ciclo e dell’organizzazione
del lavoro con i suoi risvolti di:
a) rottura della rigidità della forza-lavoro (mobilità: distruzione
sistematica dei nuclei di avanguardia; maggior utilizzo degli
impianti; intensificazione dello sfruttamento);
b) militarizzazione dell’apparato di dominio (corporativizzazione dei
dirigenti, dei quadri dei capi; sindacalismo giallo; utilizzo dei
fascisti per i “lavori sporchi”; spionaggio ).
Rispetto alla lotta operaia una conseguenza decisiva del “patto” è
dunque una più moderna concezione della repressione: sindacalista e
poliziotto, spionaggio padronale e controllo sindacale si fusero in un
unico disegno di annientamento della autonomia e dell’antagonismo.
(come avviene di nuovo oggi)
Imperialismo e social-imperialismo cinese, ambedue forme di
sfruttamento si trovano sempre più spesso in aperta contrapposizione e
le guerre economiche sono combattute su tutti i fronti (finanziario,
informatica, ecc...).
Anche per quel che riguarda l’Italia l’idillio filocapitalistico
Berlusconiano non ha avuto limiti di pudore.
Con un'operazione teorica assai lontana dagli interessi del Paese il
PDL/Lega/AN proposero il “congiungimento con le masse popolari
cattoliche” ovvero, fuor di perifrasi, con la Chiesa Cattolica ed il
suo carattere imperialista, antinazionale e antipopolare che da
vent’anni fa di questo partito/alleanza l’anima e il cervello di tutte
le spinte più reazionarie e fasciste/leghiste che si sono registrate
con intensità sempre crescente nel Paese.
Sull' altro lato (PD) A tal punto si diserto' dal marxismo e dal
leninismo che si sconfino' dall’analisi di classe a cui il PD si
oppone ormai violentemente
Per questo i disegni revisionisti portati avanti dai due maggiori
schieramenti politici nazionali :
— da un lato costituiscono un potente fattore di crisi politica del
regime; incutono terrore ed accelerano contraddizioni nei settori più
conservatori e più reazionari:
— dall’altro evitano che il Paese diventi ingovernabile, blindandolo,
e quindi ostacolando lo sviluppo della rivendicazione della dignita'
umana.
Ciò significa che, mentre i settori conservatori o reazionari
preoccupati dalla piega degli avvenimenti progettano e alimentano
disegni di sopravvivenza apertamente controrivoluzionari, larghi
settori della societa' rimangono catturati nella trappola paralizzante
della linea del “compromesso”.
E questa linea, congelando le forze di classe ritarda ed ostacola la
presa di coscienza a livello di massa della necessità della
liberazione, e questo proprio nel momento in cui la situazione è assai
favorevole per le forze libertarie/libertine.
Quando si dimentica che sono gli sfruttati che devono volere la
guerra, si è scelto per la pace dei padrone!!
PORTARE L’ATTACCO AL CUORE DELLO STATO
La nostra linea, entro questo quadro generale di progetti e di
contraddizioni resta quella di unificare e rovesciare ogni
manifestazione parziale dell’antagonismo cognitario in un attacco
convergente al “cuore dello Stato”.
Essa prende l’avvio della considerazione del tutto evidente che è lo
Stato imperialista nel suo farsi, a garantire ed imporre il progetto
complessivo di ristrutturazione e dunque anche i progetti particolari,
e che perciò al dì fuori del rapporto popolazione-Stato, non si dà,
come del resto non è mai data, alcuna possibilita' alla lotta
libertina/libertaria.
Obiettivo intermedio è il collasso e la crisi definitiva del regime,
premessa necessaria per una “svolta storica”. (collasso inevitabile
cmq, visto che il sistema non si regge in piedi senza esercitare
violenze sulla popolazione)
Compito principale dell’azione libertina/pirata in questa fase è
dunque la massima disarticolazione politica possibile tanto del
regime, che dello Stato.
E cioè il massimo sviluppo possibile di contraddizioni tra le
istituzioni e, all’interno di ognuna di esse, tra i diversi progetti
tattici di soluzione della crisi e all’interno di ciascuno di essi.
(+kaos)
Il passaggio ad una fase più avanzata (violenta) di disarticolazione
militare dello Stato e del Regime è prematuro e dunque sbagliato per
due ordini di motivi:
1) la crisi politica del regime è molto avanzata, siamo vicini al
“punto di tracollo”;
2) l’accumulazione di forze libertarie/libertine sul terreno della
lotta disarmata e nonviolenta seppure ha visto negli ultimi due anni
una grande accelerazione, ancora non è tale per espansione sul
territorio e per maturità politica e militare da consentire il
passaggio ad una nuova fase della guerra.
