Iracheni ingrati
SLAVOJ ZIZEK
L'unica argomentazione valida a favore dell'attacco all'Iraq � il fatto che la maggior parte degli iracheni sono in effetti vittime di Saddam, e sarebbero davvero contenti di liberarsene. Costui � stato per il suo paese una tale catastrofe, che un'occupazione americana in qualunque forma potrebbe apparire per loro una prospettiva assai preferibile, in termini di sopravvivenza quotidiana e di un grado di paura molto inferiore. Qui non stiamo parlando di �portare la democrazia occidentale in Iraq�, ma soltanto di liberarsi dell'incubo chiamato Saddam. Per questa maggioranza di persone, la prudenza espressa dai liberals occidentali non pu� che apparire profondamente ipocrita: importa veramente, a loro, come stanno gli iracheni?

Qui si pu� fare un'osservazione ancor pi� generale: che dire della sinistra filo-castrista, che disprezza quelli che gli stessi cubani chiamano �gusanos/vermi�, quelli che sono emigrati? Con tutta la simpatia per la rivoluzione cubana, che diritto ha un tipico rappresentante della sinistra occidentale, appartenente alla classe media, di disprezzare un cubano che ha deciso di lasciare Cuba non solo per disincanto politico, ma anche per una povert� che arriva fino alla fame pura e semplice? Analogamente, io stesso ricordo dall'inizio degli anni `90 dozzine di persone di sinistra, occidentali, le quali mi dicevano con orgoglio come per loro la Jugoslavia esistesse ancora, rimproverandomi di avere tradito l'unica chance di sopravvivenza che la Jugoslavia aveva. A questo ho sempre risposto che non sono ancora pronto a vivere la mia vita in modo da non deludere i sogni degli occidentali di sinistra... Ci sono effettivamente poche cose pi� degne di disprezzo, pochi atteggiamenti pi� ideologici (se questo termine ha oggi un significato, questo � il caso a cui si applica) di un cattedratico occidentale di sinistra che in modo arrogante liquida (o, ancor peggio, �capisce� paternalisticamente) un europeo dell'Est, di un paese comunista, che aspira alla democrazia liberale occidentale e ad alcuni beni di consumo... Comunque, � sin troppo facile scivolare da questo all'idea secondo cui �sotto sotto, gli iracheni sono come noi e vogliono in realt� le stesse cose che vogliamo noi�. Una storia vecchia che si ripeter�: l'America porta alla gente nuova speranza e democrazia ma la gente, ingrata, invece di accogliere l'esercito Usa a braccia aperte, queste cose le vuole veramente, sospetta un regalo nel regalo, e allora l'America reagisce come un bambino offeso per l'ingratitudine di coloro che aveva generosamente aiutato. Il presupposto sottostante � quello vecchio: sotto sotto, se grattiamo via la superficie, siamo americani, � questo il nostro vero desiderio. Perci� quello che serve, semplicemente, � dare alle persone una chance, liberarle dalle costrizioni loro imposte, ed esse si uniranno a noi nel nostro sogni ideologico... Nessuna meraviglia che, nel febbraio 2003, un deputato americano abbia usato l'espressione �rivoluzione capitalistica� per definire ci� che gli americani stanno facendo oggi: esportare la loro rivoluzione in tutto il mondo. Nessuna meraviglia che siano passati dal �contenimento� del nemico a un atteggiamento pi� aggressivo. Oggi sono gli Usa, come la defunta Urss lo era decenni fa, l'agente sovversivo di una rivoluzione mondiale. Bush recentemente ha detto: �la libert� non � il dono dell'America alle altre nazioni, � il dono di dio all'umanit�. Nella migliore tradizione totalitaria, questa apparente modestia nasconde nondimeno il suo opposto: s�, ma sono pur sempre gli Usa a percepire se stessi come lo strumento prescelto per distribuire questo dono a tutte le nazioni del mondo!

Qual �, allora, la nostra posizione rispetto alle argomentazioni pro et contra? Un astratto pacifismo � intellettualmente stupido e moralmente sbagliato: contro una minaccia bisogna attivarsi. Naturalmente, la caduta di Saddam sarebbe un sollievo per la maggior parte degli iracheni. Non solo. Naturalmente, l'Islam militante � un'ideologia orribile, anti-femminista ecc. Naturalmente, vi � una certa ipocrisia in tutte le argomentazioni a sfavore: la rivolta dovrebbe venire dagli stessi iracheni; non dobbiamo imporre loro i nostri valori; la guerra non � mai una soluzione; ecc. Ma, anche se tutto questo � vero, l'attacco � sbagliato - � chi lo fa a renderlo sbagliato. Il rimprovero �: chi sei tu per fare questo? Non si tratta di guerra o pace, ma dell'esatta �sensazione di pancia� che in questa guerra ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato, che con essa qualcosa cambier� irreparabilmente.

