IMPERIALISMO E INTERNAZIONALISMO

“ Gli Stati Uniti hanno scelto di essere il nemico mortale di tutti i governi di popolo, di tutte le mobilitazioni della coscienza socialista scientifica ovunque nel mondo, di tutti i movimenti antimperialisti della terra. La loro storia negli ultimi 50 e più anni, le caratteristiche intrinseche delle loro strutture fondamentali, la loro dinamica politica, economica e militare fanno degli Stati Uniti il prototipo della controrivoluzione fascista internazionale ”.
George L. Jackson
 
Iniziamo questa relazione con una citazione del grande combattente afroamericano assassinato dai gorilla imperialisti nel carcere di San Quentin perché essa nella sua essenzialità coglie il cuore di una questione per noi fondamentale: la questione dell’imperialismo

I termini generali del problema li possiamo riassumere come segue.

L’imperialismo (parola vecchia, ereditata dal secolo scorso) è un sistema di dominio mondiale al cui centro stanno gli Stati Uniti, al centro dei quali stanno le grandi compagnie multinazionali, le banche le major ed i loro interessi.

Questo sistema si è negli anni articolato e stratificato per aree funzionali di produzione e consumo che sono nello stesso tempo aree politiche e militari. (il termine "militare" non indica solo le forze armate, ma qualsiasi tipo di militanza attiva e potenzialmente pericolosa)

I paesi del “ Vecchio Continente ” compongono un'importante area economica, politica e militare dell’imperialismo.

Questa area, da un punto di vista capitalistico sostanzialmente omogenea, in termini strategici viene definita “sistema democratico occidentale ”.

Negli ultimi tempi, dopo la lotta di liberazione vittoriosa della Primavera Araba, durante la crisi economica ed ecologica mondiale, questo “sistema”, insieme al Giappone è diventato il banco di prova dell’intera struttura imperialista.

Ciò vuol dire che è in Europa principalmente che sempre più si giocherà la permanenza e lo stravolgimento degli equilibri mondiali sanciti dalla seconda guerra mondiale.

L’unità economica, politica e militare sotto il segno atlantico di quest’area in altri termini è decisiva per gli Stati Uniti.

E lo è a tal punto che non è affatto azzardato sostenere che dal punto di vista “ amerikano ”

(che non è solo quello degli USA ma anche quello dei suoi alleati atlantici, e poi l'uso della K non sta solo ai bimbiminkia o ai vecchi sessantottini),

il “sistema democratico occidentale” costituisce in questa congiuntura una totalità strategica (politica, economica, militare) che non ammette mutilazioni e che non tollera modifiche di sostanza.

L’ UE, in quanto componente organica di questo sistema e dunque del sistema mondiale imperialista capeggiato dagli USA, si trova in una posizione estremamente importante perché:

— con la crisi di regime/economica/ecologica che la travaglia, costituisce un fattore di crisi dell’intero schieramento imperialista;

— La affermazione che ha il PP DE in Germania costituisce un punto di debolezza politica dello schieramento sociale-imperialista e dopo i recenti successi elettorali tedeschi ciò non va affatto trascurato;

— la forza crescente non trascurabile del movimento pirata internazionale che può trasformarsi in un’area libertina/libertaria dirompente.

Questa situazione è oltremodo eccellente per le forze libertarie/libertine/pirate del nostro paese perché a livello mondiale l’imperialismo è scosso da violente convulsioni e tutto fa pensare che il peggio stia per arrivare.

La crisi che attraversiamo, senza dubbio è la più grave dopo la seconda guerra mondiale, è nello stesso tempo economica/ecologica, politica e militare.

Economica perché è crisi ciclica di sovrapproduzione in presenza di un’inflazione galoppante e di un disordine finanziario e monetario mai registrato.

Ecologica perche' stiamo veramente fottendoci il pianeta su cui viviamo.

Politica poiché scatena i fattori d'instabilità d'alcuni regimi subalterni (primavera araba) e attiva la lotta operaia, pirata e libertina delle classi oppresse tanto negli USA che in Europa, che nel resto del mondo.

Militare poiché determina uno scollamento crescente dalla NATO e la defezione di alcuni importanti paesi dalle azioni di "peace keeping" armate, volte a "portare la democrazia"...

Forza scatenante della crisi e' stato il fallimento del modello di "sviluppo" basato sulla "crescita eterna" ovviamente irrealistico e fallimentare.

(il comunismo e' morto, il capitalismo pure e nemmeno noi ci sentiamo molto bene)

Più precisamente le contraddizioni che hanno costretto l’imperialismo alla “ crisi ”, alla difensiva e dunque ad entrare nella fase storica della sua dissoluzione sono tre:

— i paesi che lottano per la loro liberazione; (primavera araba ma NON solo)

— il social-capitalismo cinese anch’esso interessato al controllo di aree strategiche, al rastrellamento di materie prime, a nuovi mercati e sbocchi per i suoi investimenti; (un maledetto concorrente agguerrito e ricco e NON allineato. Esattamente quello che NON volevano)

— le lotte individuali e il decollo di guerriglie nei suoi centri industriali e metropolitani. (NOTAV, NOMOSE, NONUKE, ecc...)

