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In Germania arrivano i pirati

    * 6 aprile 2012
    * 15.39

Un partito apparentemente venuto dal nulla sta per cambiare completamente lo 
scenario politico tedesco. Fino a pochi mesi fa tutto in Germania sembrava 
scontato in vista delle elezioni politiche del settembre 2013: i sondaggi 
davano perdente la coalizione della cancelliera Angela Merkel e promettevano 
una comoda maggioranza ai socialdemocratici dell\u2019Spd e ai Verdi.

Ma ora i giochi sono di nuovo aperti. Con una strabiliante affermazione alle 
elezioni per il parlamento regionale di Berlino \u2013 dove nel settembre 2011 
hanno preso un sensazionale 8,9 per cento \u2013 sono apparsi sulla scena i 
Piraten, il partito dei pirati,. I partiti tradizionali allora si erano 
consolati dicendo che Berlino era \u201cspeciale\u201d, che quella città 
giovane e anticonformista non faceva testo per il resto della Germania. Ma poi 
si sono dovuti ricredere. Alle elezioni nel Land della Saar \u2013 quanto di 
più provinciale si possa immaginare \u2013 due settimane fa i Piraten hanno 
ottenuto un lusinghiero 7,4 percento, assicurandosi quattro seggi. E, con 
grande sconforto dei \u201cvecchi\u201d partiti, tutti i sondaggi ora prevedono 
a questi Pirati della politica un risultato fra il 9 e il 12 per cento alle 
prossime elezioni politiche.

Tra gli osservatori italiani qualcuno è tentato di catalogare la nuova forza 
come una versione tedesca dei grillini italiani. Alcune analogie sono più che 
evidenti. Entrambe le forze si dichiarano \u201cné di destra né di 
sinistra\u201d, usano il web come piattaforma principale di comunicazione 
politica e hanno costruito la loro ascesa totalmente ignorati dai mezzi 
d\u2019informazione. E tutt\u2019e due affermano che i cittadini devono 
riappropriarsi della politica, togliendo spazio ai vecchi partiti, giudicati 
autoreferenziali e obsoleti.

Ma saltano all\u2019occhio anche le enormi differenze tra i Pirati e il 
Movimento 5 stelle. Non a caso in Italia tutti parlano dei 
\u201cgrillini\u201d: cioè di un movimento nato sotto l\u2019egida di Beppe 
Grillo, e che rimane saldamente controllato dal suo unico leader. I Piraten, 
invece, sono al momento del tutto privi di un \u201clider maximo\u201d: se si 
chiedesse oggi ai cittadini tedeschi di nominare qualche loro dirigente 
farebbero spallucce. Si vota, come ai vecchi tempi, un partito, non un capo 
carismatico.

Eppure i Piraten sembrano, molto più dei grillini, un vero partito del 
ventunesimo secolo. Il partito tedesco è nato nell\u2019autunno del 2006, pochi 
mesi dopo la fondazione dello svedese Piratpartiet (che a sua volta era nato 
per difendere politicamente il sito di filesharing Piratebay). Il grande e 
unico tema del partito per anni è stato Internet. Per essere più precisi: la 
libertà nel web, la libertà di download, la libertà contro le censure, contro i 
controlli dall\u2019alto.

Per questo motivo i politici tradizionali hanno continuato a sottovalutare i 
Piraten: ai loro occhi erano un gruppuscolo di nerd, di brufolosi ragazzotti 
incollati giorno e notte davanti ai loro computer. Chi li avrebbe mai potuti 
votare se non quelli come loro?

Invece i tedeschi li hanno votati in massa. E ancora oggi i politici di 
professione continuano con un atteggiamente autoconsolatorio, a ripetersi che 
secondo tutti i sondaggi la massa dei neoelettori vota i Piraten per protesta e 
insoddisfazione e non per una particolare vicinanza alle loro richieste. Ma è 
una magra consolazione. Più di tutti dovrebbero saperlo i Verdi, che 
trent\u2019anni fa hanno vissuto la loro rapida ascesa sotto simili auspici. 
Anche loro furono bollati come \u201cone-issue-party\u201d, come partito 
monotematico, anche loro vennero derubricati come mera forza di protesta e come 
accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio.

Invece i partiti tradizionali farebbero bene a prendere i Piraten sul serio. 
Certo i pirati non sono nati, come i Verdi degli anni ottanta, in seguito a 
forti movimenti di massa. Però le loro istanze meritano uguale attenzione. Se 
non altro dovrebbe allarmare i loro concorrenti il fatto che nella Saar il 23 
per cento dei giovani elettori al per la prima volta hanno scelto i Piraten.

E se il rapporto con internet fosse uno dei veri cantieri della politica 
futura? La stragrande maggioranza dei \u201cvecchi\u201d politici comincia pian 
piano a scoprire i social network, a usare facebook o twitter. Ma quasi sempre 
questi politici usano i nuovi strumenti in maniera vecchia, \u201ctop 
down\u201d. I Piraten, invece, predicano il principio del \u201cbottom 
up\u201d: non a caso si classificano come \u201cSchwarmintelligenz\u201d, come 
\u201cintelligenza dello sciame\u201d. Tutte le decisioni del partito vengono 
prese via web, utilizzando software come liquid feedback, ogni iscritto può 
partecipare al dibattito virtuale e al voto conclusivo. Ecco la visione di 
internet: non tanto e non solo un luogo dove scaricare film gratuiti, ma la 
nuova agorà che riapre spazi di partecipazione. Spazi che gli attivisti dei 
Piraten non cercherebbero mai nei partiti tradizionali, che fanno le loro 
riunioni di sezione come cinquant\u2019anni fa: lettura dell\u2019ordine del 
giorno, voto del protocollo della seduta passata, relazione, dibattito.

È inutile dare degli utopisti ai Piraten. Ai vecchi partiti di massa sarebbe 
molto più utile interrogarsi se non è venuto anche per loro il tempo di aprire 
nuovi canali di reale partecipazione per i cittadini. Ed è inutile per loro 
sperare che i Piraten non avranno nulla da dire sulle altre questioni 
politiche: infatti già cominciano ad attrezzarsi, con gruppi di lavoro sul web, 
dedicati a scuola, politica sociale, diritti civili eccetera. Reddito minimo di 
cittadinanza, libero e gratuito accesso all\u2019educazione, dagli asili nido 
all\u2019università, sì agli sponsor privati nelle scuole ma no a una loro 
intromissione nei programmi scolastici, sì a una equiparazione completa fra 
coppie gay e coppie etero: sono queste le loro prime proposte programmatiche. 
Caratterizzano il nuovo partito come partito liberale ma non liberista, anzi 
con una forte vocazione sociale. E lo caratterizzano come partito che non viene 
dai margini, ma dal cuore della società tedesca. Non è dato sapere se i Piraten 
dureranno nel tempo. Ma i partiti tedeschi \u2013 in primis quelli di 
centrosinistra o di sinistra, come la Spd, i Verdi, la Linke \u2013 farebbero 
bene a prendere la loro sfida molto sul serio.


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