Una delle affermazioni offensive di Jacques Lacan � che, anche se ci� che un marito geloso sostenesse su sua moglie (che lei va a letto con altri uomini) fosse del tutto vero, la sua gelosia sarebbe comunque patologica; in modo analogo, si potrebbe dire che, anche se la maggior parte delle cose che i nazisti sostengono sugli ebrei fossero vere (loro sfruttano i tedeschi, seducono le ragazze tedesche...), il loro antisemitismo sarebbe (ed era) comunque patologico. Ci� cancella infatti il vero motivo per cui i nazisti avevano bisogno dell'antisemitismo al fine di sostenere la loro posizione ideologica. E lo stesso si dovrebbe dire oggi, a proposito della tesi statunitense secondo cui �Saddam possiede armi di distruzione di massa�: anche se questa tesi fosse vera (e probabilmente lo �, almeno in una certa misura), essa sarebbe comunque falsa data la posizione da cui viene enunciata.

Tutti temono l'esito catastrofico dell'attacco Usa all'Iraq: una catastrofe ecologica di proporzioni gigantesche, un alto numero di vittime statunitensi, un attacco terroristico in Occidente... In questo modo, noi accettiamo gi� la prospettiva degli Usa. Ed � facile immaginare come - in una sorta di ripetizione della guerra del Golfo del 1990 - se la guerra finir� presto e se il regime di Saddam si disintegrer� in fretta, assisteremo a un generale sospiro di sollievo, anche tra molti di quelli che attualmente criticano la politica Usa. Si � persino tentati di considerare l'ipotesi che gli Usa stiano volutamente fomentando questo timore di un'imminente catastrofe, contando sul sollievo generale quando la catastrofe non avverr�... Questo, comunque, pu� essere considerato il vero maggiore pericolo. In altre parole, bisognerebbe avere il coraggio di affermare il contrario: forse, un esito militare negativo per gli Usa sarebbe la cosa migliore che possa accadere: una notizia cattiva, di quelle che fanno passare la sbornia, costringerebbe tutti i partecipanti a ripensare la loro posizione.

L'11 settembre 2001, le Twin Towers sono state colpite. Dodici anni prima, l'11 settembre 1989, era caduto il muro di Berlino. L'11 settembre annunciava i �felici anni `90�, il sogno di Francis Fukuyama della �fine della storia�, l'idea che, in linea di principio, la democrazia liberale avesse vinto, che la ricerca fosse finita, che l'avvento di una comunit� mondiale liberale globale fosse dietro l'angolo, che gli ostacoli a questo lieto fine ultra-hollywoodiano fossero solo empirici e contingenti, tasche di resistenza locali laddove i leader non avevano ancora afferrato che il loro momento era finito. All'opposto, l'11 settembre � il principale simbolo della fine dei felici anni Novanta clintoniani, dell'arrivo dell'epoca in cui nuovi muri stanno sorgendo dappertutto, tra Israele e la Cisgiordania, intorno all'Unione europea, al confine Usa-Messico. Si sta affacciando la prospettiva di una nuova crisi globale: crolli economici, catastrofi militari e non solo, stati di emergenza...

Nel loro recente The War Over Iraq, William Kristol e Lawrence F. Kaplan scrivono: �La missione comincia a Baghdad, ma non finisce l�. (...) Ci troviamo al punto di svolta di una nuova epoca storica. (...) Questo � un momento decisivo. (...) � evidente che la posta in gioco � pi� ampia dell'Iraq, ed anche pi� ampia del futuro del Medio oriente e della guerra al terrore. La posta in gioco attiene a quale tipo di ruolo gli Stati uniti intendano giocare nel ventunesimo secolo�. Non si pu� che essere d'accordo con questa affermazione: effettivamente � il futuro della comunit� internazionale ad essere attualmente in gioco: le nuove regole che la governeranno, come sar� il nuovo ordine. Quanto oggi sta accadendo � il passo logico successivo alla liquidazione del Tribunale dell'Aia da parte degli Usa.



At 14.47 21/03/03 +0100, you wrote:
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Grazie Sbancor per ragionare sulle questioni cruciali. Sull'Iran hai gi� detto tutto tu (c'e' forse da aggiungere il controllo di Herat in Afghanistan). Sulla fine della sunshine policy, non sono sicuro che tu abbia ragione. Nota per esempio come Corea del sud e States abbiano reagito diversamente alle minacce di Kim. Il nuovo premier (myun sun? non mi ricordo come si chiama) ha teso a minimizzare e anche se � rimasto alleato degli USA contro Saddam, � stato eletto dal voto giovanile su una piattaforma di progressivo allontanamento dagli USA. Io scommetto sulla seguente ipotesi: gli americani se ne vanno e le due coree si riunificano; il sud ci mette il cash, il nord il nucleare. Ne emergerebbe una potenza regionale in grado di impensierire sia l'odiato Giappone sia la Cina.