E' la complessa dialettica tra queste contraddizioni che spinge irreversibilmente verso una ridefinizione dei rapporti di forza tra imperialismo, social-imperialismo e forze libertarie/libertine e che dunque alimenta, nel mondo capitalista occidentale in generale, e in Italia in particolare, condizioni oggettivamente favorevoli alla crescita dell’iniziativa apertamente libertina/pirata/grillina. (con tutti i "distinguo" del caso)

Sta alle classi libertarie/libertine e alle loro avanguardie politiche e piratesche cogliere l’occasione.

Sul teatro europeo l’imperialismo reagisce alla sua crisi (perche' e' stata deliberatamente creata) rincorrendo tre obbiettivi fondamentali:

— favorisce un processo di controrivoluzione globale e aperta contro ogni forza ad esso antagonista; (esaltazione del PIL, invenzione del terrorismo come indefinito nemico comune)

— ridimensionare all’interno di ogni paese la forza della popolazione e ristabilire rapporti di forza favorevoli alle classi dirigenti locali “sicuramente atlantiche ”;

— scoraggiare le velleità autonomistiche/localistiche che si sono fatte strada in alcuni paesi per ricondurli sotto l’“ala globalista/mondialista ”.

Manovre economiche e servizi segreti lavorano assiduamente in questa prospettiva.

L’uso della “crisi finanziaria” è solo l’ultimo esempio, anche se alla prova dei fatti si è dimostrata un’arma a doppio taglio.

Perché se da un lato l’inflazione selvaggia, la recessione produttiva e il pericolo di una vera e propria depressione hanno consentito il ricatto politico (“se volete colmare il disavanzo del deficit e rimettere in sesto, almeno in parte, le bilance dei pagamenti coi nostri prestiti dovete liquidare senza incertezze le spinte “comuniste” che erodono alla base la stabilità dei regimi politici”); dall’altro hanno acutizzato tensioni di classe e così favorito le spinte libertarie/libertine.

Appare chiaro tuttavia che “crisi dell’imperialismo” nell’immediato non vuoi dire “crollo”, ma controrivoluzione globale imperialista e cioè:

a) ristrutturazione dei modelli economici di base; (Latouche et alii)

b) ristrutturazione delle funzioni economiche entro una divisione internazionale del lavoro e dei mercati rigidamente pianificata;

c) riadeguamento delle strutture istituzionali, statali e militari dei regimi meno stabili e più minacciati entro la cornice dell’ordine imperialista. (Grecia, Spagna, Italia...)

Affermare che l’Italia è l’anello debole del “sistema democratico occidentale” vuol dunque anche dire che è il paese in cui la controrivoluzione si scatenerà più forte e l’intero sistema imperialista si assumerà la responsabilità di questo processo.

Ciò significa che il cognitariato italiano a misura in cui s'intensifica la guerra di classe nel paese, non si troverà a “fare i conti” solo col suo nemico interno, bensì con l’intera organizzazione economica, politica e militare dell’imperialismo.

Si vuol dire, più in generale, che la guerra di classe libertina/libertaria/pirata/cognitaria

(negli anni 70 bastava dire "operaia", ma la complessita' della situazione e' aumentata)

nelle metropoli europee è immediatamente anche guerra di liberazione antimperialista, perché l’emancipazione di un popolo in un contesto imperialista deve fare i conti con la repressione imperialista. (Genova 2001, Londra, Indignados, ecc...)

Non esistono “vie nazionali” alla riconquista dei diritti e della dignita' delle persone, perché non esiste nella nostra epoca la possibilità di sottrarsi singolarmente al sistema di dominio imperialista.

Di fronte alla richiesta di potere che sta alla base dei movimenti di forze progressiste che operano sul continente europeo, la contro rivoluzione imperialista assume una specificità differente solo per forma e per intensità: non per qualità.

Che differenza c’è tra l'Italia e la Germania? La Merkel non è certo diverso da Monti!

Per questo insieme di motivi l’internazionalismo pirata è la nostra prima bandiera di lotta;

l’area continentale è lo scenario d’insieme entro il quale vanno studiate “le leggi della condotta della guerra che influiscono sulla situazione di insieme della guerra”;

il territorio nazionale è il teatro operativo della nostra guerriglia non violenta; i poli di classe industriali e metropolitani i punti di forza e di irradiamento della guerra civile libertina.

ASPETTI ECONOMICI DELLA CRISI DI REGIME

Premesso che la crisi è il risultato della contraddizione che ha opposto le leve finanziarie ai rapporti di produzione capitalistici e cioè all’antagonismo espresso con sempre minor forza dalle lotte operaie degli ultimi sei anni, vediamone la specificità economica.
La crisi economica attuale presenta tre caratteri principali:

— è crisi di sovrapproduzione o meglio di sottoconsumo: dopo la forte espansione "drogata da bolle" degli anni precedenti siamo entrati in una fase caratterizzata da un forte squilibrio tra quantità di merci prodotte o producibili e assorbimento del mercato. Questo è l’aspetto storico dell’attuale crisi;

— è crisi in presenza di un forte aumento dei costi delle materie prime, tra cui il petrolio. Questo ha come effetto che, nella misura in cui il prezzo del macchinario aumenta, in conseguenza dell’aumento di prezzo sia delle materie prime che lo compongono, sia delle materie ausiliarie al suo funzionamento, proporzionalmente diminuisce il saggio medio di profitto.