La distruzione del nemico e la mobilitazione politica e militare delle
forze popolari non possono che andare di pari passo. Il rafforzamento
del potere cognitario è in altri termini condizione e premessa del
passaggio alla fase più avanzata della disarticolazione militare del
regime e dello stato nemico.
LA GUERRIGLIA nonviolenta digitale
La guerriglia nonviolenta digitale gioca un ruolo decisivo nell’azione
di disarticolazione politica del Regime e dello Stato.
Essa colpisce direttamente il nemico e spiana la strada al movimento
di resistenza. (luther blisset et alii)
E' intorno alla guerriglia nonviolenta digitale che si costruisce ed
articola il movimento pirata di resistenza.
Allargare quest’area vuol dire in primo luogo sviluppare
l’organizzazione della guerriglia, la sua capacità politica e di fuoco
(metaforico).
Sono sbagliate tutte quelle posizioni che vedono la crescita della
guerriglia come conseguenza dello sviluppo dell’area legale o semi
legale della cosiddetta “antipolitica”.
È bene far chiarezza su questo punto.
Entro quella che viene definita “area dell’antipolitica” si
ammucchiano e stratificano posizioni diversissime. (5stelle, pirati
et alii)
Alcuni, che definiscono la loro collocazione all’interno dello scontro
di classe per via “soggettiva”, si riconoscono parte di questa area
più per imporre al suo interno bisogni e problemi ad essa, e cioè per
“recuperarla sul terreno della politica”, che a favorirne la
progressiva definizione libertina/libertaria/pirata, strategica,
tattica ed organizzativa. (SEL IDV 5stelle)
A nostro giudizio, l’intera questione va affrontata a partire dallo
strato di classe che più d'ogni altro subisce l’intensificazione dello
sfruttamento, conseguente ai progetti di ristrutturazione
capitalistica ed imperialistica.
Teoria libertina è teoria dei bisogni politico—militari di
“liberazione” di questo strato di classe.
Solo esso infatti esprime in potenza, se non ancora in coscienza, (che
vuol dire organizzazione) l’universalità degli interessi di classe.
Solo intorno ai suoi bisogni possono essere organizzati e assunti i
bisogni degli strati sociali emarginati dal processo di
ristrutturazione e possono essere battuti i propositi revisionisti,
riformisti o corporativi di quella parte di popolazione che trova
tornaconto, anche se miserabile, nel rafforzamento dei sistema di
dominio imperialista.
Le “democrazie partecipate via software (LQ et alii)” non sono
l’avanguardia di questo strato di classe poiché esprimono, oggi,
un'interpretazione molto parziale e soprattutto settoriale dei suoi
bisogni.
Al loro sorgere esse hanno costituito un fattore decisivo nel processo
di superamento del “gruppismo”, ma oggi rischiano di finire esse
stesse nel culo di sacco di quell'impostazione.
Ciò che predispone a questo pericolo è il “feticcio della legalità” e
cioè l’incapacità di uscire dalla falsa contrapposizione tra
“legalità” e “illegalità”. In altre parole le democrazie partecipate
via software non riescono a porre la questione dell'organizzazione a
partire dai bisogni politici reali e così finiscono per delimitare
questi ultimi entro il tipo d'organizzazione legale che si sono date.
Alcuni, maggiormente consapevoli della contraddizione in cui si
dibattono, giungono ad ammettere un dualismo d’organizzazione e così a
riproporre l’improponibile teoria del “braccio armato” nell’antica
logica fallimentare terzinternazionalista. (non e' il nostro caso)
Ma, pena l’estinzione della loro funzione libertina, esse in questa
nuova situazione devono fare un salto dialettico se vogliono rimanere
aderenti all’assunto fondamentale di organizzare, sul terreno della
guerra di classe, l’antagonismo proprio dello strato “oggettivamente”
liquido.
Fuori di questa prospettiva non c’è che minoritarismo o subalternità
al revisionismo.
La guerriglia digitale organizza il “nucleo strategico” del movimento
di classe, non il braccio armato.
Nella guerriglia digitale non ci sono contraddizioni tra pensare ed
agire militarmente e dare il primo posto alla politica.
Essa svolge la sua iniziativa libertina secondo una linea di massa
politico-militare.
Linea di massa per la guerriglia non vuol dire, come qualcuno
fraintende, “organizzare il movimento di massa sul terreno della lotta
armata”, MAI.