Riguardo alle tue simpatiche critiche (che ingenerosamente riprendono il mio intervento meno articolato, invece di quello in risposta a "INTERNAZIONALISMO futura umanit�"), mi sembra un po' un modo di ragionare massimalista odiare il cortile di casa e magnificare le progressive sorti delle sinistre altrui. Anche se Bush perder� le elezioni, il corso della potenza americana a questo punto � predeterminato (il controllo della mezzaluna che va dal Baltico alla valle dell'Indo, come dici tu). Quanto ai vaneggiamenti, i miei li porto nel portafoglio ogni giorno, e tu pure. Non si capisce perch� dobbiamo sperare in una rinascita democratica americana, piuttosto che europea, dove per inciso abbiamo dato prova di saper mobilitare milioni e milioni di persone come in nessun altra parte del mondo. Mi fa un po' sorridere essere tacciato di euronazionalismo, quando ho la green card americana e amo, non dico la costa est, ma il Midwest degli Stati Uniti. Voglio solo dire che se non ci diamo da fare per trovare un ruolo sociale e politico per l'Europa nel mondo, la sinistra sul pianeta non ha speranza. L'America � e sempre sar� un posto religioso e patriottico. Al contrario, siamo o non siamo la patria originaria di anarchismo, socialismo, comunismo? Certo, il personale politico (anzi tecnocratico) che ci ritroviamo non � un granch� (non condivido l'astio per Schroeder, personalmente), ma si pu� sempre cambiare, magari con Sbancor commissario al posto di Patten;) Se per te non � uno snodo cruciale la direzione che prender� la carta dei diritti europei nel processo costituente, non so che dirti. Anche dello statuto dei lavoratori si disse che era una legge ininfluente. Trent'anni dopo, molti di quelli che lo asserivano organizzano referendum per difenderlo. Sui tedeschi: hanno adottato nei balcani l'unica politica possibile mentre cannoneggiavano Vukovar (10000 morti). Riconoscere Slovenia, Croazia e Bosnia, cio� assumere posizione contro la Serbia. Se anzi avessimo mandato i caschi blu tedeschi invece dei francesi e degli inglesi, migliaia di donne e uomini della valle della Drina oggi sarebbero ancora vivi. Certo lo fecero anche per estendere la zona del marco/euro, processo comunque inevitabile. L'unica alternativa era far entrare subito tutta la Yugoslavia nella comunit� europea. Insomma, gli errori li fanno tutti, tranne chi decide sempre di non fare nulla. (Sulle banche europee: noi ancora risparmiamo, gli americani no; c'� invece il rischio di deflazione jap-style per la politica monetaria che ci stiamo infliggendo).

Io non voglio tornare all'Europa delle potenze. Vorrei che il movimento desse vita a un'Europa che sia socialmente espansiva e politicamente rispettata, in primis dagli USA. Anzi, si torner� all'Europa delle potenze, proprio se fallir� l'Unione Europea. Sono d'accordo invece che la politica francese in Africa � delirante, avendo gi� causato un genocidio per inazione (con la connivenza degli USA) e oggi non riuscendo a fermare la guerra civile in Costa d'Avorio. Faccio un ennesimo parallelismo storico. Ma cosa sarebbe successo se la Francia socialista del fronte popolare, invece di mantenere la neutralit� (su pressione inglese) nella guerra civile spagnola avesse dato man forte alla Repubblica e ai brigatisti internazionali con aiuti militari e altro? Franco non avrebbe vinto, Hitler sarebbe stato rintuzzato prima di riarmarsi, Mussolini avrebbe perso consenso dopo l'Etiopia, e l'Unione Sovietica non sarebbe dovuta intervenire, con ben nota sfiga per i compagni catalani e quartinternazionalisti. Perch� lo dico? Lo dico perch� il pacifismo del fronte popolare fu un pacifismo coglione. Che invece di punire subito Hitler perch� rimilitarizzava la Renania e perseguitava ebrei e sinistra, lo lasci� fare. Insomma, in un mondo dove la realpolitik � regina, attenzione a rimanere idealisti. La bandiera arcobaleno non ci protegger� dalle schegge delle bombe e dal gas nervino. Ma una politica di trasformazione sociale conscia delle forze geopolitiche all'opera forse s�.

Eurotrash and proud,

A/Lex
PS But a Wobbly, too!