L’aumento del costo delle materie prime produce inoltre la riduzione o l’arresto dell’intero processo di riproduzione del capitale, sia perché il ricavato della vendita delle merci è insufficiente a riprodurre tutti gli elementi costitutivi della merce stessa, sia perché viene resa impossibile la continuazione del processo riproduttivo su una scala corrispondente all’allargamento tecnico di esso;

— è crisi in presenza di una forte caduta di saggio medio di profitto. Questo è l’aspetto specifico della crisi economica attuale.

E importante analizzare le conseguenze che questa forte caduta di saggio medio di profitto ha prodotto e produrrà sulla struttura economica e politica del sistema.

Se la caduta tendenziale del saggio medio di profitto è una caratteristica fondamentale del processo capitalistico (in quanto tende sempre più ad aumentare il capitale costante in rapporto al capitale variabile) in Italia in quest'ultimo decennio (2001-2011) questa caduta tendenziale ha subito un notevole processo di accelerazione dovuto soprattutto al sorgere prepotente della finanza imperialista multinazionale (Banche, Agenzie di Rating).

Questo porta a far sì che è sempre più difficile per il potere finanziario reperire all’interno del processo di produzione stesso i capitali necessari alle ristrutturazioni tecnologiche e quindi deve ricorrere all’indebitamento.

Ma data la grande quantità di capitale finanziario, diventa sempre più difficile rastrellare questi fondi all’interno del mercato finanziario privato (risparmi dei singoli individui) per cui deve ricorrere ai soldi degli Stati. In tal modo nasce per il lobbismo finanziario la necessità di stabilire forti rapporti con l’apparato statale per estorcere questi prestiti alle condizioni più vantaggiose. (Grecia)

Di qui a trasformare l’apparato statale in una struttura strettamente funzionale alle sue esigenze di sviluppo, il passo è breve ed anzi assolutamente necessario. (per loro)

Lo stato assume quindi, in campo economico, le funzioni di una grossa banca al servizio dei grandi gruppi imperialistici finanziari multinazionali.

Dal modo in cui lo Stato-banca rastrella “a livello sociale” (ovvero tagliando le spese al welfare e eliminando i diritti acquisiti) questi capitali necessari (che non sono altro che plusvalore complessivo “assegnato” alle multinazionali) nasce il forte processo inflazionistico caratteristico dello sviluppo capitalistico attuale nella fase dominata dai grandi gruppi imperialisti finanziari multinazionali.

E chiaro che il processo qui esemplificato per il settore vale per ogni altro settore in cui domina la struttura capitalistica multinazionale (cioè vale per la Moody, come per la FIAT, come per la Apple) e vale per ogni funzione dello Stato (economica, politica, militare).

Lo Stato diventa espressione diretta dei grandi gruppi imperialistici multinazionali, con polo nazionale.

Lo Stato diventa cioè funzione specifica dello sviluppo capitalistico nella fase dell’imperialismo delle multinazionali; diventa: Stato Imperialista delle Multinazionali.

Il capitalismo italiano quindi cerca di usare la crisi attuale per costruire lo Stato imperialista delle multinazionali. Cioè anche in Italia si tenta di percorrere il modello americano-cinese.
 
MODIFICAZIONI SUL TESSUTO DI CLASSE

Vediamo le conseguenze che la caduta del saggio medio di profitto produce sulla struttura di classe.

Nei settori dove il saggio di profitto ha valori estremamente bassi, si nota una diminuzione assoluta di forza-lavoro utilizzata.

Questa tendenza è più che confermata anche negli ultimi quattro anni.

D’altra parte il sistema capitalistico in quanto anche produttore di merce forza-lavoro, produce un forte aumento della popolazione complessiva.

Basti pensare che all’inizio del 1800 la popolazione della terra era calcolata intorno ad un miliardo di unità; con l’avvento del sistema capitalistico si ha in 200 anni una moltiplicazione della popolazione mondiale (attualmente siamo intorno ai 7 miliardi).

Da tutto ciò si può trarre una generalizzazione: la caduta tendenziale del saggio medio di profitto produce una diminuzione della forza-lavoro utilizzata in rapporto alla popolazione complessiva: cioè di fronte ad un aumento costante della popolazione complessiva non si ha proporzionalmente un aumento della forza-lavoro utilizzata. (ecco perche' necessita un reddito di cittadinanza/esistenza/comevipare)

Abbiamo detto in precedenza che l’aspetto specifico della crisi economica attuale è la forte caduta del saggio medio di profitto.

Quindi si può sostenere che l’attuale crisi produrrà una notevole diminuzione della forza-lavoro utilizzata in rapporto alla popolazione complessiva.

Questo fenomeno avverrà in modo sempre più accelerato e sarà una caratteristica stabile del nostro sviluppo economico.

Tutto ciò produce e produrrà sul tessuto di classe modificazioni stabili che si possono così schematizzare.
Rispetto alla popolazione complessiva si avrà:

a) una diminuzione continua di salariati con occupazione stabile;

b) un aumento dell’“esercito di riserva” (serbatoio in cui attingere nei momenti di espansione), cioè dei salariati con occupazione instabile (precariato co.co.pro., partite IVA); c) un aumento di quella parte di popolazione che sarà espulsa in modo definitivo dal processo capitalista (gli emarginati).

