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C'è proprietà e proprietà
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Alla voce "proprietà" corrispondono almeno due significati. Prendiamo ad 
esempio la cellula biologica: essa è proprietaria dello spazio che occupa e 
grazie a questo riesce ad avere delle proprietà funzionali. Anzi: proprio nel 
momento in cui le si limita la libertà, la si costringe, la cellula inizia a 
lavorar male. La proprietà è cosa di grande importanza perché grazie alla 
padronanza che si ha di essa si riesce ad ottenere dei risultati. 

Esistono poi due tipi di proprietà. C'è la proprietà privata, quella gestita 
dalla cellula, e la proprietà collettiva o pubblica, che, rimanendo in 
biologia, possiamo vedere ad esempio espressa nel tessuto connettivo.

Venendo all'usuale panorama quali esseri umani, quando abbiamo a che fare con 
la nostra auto, casa od altro bene di proprietà, riusciamo più o meno tutti a 
capire il beneficio che ne traiamo e diamo loro giusta importanza. Al 
contrario, quando si tratta di una proprietà collettiva (come ad esempio il 
Pubblico Impiego) alcuni, pur dotati di organi e funzioni cerebrali, non si 
rendono conto dell'importanza di possedere questa Res Publica. E, invece di 
reclamarne la comproprietà, invece di riconquistare questo tessuto connettivo, 
danno spesso manforte proprio a coloro i quali li hanno privati di questo 
importante spazio comune per godere del quale molti perdettero la vita.


La proprietà è concetto di base nell'andamento di una società. Nella stessa 
gestione del territorio, per colpa di coloro i quali si sono impossessati del 
tessuto connettivo, della Res Publica, vige una gran confusione. Si pensi che 
lo Stato oggi, invece di governare in modo congruo le sue proprietà lasciando 
liberi cittadini ed imprese di pensare alle proprie, preferisce darle via ed 
imporsi poi sulle proprietà private. Ed è questa l'origine di tutti i nostri 
mali. Da ogni bene di proprietà possono derivare specifiche proprietà 
funzionali. Non essendo mai state chiarite le differenze tra pubblico e 
privato, questi vanno ad inficiare ognuno il comportamento dell'altro.


Pur da lungo tempo mancando una corretta cultura del "mio" e del "nostro", il 
quadro è oltremodo semplice. Ma non aspettiamoci che tutti possano capirlo nel 
breve spazio di un paio di settenni. Alcuni non lo comprenderanno mai. Altri 
comprenderanno appieno solo il giorno in cui il "loro" posto pubblico fisso 
tornerà al popolo sovrano.

A quel punto e solo allora la gestione della società, compresi i vari 
interventi d'ordine ambientale, potrà manifestarsi in modo corretto. Perché 
ognuno infine s'occuperà del suo, curandolo come mai prima ha potuto.


Danilo D'Antonio

La Res Publica è di tutti, pertanto va condivisa
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