At 08.38 20/03/03 +0000, you wrote:
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I bombardamenti sono inziati stanotte. Pensiamo alle prossime mosse politiche. La partita con l'Iraq � gi� chiusa. Occorre prendere Bush sul serio quando parla. Questo mi semra che lo abbiamo imparato a nostre spese. Quindi i prossimi assi del male sono Nordcorea e Iran. Ragioniamoci. Sulla Corea del Nord c'� poco da fare, visto che si offrono spontaneamente all'altare del sacrificio, con il rischio che sia nucleare. Va solo ricordato che durante la presidenza Clinton l'unificazione fra le due Coree era vicinissima, a portata di mano.  Tant'�.

L'Iran invece � un problema serio. Sconfitto l'Iraq diventer� la prima potenza del Golfo. Controlla gli Hezb in Libano,  estrae 5 milioni di barili di petrolio. Ha sicuramente testate nucleari (Colin Powell l'a gi� dichiarato e Panorama puntualmente riportato con tanto di cartine.)  Lavora su progetti di missili a 3.000 km di gittata. Gli Israeliani ne hanno paura. Il Mossad ha gi� liquidato degli scienziati che lavoravano al progetto.

L'Iran ha molti legami d'affari con l'Europa. L'Iran � l'unico ostacolo al ricongiungimento via terra delle truppe USA nel Golfo e quelle in Asia Centrale. Una guerra all'Iran coinvolger� il Libano del Sud e forse la Siria.

L'Europa � un vaniloquio. Pensare che possa fermare la prossima guerra, dopo il disastro diplomatico irakeno, � pura utopia. L'Europa degli Chirac, Schroder, Prodi, Monti ecc. per i prossimi anni sar� impegnata con la sua stagnazione economica e le sue banche piene di sofferenze.

 Bush si ferma solo negli USA. Ed � solo il Partito Democratico che pu� farlo. Se si libera dello strapotere dei filo-israeliani (Lieberman e soci).

Io creo che dobbiamo lavorare a un vero "movimento internazionale per la pace". Un movimento che faccia pressione in America, dentro l'America.  Contrapporre Europa e America come nazioni � la strada peggiore.  Ma vogliamo tornare davvero all'Europa delle potenze? Vogliamo dimenticarci i disastri combinati dai francesi e dagli italiani in Africa? La politica occhiuta e cretina dei tedeschi verso l'Est Europa, a partire dalla guerra jugoslava?

Non so se la macchina di guerra avviata in Iraq si possa fermare. So solo che non saranno gli Europei a fermarla, non le nazioni europee, tantomeno la UE.

>From: Alex Foti
>Reply-To: [EMAIL PROTECTED]
>To: [EMAIL PROTECTED]
>Subject: Re: [RK] The people vs. 'Total War Incorporated'
>Date: Tue, 18 Mar 2003 14:35:00 +0100
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>Alla fine gli angloamericani hanno bypassato ONU e Consiglio di
>Sicurezza pur di non mettere ai voti la loro minoranza nei confronti
>del mondo. Il progetto di dominazione globale di Bush il Cristiano
>Rinato a questo punto non ha pi� vincoli a frenarlo. O Reich
>rumsfeldiano o Impero wolfowitziano che ne emerger� stiamo
>assistendo a quella che i protagonisti definiscono "rivoluzione"
>negli affari del mondo.
>Vedremo se il Behemoth inciamper� nella sua stazza oppure no come �
>probabile, e se riuscir� a vincere la pace, cosa pi� difficile ma
>non impossibile. In ogni casodubito che il XXI secolo finir� con
>l'essere di nuovo americano. La potenza attira nemici, la potenza
>senza limiti si attira l'inimicizia globale. Di tutti i commenti
>quello terreo di Prodi mi � sembrato quello pi� appropriato: questa
>guerra ha gi� causato tanti danni... (enumeriamoli: scisma
>dell'Occidente, scisma dell'Europa, Corea, Cipro, Djindjic, nuova
>pulizia etnica in Palestina...). Chiunque ha progetti malati in
>mente avr� spazio per dargli corso, mentre gli occhi delle
>diplomazie saranno puntati sulla Mesopotamia.
>
>Allora battiamoci perch� il futuro sia eurolatino (la presenza di
>Aznar non � forse motivata pi� dalla constituency latina e dalla
>continuazione del dominio yanqui sul Sudamerica, piuttosto che da
>ragioni militari?), l'unica speranza per una cosmodemocrazia
>potenzialmente globale. Ma in nostra assenza il 2100 terminer� con
>essere il secolo asiatico, anzi cinese (chi ha letto GUERRA SENZA
>LIMITI sa gi� che le elite cinesi sono, molto ma molto pi�
>acculturate e lungimiranti delle nostre), il che vorr� forse dire un
>progetto ancora pi� radicalmente antiumanista di quello dei
>petrolieri texani: libera clonazione, libera mercificazione del
>corpo e della vita, ecologia autoritaria da societ� sotto assedio,
>libero arbitrio del potere ecc. ecc.
>

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