Rispetto ai comportamenti di classe si può così ipotizzare:

— salariati con occupazione stabile
Una parte di questi riflette il livello di coscienza immediata che è di difesa della loro condizione di salariati (sebbene sottoposti sempre piu ad un trattamento iniquo). Costoro formano la base materiale del riformismo. (ILVA Taranto )

Un’altra parte, ed è lo strato più produttivo, quello in cui lo sfruttamento si accentua sempre più il (cognitariato sfruttato economicamente ), sviluppa una coscienza libertina, cioè l’abolizione del lavoro salariato e la distruzione della società capitalistica. (Pirati, 5stelle et alii)

— emarginati
Gli emarginati sono un prodotto della società capitalistica nella sua attuale fase di sviluppo ed il loro numero è in continuo aumento. Sono utilizzati dalla società capitalistica, in quanto società dei consumi, come consumatori.

Sono però consumatori senza salario. Da questa contraddizione nasce la “ criminalità ”.

L’utilizzo “economico” della criminalità (spesso coniugata all'immigrazione) da parte del capitalismo sta nel fatto che essa contribuisce alla distruzione della merci necessarie per continuare il ciclo.

Per intenderci si potrebbero benissimo costruire automobili a prova di ladro, ma ciò va contro gli interessi della FIAT.

Una parte degli emarginati riflette a livello immediato la coscienza televisiva/borghese:
estremo individualismo, aspirazione ad un sempre maggior “consumo”.

Un’altra (per ora minoritaria) parte riflette la coscienza libertina/libertaria d'abolizione della loro condizione d'emarginati, da cui l’abolizione della società fondata sul lavoro salariato. (reddito di cittadinanza/esistenza/ecc...)

— carne da cannone di riserva
Per quanto riguarda la carne da cannone di riserva, i livelli di coscienza sono dati dall’intreccio dei livelli di coscienza riscontrabili all’interno dei salariati con occupazione stabile e degli emarginati. Disperazione pura.
 
il periodo attuale sembra caratterizzato da una raggiunta fase di “armistizio” fra i vari gruppi capitalistici italiani: cioè di fronte all’acutizzarsi della crisi, i vari gruppi capitalistici hanno serrato le fila. (fanno cartello)

Armistizio non significa però fine delle contraddizioni all’interno del fronte borghese, significa semplicemente un congelamento momentaneo di queste contraddizioni, congelamento che si manifesta attraverso un raggiunto accordo (anch’esso di carattere momentaneo) sulla spartizione di potere fra i più forti gruppi borghesi.

Sarebbe comunque un errore pensare che le contraddizioni che dividono il fronte della borghesia siano contraddizioni di carattere antagonista.

Esse sono semplicemente varianti tattiche dello stesso progetto: la costruzione dello Stato Imperialista delle Multinazionali.

L’essenza del conflitto intercapitalistico sta semplicemente in questo: quale sarà il gruppo imperialista multinazionale che, guidando il progetto di costruzione dello Stato Imperialista, si assicurerà la fetta più grossa di potere.

E' chiaro che questo processo però non avverrà in modo certamente pacifico, ma andrà assumendo sempre più i caratteri della “guerra civile”. (a cui noi rispondiamo con la partecipazione liquida)

Questo anche, e soprattutto, per la profonda crisi d'egemonia che costringe la borghesia, le sue rappresentanze politiche e le istituzioni dello Stato a risolvere sempre più le contraddizioni di classe per mezzo della forza, utilizzando cioè l’intero apparato di coercizione e solo quello. (TAV, Genova 2001...)

Le elezioni amministrative e politiche sono giocate in questa prospettiva di lungo periodo.

E così pure i “temi” dominanti della propaganda politica in queste sinistre campagne elettorali non hanno un carattere contingente come dimostrano di credere i revisionisti, (PD IDV SEL) ma sono anch’essi una tappa della costruzione “pezzo su pezzo” dello Stato Imperialista.

Emblematica, al riguardo, è la questione dell’“ordine pubblico” e della guerra alla “criminalità degli extracomunitari” che più che a guadagnare voti, punta alla militarizzazione preventiva del territorio e della lotta di classe ovvero è direttamente strumentale alla necessità di ricostruire un quadro di valori di massa che consentano la ristrutturazione e la concentrazione di tutti i poteri dello Stato nella prospettiva della guerra civile controlibertina.

Perché questa è la strada, l’unica strada, che si indica e percorre per far fronte alla crisi di Regime.

Essa cerca una spaccatura verticale che emargini ed annienti le forze ostili alla ristrutturazione imperialista dello Stato di Regime.

Essa si propone di garantire ai padroni delle multinazionali imperialiste:

1) — il rafforzamento delle strutture e dell’organico militari nei due sensi di una funzionalizzazione ai progetti di aggressione millitare "per portare la pace e la democrazia" e della specializzazione antiguerriglia contro la sovversione interna

2) — la creazione di una “magistratura di regime” e l’irrigidimento dei provvedimenti penali su quei capitoli particolarmente inerenti alla libera espressione ed informazione, dalle norme sulla detenzione dele sostanze psicotrope, a quelle sulla carcerazione preventiva, al fermo di polizia, al confine, alle pene esemplari per i pirati che scaricano;

3) — l’adozione di misure “preventive” come la militarizzazione delle grandi città, delle istituzioni degli uomini, dei siti più esposti del regime.

