Questo per dire che equiparare il sufismo, o la meditazione, o le altre
discipline religiose, con il brainwashing pu� anche essere fattualmente
corretto (se ne pu� abusare a questo modo, certo) ma non spiega bene che cosa sono, quale idea dell'uomo si fanno, e quale fine si propongono.
Mi scuso di nuovo per la brevit� eccessiva, e saluto tutti con amicizia. RB
Caro Roberto, penso che tu abbia ragione. La tua e' una puntualizzazione necessaria, che accetto completamente. Confesso pero' che il mio intervento, probabilmente per una sorta di deformazione, tendeva a concentrarsi sugli aspetti psicofisiologici per scelta deliberata. Mi pare che alle spiegazioni storico-politiche qui nessuno sfugge. Almeno occasionalmente vale provare ad affacciarsi da una diversa finestra, ben consapevoli di essere complementari (quando va bene) o marginali (quando va peggio).
Visto che ho ricevuto diverse richieste di chiarimento in privato, provo umilmente a riformulare il problema. Lo far� con un certa liberta' di scrittura, dando per inteso che il cenacolo rikombinante, per quanto paia a volte un salottino, sa accogliere anche formulazioni grezze, che meriterebbero ben altra esposizione e approfondimento.
Con il riferimento a Lapassade e Gibson, intendevo sottolineare come i due avessero mostrato interesse, in tempi non sospetti, per la tradizione estatica dei movimenti italiani. A dover descrivere questo fenomeno non saprei da dove cominciare: tra la taranta e la maria giovanna o tra De Martino e Curcio ci sarebbe da discutere per settimane.
Ad ogni modo, tutta questa roba non andrebbe catalogata sotto la voce "brainwashing". Anzi, a dirla tutta, ho l'impressione che intorno a questi fenomeni sia collocato un importante snodo in merito al controllo della mente. E non necessariamente in senso negativo.
Un giorno ci racconteremo quante e quanti, alla fine di itinerari difficili e conflittuali, abbiano avuto intuizione che molte risposte forse andavano cercate sul continuum della coscienza: attenzione, consapevolezza, vigilanza, sonno, sogno, estasi, meditazione, orgasmo, viaggio etc.
Non io, per il vero, che rispetto a tutto questo sono stato soltanto un osservatore curioso anche se a volte (non nego) appassionato. Certamente gioca a mio sfavore, almeno sotto il profilo della comprensione, un materialismo pervicace che da una parte certo legittima il mio interesse, ma dall'altra preclude, lo riconosco, molti accessi importanti.
Sia come sia, anche se prendiamo come riferimento la psicologia delle folle di Le Bon, ci ritroviamo comunque con questo dato delle infinite modulazioni, dovute a vari fattori, che subisce quell'oggetto complicatissimo chiamato coscienza. Le tue osservazioni su Giordano Bruno mi sembrano a riguardo particolarmente utili. Stati d'animo, dici tu. Induzione di stati d'animo. E' dunque primario, convengo, comprendere di quali stati d'animo si parli. Queste sono sicuramente buone domande per la politica, domande che Rekombinant peraltro si pone con una certa frequenza.
Il mio punto di vista, non proprio catastrofico ma quasi tale, e' che il problema del "pensiero unico" non sia situato esclusivamente a livello economico, ma passi attraverso processi di persuasione che non vanno identificati tout court con il "discorso" dominante. O almeno il discorso dominante, se proprio lo vogliamo chiamare cosi', non e' soltanto una predica quotidiana distribuita a mezzo stampa o TV.
C'e' anche quella, certo.
Ma c'e' qualcosa d'altro, che ha da fare con il bios, con le leggi che governano la vita. E questo e' il territorio piu' complesso, perche' ha da fare con il corpo, con i modi attraverso cui puo' essere o non essere modellato, dominato. E con tutto cio' che passa senza discorsi: i riflessi, le immagini, i rituali collettivi. Ovviamente ci sarebbe da chiedersi, e qui le risposte sono importanti, che tipo di rapporto si ritiene il corpo stabilisca con la coscienza. Io sono per l'identita' ma non e' discorso che si possa risolvere in due battute.
Mi sembra comunque fuori discussione che un praticante - ora non mi interessa che sia un meditatore "Zazen" piuttosto che un esicasta che pratica l'omphaloscopia - assegni "senso" a pratiche non prescritte dal capitale. Gia' per questo fatto rischia di ritrovarsi collocato "fuori". Che poi tutte queste pratiche partano dal corpo qualcosa deve pur significare.
Allora le domande diventano: che lavoro fa il capitale sul corpo ? Quali canali percorre il suo messaggio rivolto al corpo ? Dove passa e dove non passa ?
E per converso: in che modo queste pratiche indicano la via per una "resistenza" che non sia passiva ma concretamente attiva, pratica, propositiva ?
Io ho sempre temuto l'indignazione se non il furore di chi, religioso, si vedeva ridotto da noi, pseudoscienziati da spiaggia, a semplice ricettacolo di energie, a condensato di tracciati elettrofisiologici o, nella migliore delle ipotesi, a sonda, osservatore di prua nel mare magno della coscienza.
Deve fare un effetto simile, se non peggiore, a quello che farebbe scoprire che mentre facciamo l'amore c'e' nascosto da qualche parte un perito, un delegato di qualche rapporto Kinsey che ci osserva misurando i tempi, le pulsazioni o l'intensita' degli spruzzi.
Ad ogni modo, per quanto brutta fosse quella modalita' di indagine un senso l'aveva. Ti permetteva di mettere la scienza sopra a dio, che non e' manovra da poco. Ogni fedele ha il diritto, occasionalmente, di provare ad angelicarsi. In quel caso toccava a noi, agli studentelli di psicofisiologia.
Una certezza pero' l'abbiamo raggiunta: nessuno capir� fino in fondo il valore della privacy fin quando non sara' sintonizzato sul teatro della propria mente. La perla era nascosta. Dove? In superficie. Nel fattore che piu' disturbava l'esperimento. Proprio l'indignazione del monaco. Uno spazio tutto da scoprire, da riconquistare, uno spazio di lotta.
Saluti Rattus
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