Nell’immediato, l’aspetto fondamentale della questione rimane la
costruzione del Partito Pirata come reale interprete dei bisogni
politici e militari dello strato di classe “oggettivamente”
rivoluzionario e l’articolazione d'organismi di combattimento a
livello di classe sui vari fronti della guerra libertina. (GDL)
La differenza non è da poco e vale la pena di esplicitarla poiché essa
nasconde una divergenza sulla questione dell’organizzazione che non è
secondaria.
La sostanza della divergenza sta nel fatto che la prima tesi
appiattisce fino a dissolverla, l'organizzazione nel “movimento”, che
nello stesso tempo viene gonfiato fino a raggiungere dimensioni
mitiche; (Von Linx)
la seconda concepisce organizzazione e movimento come realtà
nettamente distinte e in perenne dialettica tra loro. (Smoker /
Hipatia)
Il Partito Pirata è partito di quadri combattenti.
E dunque reparto avanzato e "armato" della popolazione e perciò nello
stesso tempo distinto e parte organica di essa.
Il movimento è una realtà complessa e disomogenea in cui coesistono e
si combattono molteplici livelli di coscienza.
E' impensabile, e soprattutto impossibile, “organizzare” questa
molteplicità di livelli di coscienza “sul terreno della lotta
digitale”.
Vuoi perché questo terreno, pur essendo strategico, non è ancora
quello principale; vuoi perché il nucleo che costruisce il Partito
Pirata, non ha certamente maturato le capacità politiche, militari e
organizzative necessarie allo scopo.
Non si tratta di “organizzare il movimento di massa sul terreno della
lotta digitale”, ma di radicare l’organizzazione della lotta digitale
e la coscienza politica della sua necessità storica nel movimento di
classe. SPECIALMENTE SUL TERRITORIO
Questo rimane il principale obbiettivo del Partito Pirata in
costruzione in questa fase.
Per l’insieme di motivi che abbiamo discusso il livello di scontro
adeguato a questa fase resta quello della propaganda.
Gli obiettivi principali dell’azione di propaganda sono tre:
— creare il maggior numero possibile di contraddizioni politiche
all’interno dello schieramento nemico e cioè disarticolarlo,
disfunzionalizzarlo;
— battere la pista al movimento di resistenza praticando terreni di
scontro spesso sconosciuti ma non per questo meno essenziali;
— organizzare lo strato di classe avanzato nel Partito e in organismi
di combattimento a livello di classe sui vari fronti della "guerra".
La propaganda digitale realizzata attraverso l’azione di guerriglia
indica una fase della guerra di classe e non come qualcuno ritiene una
“forma di lotta”.
A questa fase segue quella della “guerra civile guerreggiata”, in cui
compito principale dell’avanguardia pirata, sarà quello di
disarticolare, anche militarmente, la macchina burocratica e militare
dello Stato e spezzarla.
Ora evidentemente tocca al Partito Pirata trasformare le premesse in
strutture, le potenzialità libertarie/libertine liberate in potere
cognitario.
Su quale terreno deve svilupparsi la nostra iniziativa tattica?
Essi sono definiti in tre parole d’ordine fondamentali:
1) SPEZZARE I LEGAMI CORPORATIVI TRA LA CLASSE DIRIGENTE INDUSTRIALE E
LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI (e qui si fa dura, vista la
incapacita'delle organizzazioni dei lavoratori di lottare a favore dei
propri associati.)
2) ABBATTERE IL CENTRO POLITICO E ORGANIZZATIVO DELLA REAZIONE E DEL
TERRORISMO FASULLO (il pericolo terrorismo e' giustificazione per ogni
perdita di iberta')
3) COLPIRE LO STATO NEI SUOI ANELLI PIU' DEBOLI
SPEZZARE I LEGAMI CORPORATIVI TRA LA CLASSE DIRIGENTE INDUSTRIALE E LE
ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI
Sul terreno della lotta operaia il nodo da sciogliere, e dunque anche
il punto centrale del programma di lotta, è il “patto corporativo”: il
rapporto Confindustria-Confederazioni-Governo come asse portante della
ristrutturazione capitalistica e come elemento fondamentale dello
Stato corporativo imperialista delle multinazionali.
È molto importante, ma non è sufficiente in questa prospettiva,
intensificare i movimenti autonomi di lotta contro ogni aspetto della
ristrutturazione così come ci appare “immediatamente” con la Cassa
integrazione, la mobilità del lavoro, i licenziamenti e
l’intensificazione forsennata dello sfruttamento. (legge Biagi)
Questi livelli di scontro vanno nella direzione giusta e assumono un
carattere offensivo nella misura in cui riescono a rompere la “gabbia”
sindacale e a mettere in scacco, cioè a minare, la capacità di
controllo delle Confederazioni.