E più in generale, proprio per realizzare questi obbiettivi
col minor numero di contraddizioni essa punta ad una precisa riforma costituzionale, all’elezione diretta del presidente della repubblica e ad un decisivo aumento di potere dell’Esecutivo: in breve alla cosiddetta “repubblica Presidenziale”.

Ristrutturare lo Stato per battere il movimento sul terreno della guerra civile: questa è l’essenza del progetto politico internazionale.

IL PATTO CORPORATIVO VIENE DA LONTANO

Il tentativo di costruire legami corporativi tra la classe imprenditoriale del regime e le organizzazioni sindacali dei lavoratori è funzionale più di quanto si creda alla formazione dello Stato Imperialista.

Agnelli, in quanto portavoce dell’intero padronato, lo aveva anticipato nel suo primo discorso da Presidente della Confindustria, quando sostenne la necessità di “addivenire ad un patto sociale che, a 30 anni dall’aprile ‘45, ridefinisca gli obiettivi nazionali del popolo italiano in vista degli anni ‘80 e ‘90. Non si tratta però di un patto tra sindacati - imprenditori - governo”.

Dunque le maggiori forze finanziarie/industriali/multinazionali del Paese si sono assunte una responsabilità più diretta nella gestione del potere fissando una serie di principi politici e soluzioni tecniche per realizzare una gestione “concordata” della crisi oggi, e della ripresa domani con le Confederazioni sindacali e con il Governo.

Ciò che ci interessa è che quel “patto sociale” venne giustificato non in funzione “anticongiunturale”, dunque come accordo tattico, ma come esigenza avanzata e perciò come progetto di stabilizzazione per gli anni ‘80!

L’operazione d'ingabbiamento che esso ha prodotto può essere definito: incorporazione organica della classe operaia dentro il capitale e dentro lo Stato.

Essa segui' la logica che la classe operaia per salvare se stessa, deve salvare il padrone; per salvare il padrone deve salvare lo Stato; per salvare lo Stato, deve assumersi i costi economici della riconversione produttiva ed i sacrifici della ristrutturazione imperialista.

E' una logica miserabile e val la pena di tenerne conto solo perché essa venne fatta propria dai vertici sindacali e da quelli del Partito Comunista. (oggi PD SEL IDV)

La falsità delle argomentazioni portate a giustificazione del “patto corporativo” sta in questo:

— si identifico' l’interesse operaio con l’interesse di sviluppo del grande capitale multinazionale e l’interesse delle multinazionali con l’interesse nazionale;

— si contrabbando' per disposizione riformistica l’esigenza di riconversione produttiva del grande capitale;

Il “patto corporativo” riferito alla fabbrica servi' a nascondere una realtà che da anni le avanguardie operaie chiamavano “fascismo di fabbrica” e cioè una ristrutturazione del ciclo e dell’organizzazione del lavoro con i suoi risvolti di:

a) rottura della rigidità della forza-lavoro (mobilità: distruzione sistematica dei nuclei di avanguardia; maggior utilizzo degli impianti; intensificazione dello sfruttamento);

b) militarizzazione dell’apparato di dominio (corporativizzazione dei dirigenti, dei quadri dei capi; sindacalismo giallo; utilizzo dei fascisti per i “lavori sporchi”; spionaggio ).

Rispetto alla lotta operaia una conseguenza decisiva del “patto” è dunque una più moderna concezione della repressione: sindacalista e poliziotto, spionaggio padronale e controllo sindacale si fusero in un unico disegno di annientamento della autonomia e dell’antagonismo. (come avviene di nuovo oggi)

Imperialismo e social-imperialismo cinese, ambedue forme di sfruttamento si trovano sempre più spesso in aperta contrapposizione e le guerre economiche sono combattute su tutti i fronti (finanziario, informatica, ecc...).

Anche per quel che riguarda l’Italia l’idillio filocapitalistico Berlusconiano non ha avuto limiti di pudore.

Con un'operazione teorica assai lontana dagli interessi del Paese il PDL/Lega/AN proposero il “congiungimento con le masse popolari cattoliche” ovvero, fuor di perifrasi, con la Chiesa Cattolica ed il suo carattere imperialista, antinazionale e antipopolare che da vent’anni fa di questo partito/alleanza l’anima e il cervello di tutte le spinte più reazionarie e fasciste/leghiste che si sono registrate con intensità sempre crescente nel Paese.

Sull' altro lato (PD) A tal punto si diserto' dal marxismo e dal leninismo che si sconfino' dall’analisi di classe a cui il PD si oppone ormai violentemente

Per questo i disegni revisionisti portati avanti dai due maggiori schieramenti politici nazionali :

— da un lato costituiscono un potente fattore di crisi politica del regime; incutono terrore ed accelerano contraddizioni nei settori più conservatori e più reazionari:

— dall’altro evitano che il Paese diventi ingovernabile, blindandolo, e quindi ostacolando lo sviluppo della rivendicazione della dignita' umana.

