Poi leggo meglio, ma intanto chiedo se questa cosa del conto corrente unico te l'abbia suggerita Orwell. Il giorno 11/apr/2012 15:12, "[email protected]" <[email protected]> ha scritto:
> >----Messaggio originale---- > >Da: [email protected] > >Data: 11/04/2012 5.40 > >A: <[email protected]> > >Ogg: [PP Open] Una invocazione ai Pirati della filibusta digitale > > > >Una invocazione per la guarigione > >dell'Italia e del mondo intero > > > >O possenti forze che giacciono sepolte nell'essere umano, ... > > Sono d'accordo. > Solo che così, in forma poetica, ho qualche serio dubbio che sia > proponibile. > In attesa di poter partecipare alla "piattaforma liquida" (Quando? Se serve > prima un incontro > di persona, allora mi tocca aspettare che il PP arrivi quì da me, a > Taranto), > posso incominciare > con l'esprimere qualche idea in mail-list. > > L'interrogativo ovvio è "Come possiamo costruire una società migliore di > questo disastro?" > > Sotto l'aspetto strettamente attuativo, serve che chi lo vuole fare > consegui > il potere > istituzionale per farlo, ovvero che vinca le elezioni con margine adeguato > di > vantaggio. > Ma ciò non basta, perchè questo è solo l'aspetto formale. Prima ancora > dell'aspetto formale, > serve una popolazione matura per la trasformazione. > Per poter arrivare un giorno a farlo davvero, non vedo altro mezzo che la > diffusione/discussione > delle idee su cosa e come dovremmo cambiare, fino allo sviluppo di un > modello > di riferimento, > un progetto politico che non sia nè troppo limitato alla situazione > contingente, nè abbia pretese > di soluzione definitiva dei problemi dell'umanità. > > La base di tutto, la prima pietra, il fattore prioritario, è l'innovazione > fondamentale costituita > dal passaggio dalla finzione democratica ad una democrazia reale, in cui > ogni > cittadino può > intervenire nella elaborazione e votazione delle proposte. Già questo, da > solo, costituisce una vera rivoluzione. > > Attuata questa rivoluzione, andrebbero smontate le contraddizioni sorelle > della finzione democratica: > Siamo in uno stato dichiarato di diritto pubblico, praticante una economia > di > libero mercato e nel > quale le persone sono cittadini liberi. > Ma il potere economico è concentrato in mano a piccoli gruppi privati, tra > pressione ed evasione > fiscale, l'istituzione pubblica dello stato ruba ai poveri per dare ai > ricchi, > il mercato è libero > solo di diventare il dominio privato di pochi e gli abitanti sono liberi di > essere sudditi di chi > credono di volere loro (a secondo di chi è stato più bravo a farglielo > credere). > > La terapia: > > Innanzi tutto, credo che andrebbero recuperati alla condizione di servizio > pubblico quei settori critici che, > per loro natura, è più giusto che siano impostati come tali. Per prime le > banche, ma più in generale > direi l'intero settore assicurativo-finanziario, sono da statalizzare. Così > anche i servizi di rete > come le telecomunicazioni. > > Statalizzate le banche, ogni cittadino ha l'unico conto corrente che può > avere > in automatico con il codice > fiscale. Quindi, si può dematerializzare la moneta in modo che ogni > centesimo > che sia in circolazione > può solo circolare tra i conti correnti presso l'unica banca pubblica. > A questo punto non servono dichiarazioni di redditi da parte di nessuno, > non > servono scontrini fiscali > o che altro, perchè è tutto tracciato su conti correnti visibili al fisco, > il > quale fa lui, a propria > responsabilità, i calcoli del dovuto che addebita direttamente su tali > conti. > l'evasione fiscale diventa tecnicamente inattuabile e la pressione fiscale > si > può ridurre, > eliminando innanzitutto qualunque imposta o tassa all'infuori di IRPEF ed > IVA. > Regolando correttamente > le aliquote di queste due, la giustizia fiscale diventa realizzabile. > > Altro componente della terapia è smontare lo strumento principe della > moderna > schiavizzazione delle > masse. Nella costituzione dello stato andrebbe inserita la identificazione > e > la condanna del consumismo > come forma di schiavismo. Non si deve confondere il consumismo con il > consumo > in sè, con il fatto che > al supermercato ci siano 100mila articoli in vendita. Il consumismo è il > modello economico fondato > sulle strategie di pilotaggio ed esasperazione dei consumi per attuare lo > sfruttamento della popolazione > a beneficio dei campioni di queste strategie. Lo strumento cardine di > questo è > l'onnipresenza della > pubblicità commerciale, per la quale, attraverso le aziende, l'intera > società > spende una grossa fetta > delle proprie risorse. La pubblicità commerciale andrebbe, per legge, > confinata ai canali che le sono > naturalmente congrui. Ovvero, le insegne e vetrine dei negozi, i cataloghi > e > le fiere commerciali, le > pubblicazioni specializzate che esplicitamente svolgono un ruolo di > estensione > ed approfondimento di > quello di cataloghi e fiere commerciali. Tutto il resto, dalla > cartellonistica > stradale, alla pubblicità > telefonica, passando per le pagine di quotidiani e periodici diversi, il > volantinaggio e quantaltro, > tutto tagliato via. Sono un sacco di risorse che si possono spostare su > cose > più utili che super-bombardare > la gente di sollecitazioni all'acquisto di ogni genere di prodotti e > servizi. > Tanto, poi, la gente la > spesa la fa lostesso. > > Altro aspetto importante è quello della distribuzione della ricchezza e del > ventaglio dei redditi. > Va considerato che, nella società moderna, fondata sui diritti umani e > civili, > il modello economico del > libero mercato non può essere inteso come un diritto ad attingere a più non > posso dalla società, > approfittando di chi si riesce ad approfittare. Altrimenti, così si torna > indietro ad un sistema schiavile. > E se dobbiamo assicurare un minimo a tutti, è ingannevole lasciare libero > il > massimo. Perchè non può > esserci nessun minimo che non sia in relazione ad un massimo. Inoltre, > l'assenza di un massimo favorisce > il darsi da fare per raccogliere sempre di più o senza alcun fine, per pura > malattia, o al fine di > assicurarsi più potere per garantirsi la continuità di una posizione di > grande > privilegio. > Serve, quindi, stabilire una proporzione tra un reddito minimo garantito a > tutti ed un reddito > massimo (netti) oltre il quale tutta l'eventuale eccedenza va in IRPEF. > In questo modo, quel minimo ha un valore reale, chi non trova altro motivo > di > darsi da fare che i soldi > che può averne, giunto a quel massimo si ferma, il che è bene per tutti, e > l'economia può funzionare meglio. > > Sicuramente, di cose sbagliate da modificare ce ne sono tante, ma credo che > questi che ho elencato siano i > cardini di una trasformazione di grande portata per una società più sana. > > Francesco Vinci > In giro per forum vari, Zievatron > _______________________________________________ > Open mailing list > [email protected] > http://ml.partito-pirata.it/cgi-bin/mailman/listinfo/open >
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