Ma l’attacco deve essere esteso soprattutto alla struttura
politico-militare del comando; perché la Confindustria riformata è il
maggior centro dell’iniziativa padronale; perché essa si serve delle
organizzazioni “sindacali” dei dirigenti, dei quadri, dei capetti e
degli operai con la testa da padrone come cinghie di trasmissione
della nuova ideologia e come centri di organizzazione corporativa.
Disarticolare a fondo questa “cinghia” esplicitandone struttura, modo,
funzionamenti e legami con i centri di potere politico e col disegno
generale, è un'esigenza immediata della lotta
libertina/libertari/pirata.
Finora abbiamo condotto l’epurazione a livello della produzione. (p2p
, remix, ecc...)
Da oggi in avanti si rende necessario investire anche livelli
amministrativi, dirigenziali o politici direttamente più ampi.
(wikileaks, assange)
Disarticolare questa trama vuol dire farne saltare la funzione
politica e militare. Infatti, la tendenza corporativa nel suo farsi,
porta con sé l’esigenza e l’organizzazione della repressione violenta
dell’antagonismo cognitario e cioè di chi non accetta il suicidio
revisionista.
Di conseguenza la funzione del comando va sempre più specializzandosi
anche in questa direzione.
La raccolta di informazioni sui cittadini, lo spionaggio politico ed
economico, l’infiltrazione, la profilazione e ogni altro genere di
lavoro controrivoluzionario vengono portati a nuovi livelli di
efficienza.
Si tratta di non lasciarli funzionare, di anticiparli, neutralizzarli
e punire con la durezza opportuna chiunque si assuma la responsabilità
del loro funzionamento. (FUCK FACEBOOK)
BATTERE IL CENTRO POLITICO E ORGANIZZATIVO DELLA REAZIONE E DEL
TERRORISMO FASULLO
Sul terreno politico è la parte che va combattuta e battuta perché
essa è il vettore principale del progetto di ristrutturazione
imperialista dello Stato e il punto d'unificazione del fascio di forze
reazionarie e controlibertarie/libertine . è il nemico principale.
Essa è il partito organico della borghesia, della classe dominante e
dell’imperialismo. E' il centro politico e organizzativo della
reazione e del terrorismo (fasullo).
E' il motore della controrivoluzione globale e la forma portante del
fascismo moderno: il fascismo imperialista.
Non ci si deve lasciar ingannare dalle professioni di fede
“democratica e antifascista” che talvolta vengono da taluni dirigenti
di questo partito, perché esse rispondono al bisogno mediatico di
mantenere aperta la finta dialettica tra “fascismo” e “antifascismo”
che consente di rastrellare voti facendo credere che contro il
pericolo “fascista” sia meglio la “democrazia riformata”, e cioè lo
Stato imperialista.
Il problema delle avanguardie libertarie/libertine è quello di fare
chiarezza sull’intero gioco colpendo collegamenti, connivenze e
progetti.
PDL/Lega/AN non è solo un partito ma l’anima nera di un regime che da
20 anni opprime il Paese. Va liquidata, battuta e dispersa. La
disfatta del regime deve trascinare con sé anche quest'immondo partito
e l’insieme dei suoi dirigenti.
Com'è avvenuto nel ‘45 per il regime fascista e per il partito di
Mussolini è la premessa indispensabile per giungere ad un'effettiva
“svolta storica” nel nostro paese.
Questo è il compito principale del momento!
COLPIRE LO STATO NEI SUOI ANELLI PIU' DEBOLI
La questione dello Stato è quella che più ci differenzia dalle forze
revisioniste e pararevisioniste che lavorano instancabilmente a
perfezionare questa macchina antipirata.
“spezzare la macchina burocratica e militare dello Stato è la
condizione preliminare d'ogni reale rivoluzione pirata”.
La lotta contro il corporativismo, il fascismo e il regime non può
essere disgiunta dall’azione diretta nonviolenta contro le istituzioni
dello Stato e rivolta, in questa fase, alla loro massima
disarticolazione politica.
“Disarticolazione politica” e non “erosione propagandistica della
credibilità democratica”
Ma un’ultima cosa è importante aggiungere: è necessario superare ogni
tensione particolaristica e ogni spirito di setta. (divide et impera
e' la LORO strategia)
Noi crediamo nella necessità di “unirsi alle persone per unire le
persone” vogliamo la partecipazione e non l'odio
E in questa prospettiva combattiamo e lottiamo per l’unità del
movimento pirata.
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