Ciò significa che, mentre i settori conservatori o reazionari preoccupati dalla piega degli avvenimenti progettano e alimentano disegni di sopravvivenza apertamente controrivoluzionari, larghi settori della societa' rimangono catturati nella trappola paralizzante della linea del “compromesso”.

E questa linea, congelando le forze di classe ritarda ed ostacola la presa di coscienza a livello di massa della necessità della liberazione, e questo proprio nel momento in cui la situazione è assai favorevole per le forze libertarie/libertine.

Quando si dimentica che sono gli sfruttati che devono volere la guerra, si è scelto per la pace dei padrone!!

PORTARE L’ATTACCO AL CUORE DELLO STATO

La nostra linea, entro questo quadro generale di progetti e di contraddizioni resta quella di unificare e rovesciare ogni manifestazione parziale dell’antagonismo cognitario in un attacco convergente al “cuore dello Stato”.

Essa prende l’avvio della considerazione del tutto evidente che è lo Stato imperialista nel suo farsi, a garantire ed imporre il progetto complessivo di ristrutturazione e dunque anche i progetti particolari, e che perciò al dì fuori del rapporto popolazione-Stato, non si dà, come del resto non è mai data, alcuna possibilita' alla lotta libertina/libertaria.

Obiettivo intermedio è il collasso e la crisi definitiva del regime, premessa necessaria per una “svolta storica”. (collasso inevitabile cmq, visto che il sistema non si regge in piedi senza esercitare violenze sulla popolazione)

Compito principale dell’azione libertina/pirata in questa fase è dunque la massima disarticolazione politica possibile tanto del regime, che dello Stato.

E cioè il massimo sviluppo possibile di contraddizioni tra le istituzioni e, all’interno di ognuna di esse, tra i diversi progetti tattici di soluzione della crisi e all’interno di ciascuno di essi. (+kaos)

Il passaggio ad una fase più avanzata (violenta) di disarticolazione militare dello Stato e del Regime è prematuro e dunque sbagliato per due ordini di motivi:

1) la crisi politica del regime è molto avanzata, siamo vicini al “punto di tracollo”;

2) l’accumulazione di forze libertarie/libertine sul terreno della lotta disarmata e nonviolenta seppure ha visto negli ultimi due anni una grande accelerazione, ancora non è tale per espansione sul territorio e per maturità politica e militare da consentire il passaggio ad una nuova fase della guerra.

La distruzione del nemico e la mobilitazione politica e militare delle forze popolari non possono che andare di pari passo. Il rafforzamento del potere cognitario è in altri termini condizione e premessa del passaggio alla fase più avanzata della disarticolazione militare del regime e dello stato nemico.

LA GUERRIGLIA nonviolenta digitale

La guerriglia nonviolenta digitale gioca un ruolo decisivo nell’azione di disarticolazione politica del Regime e dello Stato.

Essa colpisce direttamente il nemico e spiana la strada al movimento di resistenza. (luther blisset et alii)

E' intorno alla guerriglia nonviolenta digitale che si costruisce ed articola il movimento pirata di resistenza.

Allargare quest’area vuol dire in primo luogo sviluppare l’organizzazione della guerriglia, la sua capacità politica e di fuoco (metaforico).

Sono sbagliate tutte quelle posizioni che vedono la crescita della guerriglia come conseguenza dello sviluppo dell’area legale o semi legale della cosiddetta “antipolitica”.

È bene far chiarezza su questo punto.

Entro quella che viene definita “area dell’antipolitica” si ammucchiano e stratificano posizioni diversissime. (5stelle, pirati et alii)

Alcuni, che definiscono la loro collocazione all’interno dello scontro di classe per via “soggettiva”, si riconoscono parte di questa area più per imporre al suo interno bisogni e problemi ad essa, e cioè per “recuperarla sul terreno della politica”, che a favorirne la progressiva definizione libertina/libertaria/pirata, strategica, tattica ed organizzativa. (SEL IDV 5stelle)

A nostro giudizio, l’intera questione va affrontata a partire dallo strato di classe che più d'ogni altro subisce l’intensificazione dello sfruttamento, conseguente ai progetti di ristrutturazione capitalistica ed imperialistica.

Teoria libertina è teoria dei bisogni politico—militari di “liberazione” di questo strato di classe. Solo esso infatti esprime in potenza, se non ancora in coscienza, (che vuol dire organizzazione) l’universalità degli interessi di classe.

Solo intorno ai suoi bisogni possono essere organizzati e assunti i bisogni degli strati sociali emarginati dal processo di ristrutturazione e possono essere battuti i propositi revisionisti, riformisti o corporativi di quella parte di popolazione che trova tornaconto, anche se miserabile, nel rafforzamento dei sistema di dominio imperialista.

Le “democrazie partecipate via software (LQ et alii)” non sono l’avanguardia di questo strato di classe poiché esprimono, oggi, un'interpretazione molto parziale e soprattutto settoriale dei suoi bisogni.

Al loro sorgere esse hanno costituito un fattore decisivo nel processo di superamento del “gruppismo”, ma oggi rischiano di finire esse stesse nel culo di sacco di quell'impostazione.

