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 Pubblico: concorso od idoneità al ruolo?
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C'è la COMPETIZIONE e c'è (od almeno dovrebbe esserci) la COOPERAZIONE. Una 
competizione è ad esempio il concorso pubblico. E pure l'intero settore 
economico privato è governato dall'idea competitiva. Di cooperazione si ha 
invece traccia nel solo àmbito dell'associazionismo. Eppure la cooperazione è 
più che necessaria per evitare che la vita, che deve e sa trarre alimento da 
ognuno, sia un circuito asfittico, estraneo alla partecipazione.

E' evidente che la distribuzione delle attività tra competizione e cooperazione 
è completamente squilibrata. L'associazionismo non può certo servire a 
ristabilire nemmeno un minimo di equilibrio. Ed in effetti, se guardiamo le 
cose dopo esserci tolte dagli occhi quelle lenti aberranti ed offuscate che son 
le ideologie dei secoli scorsi, se osserviamo il mondo con i freschi occhi di 
un bimbo, vedremo subito dov'è l'inguacchio.


L'inguacchio (o più precisamente la truffa) sta nel fatto che nel settore 
pubblico la competizione è del tutto fuori luogo. La competizione è perfetta 
nel settore privato, perché è comprensibile e giusto che ognuno pensi a far 
fiorire la propria attività senza troppo dispiacersi di primeggiare rispetto ad 
altri. Ma nel settore pubblico, sarebbe a dire in quella RES PUBLICA per 
conquistar la cui SOVRANITÀ tante vite divennero disposte a sacrificarsi, in 
quel bene comune e comproprietà, proprietà collettiva di tutto il popolo 
italiano: qui è davvero ancora giustificato quel famigerato concorso pubblico 
di monarchica origine e fascista memoria?!

Senza contare che il concorso pubblico non è un efficace metodo di competizione 
quanto piuttosto strumento perfetto per l'esclusione. Tramite esso il monarca, 
il sovrano, il duce riuscivano a selezionare gli individui più disposti a 
replicare all'infinito la "cultura" loro confacente, i tizi più capaci 
d'impiparsene di tutti e tutto pur di fare carriera (ed ascendere così nella 
classifica dei prepotenti) o quantomeno mantenere a vita un impiego e reddito. 
Tutto si può dire tranne che il concorso pubblico serva ad identificare le 
persone migliori, più capaci, creative, proattive e sensibili. Esso seleziona 
invece la truppa più conforme al regime.


Così che coloro che son al potere
abbiano piena libertà
di far quel che vogliono
in barba al popolo escluso.


Ora: tutto ciò poteva essere comprensibile (accettato no, ma comprensibile sì) 
in epoca tirannica (la monarchia è una forma di tirannia, come l'impero, in 
contrapposizione netta con la democrazia), quando la sovranità dello Stato 
l'aveva un tiranno e lo considerava e gestiva (tutt'al più con la sua 
aristocrazia) come una sua proprietà privata. Quando però il popolo italiano ne 
conquistò la sovranità facendo nascere la Res Publica, trasformando quindi lo 
Stato da PROPRIETÀ PRIVATA di un TIRANNO a PROPRIETÀ COLLETTIVA di un POPOLO, 
le cose avrebbero dovuto iniziare ad andare diversamente: il settore pubblico 
non avrebbe più potuto essere assegnato a vita (tramite l'escludente concorso 
pubblico) bensì partecipato a tempo determinato per semplice idoneità al ruolo.

Questa è l'immane tragedia di un Paese, Continente e Mondo le cui Res Publiche 
(apposta mai concettualmente chiarite) rimasero indebità proprietà di una 
casta. Ovunque nel mondo, approfittando del fatto che noi popolani eravamo 
ignoranti e non sapevamo sviluppare autonomamente un ragionamento, quegli 
individui che si trovarono per le mani i ruoli pubblici (in particolare quelli 
della scuola, università, informazione, i costituzionalisti, filosofi, 
giuristi, politici, sociologi, storici, etc.) pur avendo il dovere (erano 
pagati per questo!) di far evolvere la cultura e le nostre coscienze per 
adeguarle alla nuova epoca democratica, si astennero dal farlo preferendo 
mantenere l'Italia, l'Europa, la Terra in condizioni di apparente democrazia ma 
reale tirannia.


Cosa volete che conti,
nell'evoluzione di una società,
una minoranza di parlamentari
rispetto a tre milioni di tiranni?

E senza i tiranni pubblici,
mai e poi mai le elite, le mafie,
le cricche avrebbero potuto fare
i loro sporchi comodi.


Imparate ordunque a ragionare anche voi, aiutatevi col lavoro del sottoscritto. 
Una volta finita la guerra e ristabilitosi un po' d'ordine, il Pubblico Impiego 
avrebbe dovuto essere democratizzato divenendo quel luogo perfetto per la 
cooperazione e la condivisione che la natura delle cose lo portano ad essere. 
Al contrario i tiranni della Res Publica hanno concepito i modi più assurdi 
(tranquillamente digeriti dalle persone meno avvezze all'osservazione ed al 
ragionamento) per mantenersi eterna impersonificazione dello Stato (velleità 
vergognosa, patologica e tirannica). Hanno deviato ogni pulsione alla 
cooperazione e partecipazione verso quel luogo esterno che è l'associazionismo 
e son giunti ad inventarsi una "economia equa e solidale" nel settore privato 
(dove è fuori luogo) piuttosto che rendere equo e solidale quello straordinario 
bene comune che è l'Impiego Pubblico.

A tutt'oggi un intero mondo, la nostra amata Terra è prigioniera dei docenti 
universitari, ricercatori, scienziati e carrieristi pubblici tutti. Non c'è 
editore, giornale, rivista, associazione ed iniziativa culturale che non sia 
saldamente nelle loro mani. Notate che tra i più pericolosi, tra i più subdoli 
rappresentanti della cultura tirannica, sono proprio coloro i quali ci 
sorridono mentre trattano di ambiente, paesaggio e territorio, i climatologi, 
gli overshooters, i sovrappopolazionisti, ma pure coloro i quali vogliono 
concederci il reddito minimo (nella speranza che questo sistema tirannico possa 
rimanere ancora in piedi). I peggiori in assoluto sono però i pubblicisti 
dell'acqua, scuola e finanza che hanno la faccia tosta di parlare di "pubblico" 
quando proprio loro ce ne separano da sempre! Non abbiamo altro da fare, noi 
popolani, noi semplici, che svelare tutto ciò.


Il sogno di tutti i tempi, una società così come ognuno la vorrebbe, è a 
portata di mano.

Basta ammainare ogni altro vessillo issando invece questo: PUBBLICO IMPIEGO 
DEMOCRATICO!

Una volta LICENZIATI i TIRANNI noi, persone genuine, semplici, faremo un oceano 
di miracoli in piena regola.


Danilo D'Antonio
cafone, zotico dei 

Monti della Laga
Italia Centrale

tel. 339 5014947


PUBBLICO IMPIEGO DEMOCRATICO: NON CURA, GUARISCE!
http://www.hyperlinker.com/ars/piramide.htm






















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