Ciò che predispone a questo pericolo è il “feticcio della legalità” e cioè l’incapacità di uscire dalla falsa contrapposizione tra “legalità” e “illegalità”. In altre parole le democrazie partecipate via software non riescono a porre la questione dell'organizzazione a partire dai bisogni politici reali e così finiscono per delimitare questi ultimi entro il tipo d'organizzazione legale che si sono date.

Alcuni, maggiormente consapevoli della contraddizione in cui si dibattono, giungono ad ammettere un dualismo d’organizzazione e così a riproporre l’improponibile teoria del “braccio armato” nell’antica logica fallimentare terzinternazionalista. (non e' il nostro caso)

Ma, pena l’estinzione della loro funzione libertina, esse in questa nuova situazione devono fare un salto dialettico se vogliono rimanere aderenti all’assunto fondamentale di organizzare, sul terreno della guerra di classe, l’antagonismo proprio dello strato “oggettivamente” liquido.

Fuori di questa prospettiva non c’è che minoritarismo o subalternità al revisionismo.

La guerriglia digitale organizza il “nucleo strategico” del movimento di classe, non il braccio armato.

Nella guerriglia digitale non ci sono contraddizioni tra pensare ed agire militarmente e dare il primo posto alla politica.

Essa svolge la sua iniziativa libertina secondo una linea di massa politico-militare.

Linea di massa per la guerriglia non vuol dire, come qualcuno fraintende, “organizzare il movimento di massa sul terreno della lotta armata”, MAI.


Nell’immediato, l’aspetto fondamentale della questione rimane la costruzione del Partito Pirata come reale interprete dei bisogni politici e militari dello strato di classe “oggettivamente” rivoluzionario e l’articolazione d'organismi di combattimento a livello di classe sui vari fronti della guerra libertina. (GDL)

La differenza non è da poco e vale la pena di esplicitarla poiché essa nasconde una divergenza sulla questione dell’organizzazione che non è secondaria.

La sostanza della divergenza sta nel fatto che la prima tesi appiattisce fino a dissolverla, l'organizzazione nel “movimento”, che nello stesso tempo viene gonfiato fino a raggiungere dimensioni mitiche; (Von Linx)

la seconda concepisce organizzazione e movimento come realtà nettamente distinte e in perenne dialettica tra loro. (Smoker / Hipatia)

Il Partito Pirata è partito di quadri combattenti.

E dunque reparto avanzato e "armato" della popolazione e perciò nello stesso tempo distinto e parte organica di essa.

Il movimento è una realtà complessa e disomogenea in cui coesistono e si combattono molteplici livelli di coscienza.

E' impensabile, e soprattutto impossibile, “organizzare” questa molteplicità di livelli di coscienza “sul terreno della lotta digitale”.

Vuoi perché questo terreno, pur essendo strategico, non è ancora quello principale; vuoi perché il nucleo che costruisce il Partito Pirata, non ha certamente maturato le capacità politiche, militari e organizzative necessarie allo scopo.

Non si tratta di “organizzare il movimento di massa sul terreno della lotta digitale”, ma di radicare l’organizzazione della lotta digitale e la coscienza politica della sua necessità storica nel movimento di classe. SPECIALMENTE SUL TERRITORIO

Questo rimane il principale obbiettivo del Partito Pirata in costruzione in questa fase.

Per l’insieme di motivi che abbiamo discusso il livello di scontro adeguato a questa fase resta quello della propaganda.

Gli obiettivi principali dell’azione di propaganda sono tre:

— creare il maggior numero possibile di contraddizioni politiche all’interno dello schieramento nemico e cioè disarticolarlo, disfunzionalizzarlo;

— battere la pista al movimento di resistenza praticando terreni di scontro spesso sconosciuti ma non per questo meno essenziali;

— organizzare lo strato di classe avanzato nel Partito e in organismi di combattimento a livello di classe sui vari fronti della "guerra".

La propaganda digitale realizzata attraverso l’azione di guerriglia indica una fase della guerra di classe e non come qualcuno ritiene una “forma di lotta”.

A questa fase segue quella della “guerra civile guerreggiata”, in cui compito principale dell’avanguardia pirata, sarà quello di disarticolare, anche militarmente, la macchina burocratica e militare dello Stato e spezzarla.


Ora evidentemente tocca al Partito Pirata trasformare le premesse in strutture, le potenzialità libertarie/libertine liberate in potere cognitario.

Su quale terreno deve svilupparsi la nostra iniziativa tattica?

Essi sono definiti in tre parole d’ordine fondamentali:

1) SPEZZARE I LEGAMI CORPORATIVI TRA LA CLASSE DIRIGENTE INDUSTRIALE E LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI (e qui si fa dura, vista la incapacita'delle organizzazioni dei lavoratori di lottare a favore dei propri associati.)

2) ABBATTERE IL CENTRO POLITICO E ORGANIZZATIVO DELLA REAZIONE E DEL TERRORISMO FASULLO (il pericolo terrorismo e' giustificazione per ogni perdita di iberta')

3) COLPIRE LO STATO NEI SUOI ANELLI PIU' DEBOLI

SPEZZARE I LEGAMI CORPORATIVI TRA LA CLASSE DIRIGENTE INDUSTRIALE E LE ORGANIZZAZIONI DEI LAVORATORI

Sul terreno della lotta operaia il nodo da sciogliere, e dunque anche il punto centrale del programma di lotta, è il “patto corporativo”: il rapporto Confindustria-Confederazioni-Governo come asse portante della ristrutturazione capitalistica e come elemento fondamentale dello Stato corporativo imperialista delle multinazionali.

È molto importante, ma non è sufficiente in questa prospettiva, intensificare i movimenti autonomi di lotta contro ogni aspetto della ristrutturazione così come ci appare “immediatamente” con la Cassa integrazione, la mobilità del lavoro, i licenziamenti e l’intensificazione forsennata dello sfruttamento. (legge Biagi)

Questi livelli di scontro vanno nella direzione giusta e assumono un carattere offensivo nella misura in cui riescono a rompere la “gabbia” sindacale e a mettere in scacco, cioè a minare, la capacità di controllo delle Confederazioni.

Ma l’attacco deve essere esteso soprattutto alla struttura politico-militare del comando; perché la Confindustria riformata è il maggior centro dell’iniziativa padronale; perché essa si serve delle organizzazioni “sindacali” dei dirigenti, dei quadri, dei capetti e degli operai con la testa da padrone come cinghie di trasmissione della nuova ideologia e come centri di organizzazione corporativa.

Disarticolare a fondo questa “cinghia” esplicitandone struttura, modo, funzionamenti e legami con i centri di potere politico e col disegno generale, è un'esigenza immediata della lotta libertina/libertari/pirata.

Finora abbiamo condotto l’epurazione a livello della produzione. (p2p , remix, ecc...)

Da oggi in avanti si rende necessario investire anche livelli amministrativi, dirigenziali o politici direttamente più ampi. (wikileaks, assange)

Disarticolare questa trama vuol dire farne saltare la funzione politica e militare. Infatti, la tendenza corporativa nel suo farsi, porta con sé l’esigenza e l’organizzazione della repressione violenta dell’antagonismo cognitario e cioè di chi non accetta il suicidio revisionista.

Di conseguenza la funzione del comando va sempre più specializzandosi anche in questa direzione.

La raccolta di informazioni sui cittadini, lo spionaggio politico ed economico, l’infiltrazione, la profilazione e ogni altro genere di lavoro controrivoluzionario vengono portati a nuovi livelli di efficienza. Si tratta di non lasciarli funzionare, di anticiparli, neutralizzarli e punire con la durezza opportuna chiunque si assuma la responsabilità del loro funzionamento. (FUCK FACEBOOK)
 
BATTERE IL CENTRO POLITICO E ORGANIZZATIVO DELLA REAZIONE E DEL TERRORISMO FASULLO

Sul terreno politico è la parte che va combattuta e battuta perché essa è il vettore principale del progetto di ristrutturazione imperialista dello Stato e il punto d'unificazione del fascio di forze reazionarie e controlibertarie/libertine . è il nemico principale.

Essa è il partito organico della borghesia, della classe dominante e dell’imperialismo. E' il centro politico e organizzativo della reazione e del terrorismo (fasullo).

E' il motore della controrivoluzione globale e la forma portante del fascismo moderno: il fascismo imperialista. Non ci si deve lasciar ingannare dalle professioni di fede “democratica e antifascista” che talvolta vengono da taluni dirigenti di questo partito, perché esse rispondono al bisogno mediatico di mantenere aperta la finta dialettica tra “fascismo” e “antifascismo” che consente di rastrellare voti facendo credere che contro il pericolo “fascista” sia meglio la “democrazia riformata”, e cioè lo Stato imperialista.

Il problema delle avanguardie libertarie/libertine è quello di fare chiarezza sull’intero gioco colpendo collegamenti, connivenze e progetti.

PDL/Lega/AN non è solo un partito ma l’anima nera di un regime che da 20 anni opprime il Paese. Va liquidata, battuta e dispersa. La disfatta del regime deve trascinare con sé anche quest'immondo partito e l’insieme dei suoi dirigenti.

Com'è avvenuto nel ‘45 per il regime fascista e per il partito di Mussolini è la premessa indispensabile per giungere ad un'effettiva “svolta storica” nel nostro paese.
Questo è il compito principale del momento!
 
COLPIRE LO STATO NEI SUOI ANELLI PIU' DEBOLI

La questione dello Stato è quella che più ci differenzia dalle forze revisioniste e pararevisioniste che lavorano instancabilmente a perfezionare questa macchina antipirata.

“spezzare la macchina burocratica e militare dello Stato è la condizione preliminare d'ogni reale rivoluzione pirata”.

La lotta contro il corporativismo, il fascismo e il regime non può essere disgiunta dall’azione diretta nonviolenta contro le istituzioni dello Stato e rivolta, in questa fase, alla loro massima disarticolazione politica.

“Disarticolazione politica” e non “erosione propagandistica della credibilità democratica”

Ma un’ultima cosa è importante aggiungere: è necessario superare ogni tensione particolaristica e ogni spirito di setta. (divide et impera e' la LORO strategia)

Noi crediamo nella necessità di “unirsi alle persone per unire le persone” vogliamo la partecipazione e non l'odio

E in questa prospettiva combattiamo e lottiamo per l’unità del movimento pirata.
  
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